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Grandi speranze

Pubblicato il 14 dicembre 2012 da Marco Di Cesare
VOTO:


Grandi speranze

È il mondo dickensiano quello che si apre alla forma cinematografica, nuova alba di un Passato già visto, ripetizione di un déjà vu dove il Sole diviene il freddo astro che nulla sa scaldare, nella gelida Gran Bretagna d’Ottocento ove nessun corpo (e) nessun oggetto sa colmare quel senso di vuoto e solitudine che abbacina lo schermo.

Grandi aspettative, più che altro, rimanendo fedeli alla lettera (e anche alla sostanza?) di quel Great Expectations che è il titolo originale del romanzo scritto dall’autore inglese (del quale ricorre il bicentenario della nascita, in questo 2012 che lentamente – Maya permettendo – volge al termine). Aspettative più che speranze, quindi. In entrambi i casi un occhio gettato su di un futuro più o meno distante: ma, nella prima circostanza, ci si troverebbe di fronte a un’aspettativa ragionevole, anche realistica, su quanto potrebbe accadere a un individuo o ad una moltitudine in un avvenire più o meno prossimo; nel caso della speranza, invece, ci si muoverebbe maggiormente nei pressi quasi dell’arcano e del mistero, della possibilità più che della probabilità, del credere e del pensare in modo positivo più che del vedere e dell’immaginare. Eppure è alla prima circostanza che appartiene una visione positivista dell’esistenza: una sorta di ’magnifiche sorti e progressive’ (sempre se la mano che tutto muove indirizzi verso la giusta strada il corpo, l’oggetto, la persona che intende far muovere, donandole la spinta iniziale che la farà procedere di un moto che diverrà proprio, per inenrzia, perlomeno fino al raggiungimento del successivo ostacolo).

E lungo quali confini si muove la pellicola diretta da Mike Newell?

Quelli di un perimetro ben limitato, altresì in sé (rin)chiuso, quasi un paradosso laddove si pensi come il libro di Dickens sia un romanzo di formazione. Nella fattispecie, pagine che parlano di una vita cresciuta, formata e plasmata da altri, dove un laicissimo Deus ex Machina interverrà sull’esistenza di Pip (il povero orfanello di campagna che riceverà un’ingente donazione, grazie alla quale potrà stabilirsi a Londra per cercare di divenire parte della bella società), guidandone l’esistenza. E quale altra migliore metafora di quella dickensiana vi sarebbe allora per parlare dell’incontro / scontro tra individuo e collettività, riguardo un esistere che non appartiene solamente al singolo, ma è parte di un tutto completamente sociale, ove il proprio futuro lo si realizza da sé e, al tempo stesso, è realizzato da chi ti sta intorno?
E Newell per lunga parte della pellicola porta in scena tale senso di claustofobia, spingendo su di una componente nera e orrorifica, messa in risalto in particolare dalle fantasmatiche apparizioni del Magwitch di Ralph Fiennes e dal personaggio della sposa cadaverizzata interpretato dalla burtoniana Helena Bonham Carter, una Miss Havisham che ha scelto di imprigionarsi nella propria solitudine, in un eterno presente che ha assunto i contorni di un Tempo Spezzato.
Eppure le Grandi speranze del regista inglese non brillano in maniera particolare dal punto di vista del concetto e della sua espressione, giacché divengono esse stesse presto prigioniere degli invalicabili limiti che hanno portato sullo schermo, dando vita a una pellicola che procede stancamente e passivamente, a causa della troppa precisione del suo costrutto e delle modalità attraverso cui le scene sono giustapposte e montate. Basti notare, in proposito, i (pochi) flashback disseminati lungo il film, i quali giungono senza sorpresa: così, piuttosto che svelare i misteri di un interessante passato, non fanno altro che contribuire ad appesantire inutilmente il film.


CAST & CREDITS

(Great Expectations); Regia: Mike Newell; sceneggiatura: David Nicholls, tratta dal romanzo omonimo di Charles Dickens; fotografia: John Mathieson; montaggio: Tariq Anwar; musica: Richard Hartley; interpreti: Jeremy Irvine (Pip), Olly Alexander (Herbert Pocket), Ralph Fiennes (Magwitch), Jason Flemyng (Joe Gargery), Robbie Coltrane (Jaggers), Helena Bonham Carter (Miss Havisham), Holly Grainger (Estella), David Walliams (Mr. Pumblechook); produzione: BBC Films, Lipsync Productions, Number 9 Films, Unison Films in associazione con Ideal Partners Film Fund; distribuzione: Videa CDE; origine: Gran Bretagna e USA, 2012; durata: 128’; web info: sito ufficiale.


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