Guida per riconoscere i tuoi santi (Conferenza stampa)

Roma. Dopo aver ottenuto due premi al Sundance Film Festival e ad aver vinto il premio della settimana della critica a Venezia, esce nelle sale italiane Guida per Riconoscere i Tuoi Santi. L’anteprima al Nuovo Sacher di Roma è stata seguita da un’informale conferenza stampa con la produttrice Trudie Styler, moglie di Sting (anche lui produttore della pellicola), Chazz Palminteri, straordinario interprete del film, il quale appare fiero delle sue origini italiane e non si vergogna di scherzare sul suo vero nome di battesimo Calogero Lorenzo, e ovviamente con il regista e sceneggiatore Dito Montiel.
Signor Montiel, il suo è un film autobiografico. Le cose andarono esattamente come le racconta sullo schermo?
La mia storia è un po’ diversa da quella del film. Ho cercato di raccontare non tanto la mia storia quanto quella delle persone che realmente amavano quel quartiere. Loro credevano in quel posto e sono persone che sono state importanti nella mia vita.
Una domanda per Chazz Palminteri: il film ricorda un po’ Bronx di Robert De Niro, di cui tra l’altro lei è interprete e autore della scneggiatura, per l’analisi del rapporto padre-figlio. Che ne pensa?
Penso che a parte certe similitudini, il film sia sostanzialmente diverso da Bronx. Comunque mi sono innamorato subito della sceneggiatura e del personaggio che dovevo interpretare. Io ho avuto ed ho ancora oggi un ottimo rapporto con mio padre. Il personaggio di Monty che interpreto in questo film ama moltissimo suo figlio, però non riesce a trovare un punto di contatto con lui, cosa che invece riesce a fare con Antonio, il migliore amico del figlio. Questa dinamica mi ha interessato molto e come attore mi è piaciuto tantissimo interpretare questo ruolo.
Signora Styler, cosa l’ha spinta a produrre il film?
Robert Downey Jr. mi ha portato il libro di Dito Montiel e poi me l’ha fatto conoscere di persona. E’ un personaggio difficile da dimenticare per chiunque. La trovo una persona fantastica e mi ha molto colpito per la sua energia e per la sua creatività. Mi ha convinta a produrre il film con un piccolo promo che aveva girato. Ho capito subito che c’era qualità anche perché otteneva ottime performance da attori non professionisti. Mi ha fatto capire che era un regista diverso da altri e che sarebbe stato in grado di evolvere la sceneggiatura e di portarla a livelli più alti. Alla fine ha realizzato un film duro ma pieno di tenerezza.
L’intero cast ha ottenuto un premio al Sundance Film Festival. Lei signora Styler, come produttrice, ha contribuito in qualche modo nella scelta degli attori?
Io sono un’attrice prima che essere produttrice e porto la mia esperienza di attrice anche nei film che produco. Sono una produttrice che partecipa con il cuore al progetto creativo. Comunque per quanto riguarda gli interpreti del film, posso dire che se avessimo avuto più soldi e più tempo avremmo girato con attori non professionisti.
Una domanda per il regista: a che progetto sta pensando?
Ho fatto questo film per fare questo film, non perché volevo diventare un regista. Adesso che mi rendo conto di ciò che è stata questa pellicola e del successo che sta avendo, dico che forse farò un altro film. Mi piace fare il regista. Ora ho scritto un altro libro e mi piacerebbe trarne una sceneggiatura e girare un altro film.
Signor Palminteri, può dire qualche parola su Robert Downey Jr. che nel film interpreta suo figlio?
Se osserviamo tutti i film in cui recita Robert Downey ci accorgiamo che lui è molto reale, molto vero, ed è sempre una cosa che mi ha molto colpito. Non vedevo l’ora di recitare con lui. E interpretare certe scene con Robert Downey è stato un vero piacere.
Signor Montiel, Guida per Riconoscere i Tuoi Santi è per molti versi un film di atmosfere nel quale ha usato espedienti un po’ particolari, e mi riferisco per esempio ai momenti in cui i personaggi parlano rivolti verso lo schermo o alle voci fuori campo che sono usate in una maniera piuttosto anticonvenzionale. Ha tentato in tutti i modi di fare un film che uscisse dagli schemi?
Devo confessare che non c’è stata alcuna sorta di pianificazione, di nessun genere. L’unica cosa che abbiamo pianificato è stata cercare di far sembrare le cose il più reali possibile. La speranza era che il pubblico avesse la sensazione di vivere il film più che di vederlo. Molte scene del film, essendo ambientate nel 1986, sono concepite come frammenti di memoria. E come si fa a rimettere quei pezzi dopo tanto tempo? E’ stato l’unico pensiero che avevamo in mente e che abbiamo seguito.
