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Guimarães Transversal

Pubblicato il 11 novembre 2012 da Annalaura Imperiali

VOTO:

Guimarães Transversal

Per poco meno di un’ora e mezza di tempo, Guimarães Transversal offre tre cortometraggi contraddisti dalla singolarità della ricerca.

In ordine di arrivo sullo schermo il primo progetto, Birds, titolo espresso a caratteri cubitali nell’alfabeto greco antico, racconta la breve storia di tre ragazze haitiane che, mentre si aggirano tra le rovine coloniali della tropicale Jacmel, ascoltano i racconti di leggende popolari tramandate oralmente da un anziano del luogo il quale, come da tradizione, è seduto sotto un albero nel cuore della natura e parla come guardando innanzi a sè un orizzonte lontano nello spazio e nel tempo. In un secondo momento le tre giovani assistono, attraverso una lunga soggettiva della telecamera portante, ad una estremamente folcloristica rappresentazione della commedia Le Rane di Aristofane, tutta verbalmente espressa sempre in un greco antico che appare più un raro dialetto attuale che una rinomata lingua morta.

Il secondo progetto, A Mesa Ferida, narra la breve vicenda di una compagnia girovaga di teatranti messicani che giungono, dopo una camminata dall’incerta lunghezza, a Guimarães (che dà parte del titolo alla trilogia di cortometraggi), assoluta capitale europea della cultura, per presentare uno spettacolo sulla ben nota Frida Khalo. Il tanto celeberrimo quanto articolato personaggio, nel pubblico e nel privato, viene presentato nel migliore dei modi dal film Frida che ne descrive la vita, le opere, il pensiero e l’unicità sullo sfondo di un Messico dai colori accesi e sgarcianti. A Mesa Ferida d’altro canto, nel suo complesso, si muove sul limite barcollante di una terra di mezzo dove da una parte si scorge l’idea dello scontro culturale e dall’altra la paura di uno stravolgimento culturale; ognuno dei due aspetti visti, tra distrazione e concentrazione, attraverso gli occhi della gente comune.

Il terzo e ultimo progetto, Der Schlingel, offre il sempre breve racconto di una vicenda alquanto interessante: un frate giustiziere che, a causa di un amore non corrisposto, diventa il terrore di una giovane cittadina portoghese. Il tutto mentre questo filone sadico-sentimentale si intreccia con la storia di un cineamatore tedesco, Conrad Meyersick, che perde il proprio film a cui aveva dedicato tempo e passione. Sull’onda lunga de Dell’amore e di altri demoni di Gabriel Garçia Marquez, quest’ultimo episodio ripercorre con visibile intensità la complessa contraddittorietà di chi si trova nei panni di un uomo di chiesa che, nonostante il proprio ruolo di guida spirituale, sente dentro al petto il cuore che palpita per i piaceri del mondo, e soprattutto, per i piaceri del mondo più terreno.

Nell’idea complessiva di questi ottantasette minuti di visione, a cavallo tra il repertorio documentaristico e il breve filmato di carattere tendenzialmente onirico, Guimarães Transversal vede entrare in gioco la seduzione nostalgica del cinema muto, l’eredità del dramma narratvio e ancora la sensualità terrena delle tradizioni popolari. E tutt’e tre le componenti sono chiaramente pervase da uno spirito nostalgico che si interseca, a tratti, con un umorismo non del tutto velato. Quello che emerge con più prepotenza è di certo questo piacevolmente visibile connubio tra il fascino del passato e il sistematico gusto per la sperimentazione audiovisiva e linguistica sul grande schermo.


CAST & CREDITS

(Guimarães Transversal) Regia: 1) Gabriel Abrantes, 2) Marcos Barbosa, 3) Paulo Abreu; soggetto: Gabriel Abrantes, Marcos Barbosa, Paulo Abreu; genere: cortometraggi sperimentali; origine: Portogallo, 2012; durata complessiva: 87’.


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