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Hesher è stato qui

Pubblicato il 3 febbraio 2012 da Andrea Ranelletti
VOTO:


Hesher è stato qui

Vanno male le cose al tredicenne TJ quando Hesher, lungocrinito deus ex machina a petto nudo, si materializza nella sua vita e nella sua casa. Il passato è la rossa carcassa incidentata dell’automobile in cui è tragicamente morta la madre, il presente è un padre abulico, barbuto e incapace di reagire al lutto, una nonna gentile e sola e un compagno di scuola che lo vessa senza soluzione di continuità. Violento, scurrile, sporco e berciante, Hesher s’introduce indisturbato nella vicenda per scuotere con il suo sfrontato e debordante vitalismo la famiglia, cercando di svegliare dal torpore il giovane ragazzo attraverso l’irresponsabile vivacità del suo esempio: cattivo esempio senz’altro, ma unico e necessario appiglio nell’indifferenza collettiva. Altra novità nella vita di TJ sarà la conoscenza di Nicole, cassiera di supermercato spiantata e depressa per cui inizierà a nutrire una simpatia che evolverà presto in un puerile e improbabile amore. “Hesher è stato qui” è l’opera prima del trentacinquenne regista Spencer Susser che si è occupato anche del montaggio e della sceneggiatura in collaborazione con David Michôd di “Animal Kingdom”. Il film, presentato al Sundance Film Festival del 2010, annovera nel cast Joseph Gordon-Levitt di Inception nei panni del frenetico Hesher, il giovane Devin Brochu di In The Valley of Elah ad interpretare TJ, una contenuta e ringiovanita Natalie Portman nel ruolo di Nicole, mentre il padre di TJ è Rainn Wilson, uno dei protagonisti della serie TV The Office, celebre negli Stati Uniti. Il film è uscito nelle sale americane nel maggio del 2011, raccogliendo al box office nei primi dieci giorni la cifra di 250.000 dollari di incasso.
“Anche uno sbandato può fare del bene” titola la recensione del film sul Washington Post ed è proprio lì il nucleo contenutistico del film, parabola cautamente immorale sulle difficoltà relative all’elaborazione di un lutto assurdo: se il padre abdica alle proprie responsabilità genitoriali di accudimento regredendo a uno stato infantile ed il figlio è costretto a farsi prematuramente adulto per far fronte ad un dolore intollerabile, tocca a una scheggia impazzita rimettere ordine e disordine in casa. I metodi discutibili del brutale Hesher sono lo specchio dell’irregolarità del film, in traballante ma tutto sommato efficace equilibrio tra buffoneria e drammaticità: temi complessi sono trattati con una lievità che non è leggerezza, con un sarcasmo che non sfocia mai nel cinismo, con un sentimentalismo che lambisce a tratti le paludi della banalità senza però impantanarvisi. Se si riesce a sopportare e a sorridere dell’intemperanza di un mentore che brucia macchine, impreca in continuazione, droga la nonna con un bong e si ubriaca a un funerale, si può andare in sala e godersi il film. Da non perdere i titoli di coda “tatuati”, con profusione di topi, serpenti e genitali sia maschili che femminili.


CAST & CREDITS

(Hesher) Regia: Spencer Susser; sceneggiatura: Specer Susser, David Michod; fotografia: Morgan Susser; montaggio: Micheal McCusker, Spencer Susser; musica: Frank Tetaz; scenografia: Jennifer Lukehart ; interpreti: Joseph Gordon-Levitt (Hesher), Devin Brochu (TJ), Rainn Wilson (Paul), Piper Laurie (nonna); produzione: The Last Picture Company, CatchPlay, Corner Store Entertainment; distribuzione: Bolero Film; origine: Stati Uniti; durata: 106’.


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