Grotto

C’è stato E.T. e ci sono stati i Goonies, la Storia infinita e, con toni diversi provenienti dall’originale letterario di Stephen King, Stand by me. Film, prodotti diversi che - per chi abbia attraversato gli anni ’80 e ’90 con familiarità anagrafica o sentimentale con l’esperienza adolescenziale e diffusa dipendenza dall’universo del cinema pop americano (e poi, diversamente, dai suoi derivati tv e videocassette) - hanno innegabilmente lavorato, nel bene e nel male, su un’alfabetizzazione globalizzata rispetto al tema del coming of age affrontato in narrazioni dalle venature fantastiche.
Dimensione familiare e di comunità ancora a misura d’uomo, e di bambino, in contrapposizione con il gigantismo metropolitano da combattere o governare, conflitti genitoriali, consumismo galoppante, sindrome dell’abbandono causa genitori lavoratori, bullismo ante litteram, multiculturalismo, echi della guerra del Vietnam, esperimenti nucleari, ecologismo. Questi e altri sono i temi che emergono dal fondo nero delle favole, dalle tinte più o meno inquietanti, protagoniste di film diretti o prodotti in quegli anni negli Stati Uniti da registi del calibro di Spielberg.
Al centro delle storie bambini più o meno problematici che, grazie alla fantasia, all’amicizia e a un viaggio, riescono ad affrontare le proprie paure e ritrovare la speranza perduta in un mondo migliore. Vincitore a Giffoni 2015 il film della regista Micol Pallucca è la storia di cinque bambini che si perdono nelle Grotte di Frasassi e incontrano la creatura fantastica che abita le caverne. Le fattezze di una stalagmite cicciotta e lo sguardo studiatamente tenero da animazione digitale, Grotto, questo il nome del personaggio, ha poteri taumaturgici con i quali aiuterà i bambini a ritrovare la strada di casa.
La pregressa esperienza televisiva guida la regista in un percorso che prova a sommare gli elementi basici della commedia adolescenziale anni ’80 riversandoli in una dimensione da fiction per ragazzi. I caratteri dei protagonisti, senza grandi sfumature, vedono l’immancabile presenza del piccolo intellettuale, del leader naturale, del bulletto, del bambino sovrappeso e della bambina propositiva e romantica. Purtroppo riproporre figure stereotipate di una mitologia così efficace, vicina e interiorizzata, da apparire quasi abbordabile alla replicabilità, non basta a ricrearne atmosfera e senso più profondo, che forse non si vuole nemmeno ricercare. La narrazione rimane asettica, fredda, i personaggi, seppur aiutati da una certa spontaneità dei piccoli attori, restano l’unico motore di una successione di fatti che procede senza l’urgenza emotiva né la tensione narrativa all’origine dell’epifania dell’essere fantastico nei modelli storici del genere. La presenza di Grotto risulta casuale, insensata e ininfluente rispetto allo sviluppo psicologico dei personaggi. E la magnificenza del contesto naturalistico in cui la storia è ambientata si limita al ruolo di mera scenografia sullo sfondo, ad un certo punto anche stancante.
Nello sguardo di E.T. erano racchiuse inquietudini umane e sofferenze del pianeta. Il suo cuore fragile ma ancora pulsante e stretto a quello del protagonista raccontava di un legame inscindibile, da preservare con ogni mezzo, tra uomo e natura.
(Titolo originale); Regia: Micol Pallucca; sceneggiatura: musica: Alberto Buffolano, Francesco Cerasi; interpreti: Christian Roberto, Gabriele Fiore, Iris Caporuscio, Samuele Biscossi, Leonardo Similaro; produzione: Thalia Film, Bmovie Production, Bmovie Production; origine: Italia; durata: 93’;
