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Hop

Pubblicato il 14 aprile 2011 da Annalaura Imperiali


Hop

“How can I try to explain, when I do he turns away again.
It’s always been the same, same old story.
From the moment I could talk I was ordered to listen.
Now there’s a way and I know that I have to go away.
I know I have to go…”

(“Come posso provare a spiegargli?
Quando lo faccio lui si gira dall’altra parte,
è sempre stata la solita vecchia storia.
Dal momento in cui potevo parlare mi è stato ordinato di sentire.
Ora c’è una via, e io so che devo andare
io so che devo andare…”)

Era il 1970 quando Cat Stevens cantava così.
Alle spalle un sessantotto carico della volontà di distruggere e di ricostruire; davanti agli occhi gli anni di piombo, i figli dei fiori, la piena crisi familiare data dall’apoteosi del conflitto generazionale.

Cambiano i protagonisti, non più umani ma (quasi tutti) animali; cambiano i background, l’asse Easter Island-Hollywood va a sostituire Woodstock; cambiano i tempi, dal momento degli hippy all’attuale 2011 impregnato della sua eccessiva, e spesso fittizia, modernità. Ma in fondo Hop tratta lo stesso immenso, atavico, irrisolto problema della sopracitata canzone: genitori e figli non parlano la stessa lingua.

C.P. è un coniglietto ventenne alle prese con un grande futuro che gli si presenta in forma di bivio. Come figlio del celeberrimo “Coniglio Pasquale”, egli deve ereditare il mestiere, del padre e dei predestinati prima di lui, consistente nel regalare un grande sorriso ai bimbi del mondo grazie al cestino pasquale colmo di dolci e di colorate sorprese; come giovincello alle prese con la passione e le pulsazioni cardiache da tenere a freno, egli deve fare i conti con lo strumento musicale per eccellenza: la batteria. Quando arriva il fatidico istante del “passaggio del mestiere di padre in figlio”, nella mente del nostro giovane protagonista non c’è altro che la volontà di evadere per dar piena realizzazione ai propri sogni e alla propria ricerca di eterna adolescenza. L’incontro-scontro di C.P., catapultato ad Hollywood grazie alla magica macchina dello spazio, con Fred, essere umano dall’acconciatura priva di una logica e dall’incapacità di dimostrare effettivamente la propria età, ormai non più così tenera, unisce due mondi apparentemente molto lontani e in realtà profondamente complementari…

Tra colpi di bacchette, caramelle, pulcini, sogni, aspirazioni, delusioni, mancanze, nuove aspettative e rock’n’roll, Hop offre ad un pubblico, sicuramente infantile, ma anche adulto, la possibilità di divertirsi alla luce delle infinite corrispondenze, molto veritiere, con la vita di tutti i giorni.

Non sarà difficile identificare il giovane Fred che, prendendo esempio dal prototipo Peter Pan, cerca di non crescere mai e di evitare accuratamente ogni forma di contatto con il mondo del lavoro, con un classico “bamboccione” di oggi, figura ormai largamente dibattuta, recentemente e soprattutto da Immaturi (Paolo Genovese, Italia, 2011). Allo stesso modo non sarà difficile che un bambino, entusiasta dell’animazione, si alzi e ancheggi a ritmo di musica. Non sarà così improbabile poi che un manager in carriera legga tra le righe del perfido, spagnoleggiante, extra-size pulcino Carlos il proprio acerrimo nemico professionale terribilmente stufo di essere declassato a “Numero 2”.

Tutto questo condito con il gustosissimo contorno dello scambio dei ruoli, tra Fred e C.P. che tentano di vestirsi l’uno con i panni dell’altro, e di una comicità che sa far sorridere senza essere necessariamente e perentoriamente volgare.

Un po’ di patriottismo? Ottima la scelta di Francesco Facchinetti e Luca Argentero, rispettivamente C.P. e Fred, come doppiatori: i toni si fanno caldi e dinamici.


CAST & CREDITS

(Hop); Regia: Tim Hill; sceneggiatura: Ken Daurio, Cinco Paul; montaggio: Peter S. Elliot, Gregory Perler; musica: Christopher Lennertz; interpreti - voci dell’edizione originale: Russell Brand, James Marsden, Elizabeth Perkins, Kaley Cuoco, Chelsea Handler, Tiffany Espensen; produzione: Illumination Entertainment, Universal Pictures; distribuzione: Universal Pictures; origine: USA, 2011


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