Giornaliero di città e passanti - Torino Film Festival 2008 - Italiana.doc

Dalla finestra di un albergo una videocamera scruta clandestinamente la gente che cammina per la strada: i turisti che bevono un caffè al bar, i clochard che dormono su una panchina, le chiacchierate tra i giovani. Ciò avviene prima a boulevard d’Athénes a Marsiglia, poi a Sao Mamede a Lisbona ed infine a calle de Atocha a Madrid.
Il regista Mauro Santini con Giornaliero di città e passanti offre un lavoro di osservazione su queste tre città europee. E’ un’operazione puramente voyeuristica che coglie la realtà nel suo farsi, che si lascia trascinare da essa, senza un progetto predefinito, ma, al contrario, con uno schema narrativo che viene costruito sul momento. In verità, è sbagliato parlare di narrazione per un film come questo. L’opera di Santini è infatti una visione spontanea sul mondo, che attende gli eventi con pazienza e che poi li porta sullo schermo senza alcuna manipolazione. La videocamera si sofferma su ogni minimo dettaglio, cambia l’oggetto del suo sguardo in continuazione e si innamora di piccole storie, di attimi di vita di cui non conosce le cause e di cui non conoscerà mai i futuri sviluppi. Santini rimane dietro la sua videocamera come un osservatore silenzioso ed invisibile senza mai svelare la sua presenza. Segue il suo istinto, le sue curiosità e non pretende mai di essere regista di ciò che mostra sullo schermo, ma vuole invece essere semplice tramite tra il pubblico ed una realtà distante, che c’è stata per un attimo e poi sparita nell’intimità dei suoi protagonisti.
Giornaliero di città e passanti può apparire come un’opera stancante e noiosa, forse anche irritante – non biasimiamo infatti il pubblico che durante la proiezione ha lasciato la sala – ma in realtà è un ritorno alla natura primordiale del cinema, al desiderio inspiegabile di osservare e di mostrare la realtà nella sua durata effettiva, di cogliere la naturalezza dei gesti e dei movimenti, le dinamiche della vita nei momenti più inaspettati. Il film di Santini va anche oltre però. Nella società di oggi, l’opera acquista anche un valore sociale: rappresenta implicitamente, e forse involontariamente, una critica alla televisione contemporanea, fatta principalmente di reality e di manipolazioni visive che ci spacciano per realtà qualcosa che invece è tutt’altro. E’ dunque comprensibile il bisogno di Santini di realizzare un lavoro simile. L’autore ha voluto raccontarci la verità della vita senza alcun filtro e soprattutto senza alcuna tentazione di imporre la propria soggettività. E’ un gesto di evasione, di allontanamento dalle rappresentazioni visive ipocrite ed ingannatrici. Il film dunque ci regala una visione pura ed innocente, che si pone come unico fine quello di mostrare le giornate di tre strade di altrettante città, evitando ogni tipo di giudizio e non entrando eccessivamente nella privacy della gente inconsapevole di essere ripresa. Difatti per tutta la durata del film sentiamo solamente i rumori della strada e non sentiamo invece le parole delle persone. In questo modo l’autore ci lascia la curiosità di conoscere più a fondo le vicende a cui abbiamo assistito e di conseguenza stuzzica la nostra fantasia spingendoci ad immaginare e a costruirci le nostre storie. Proprio come succede quando ci troviamo ad una finestra mentre osserviamo i passanti. E’ per questo che, usciti dalla sala dopo la visione del film, si avverte un senso di rilassatezza quasi casalingo.
(Giornaliero di città e passanti); Regia, soggetto, fotografia, montaggio, suono, produttore: Mauro Santini; origine: Italia, 2008; durata: 58’
