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Gianluca Grignani e la sua Natura Umana

Pubblicato il 23 novembre 2011 da Ilaria Berlingeri


Gianluca Grignani e la sua Natura Umana

Dice quello che vuole. Grignani lo urla vigorosamente nel suo nuovo album Natura Umana. Lo urla nella copertina dove ci sono due Gianluca dal vecchio sapore Uguali e Diversi. Gridano due Grignani faccia a faccia, capelli raccolti – capelli sciolti nella riuscita copertina del cd, così come gridano due Grignani negli undici brani inediti. Gridano due Gianluca, quello che ama, quello che dice “come è strana questa mia natura umana” e quello che ci ricorda, senza farsi mai messianico, che “il mondo è troppo pieno di copertine per i più famosi di Gesù”. Frase che riecheggia come un prodromo dal passato, più specificatamente da quell’album ruvido e sperimentale, anche se accolto non troppo bene dal pubblico e dal mercato discografico, che era La fabbrica di plastica. Allora era una donna che faceva sentire proprio lui più famoso di Gesù. Si cambia, si cresce e Gianluca raggiunge oggi il suo “io” più nascosto e dimostra di volerlo mostrare a tutti. Natura Umana è il lavoro della maturità artistica. Almeno così è lui stesso a presentarlo. Un lavoro ben registrato, studiato ma allo stesso tempo istintivo, di pancia. Usa il pop, lo manipola, lo mixa col rock. Ci mette testa, testi, musica e chitarre. Ci mette la sua innata voglia di provocare a cui non ha mai rinunciato fin da quando scese dalle famose scale sanremesi. Era infatti il 1995 quando sul palco dell’Ariston c’era uno sbigottito Pippo Baudo davanti alla scelta stilistica di Grignani che indossava un irriverente maglione più grande di quattro taglie. Con questo abbigliamento cantò davanti al grande pubblico di RaiUno Destinazione Paradiso. Più avanti nel corso della sua carriera supera il maglione enorme e dà maggiore spazio alla sua personalità. Si appartiene, si guarda con presa di coscienza. Tirando le somme il nuovo album di Grignani è un lavoro ben fatto. Il testo de Le scimmie parlanti recita “io che non so più chi sono in mezzo a questo frastuono che trasformo per rabbia in un tuono”, e probabilmente è il pezzo più riuscito del disco, con cui riesce a estrinsecare la sua vera identità.


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