Hayat Var - My only sunshine - Tff 2009 - Festa Mobile

La Turchia è una nazione dalle diverse anime. Ciò rappresenta sicuramente il suo aspetto più intrigante, ma al contempo costituisce per essa ancora un difficile ostacolo da superare. A cavallo tra Europa ed Oriente, crogiuolo di culture e religioni, divisa tra gli estremi di povertà e ricchezza, il paese turco paga la sua policroma natura soprattutto da un punto di vista politico. Questa spaccatura è resa perfettamente in Hayat Var – My Only Sunshine: da un punto di vista visivo essa è raffigurata sullo schermo dalla continua presentazione della città di Istanbul, dove è ambientato il racconto, in cui la lingua di mare che la attraversa separa nettamente la zona ricca e moderna da quella periferica in cui abitano famiglie meno abbienti; narrativamente, è invece racchiusa nel carattere introverso di Hayat, tredicenne figlia di un pescatore con a carico il nonno malato, che cerca dentro se stessa la forza per scappare dalle difficoltà e dai pregiudizi della società in cui vive.
Hayat è una figura solitaria e silenziosa; soffre di asma, come il nonno di cui si occupa a casa, ed è costretta a vivere un’astiosa situazione famigliare causata dalle stranezze dei due genitori divorziati. Il regista Reha Erdem cerca di mettere in evidenza soprattutto la mancanza di affetto che sente la ragazza. Non accettata dai compagni classe, snobbata dalla madre che ripone le attenzioni solamente sul bebè nato da una sua nuova relazione, quasi schiavizzata dal nonno, a volte dimenticata dal padre, Hayat trova affetto solo in se stessa e nel peluche elettronico che canta in continuazione il ritornello “You’re my sunshine, my only Sunshine” – da qui il sottotitolo del film. E’ evidente che la giovane sogni un futuro migliore, pieno di amore e di riscatto sociale: viene infatti spesso ritratta mentre guarda, con occhio pieno di tristezza e di speranza, il luminoso skyline di grattacieli dell’altra sponda della città e le coppie di innamorati che si baciano per strada. Alla fine, in una conclusione alquanto retorica ma catartica ed efficace, questo riscatto proverà almeno a raggiungerlo tagliando completamente i ponti con il suo passato
Hayat Var – My Only Sunshine, passato nella sezione Forum della Berlinale ed ora presentato Fuori Concorso al Festival di Torino 2009, nonostante risulti eccessivamente lungo ed a tratti troppo visivamente “meditativo”, presenta registicamente una costruzione piuttosto originale. Erdem, infatti, decide di raccontarci le vicende attraverso la soggettiva sonora della giovane protagonista, racchiudendo la narrazione nell’animo di Hayat. Così, tutti gli eventi presentati appaiono immersi nell’universo sonoro del personaggio principale, non solo costituito dal ripetuto ritornello di ’My Only Sunshine’, ma anche dal suo respiro affannato e dai suoi mugugni. Una scelta registica indubbiamente incisiva ed energica.
(Hayat Var) Regia: Reha Erdem; sceneggiatura: Reha Erdem; fotografia: Florent Herry; interpreti: Elit Işcan, Erdal Beşikçioģlu, Levend Yilmaz, Banu Fotocan; produzione: Atlantik Film Yapim Ltd.; origine: Turchia, Grecia, Bulgaria, 2008; durata: 121’.
