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Il Cacciatore

Pubblicato il 17 giugno 2011 da Matteo Galli


Il Cacciatore

Il suo intento dichiaratamente politico questo quarto film dell’iraniano Rafi Pitts lo esibisce fin dai titoli di testa, che scorrono su una fotografia del 1980 scattata da Manoocher Deghat: le guardie della rivoluzione, i pasdaran, in atteggiamento spavaldamente aggressivo, festeggiano a cavallo delle loro moto il primo anniversario della rivoluzione, ai loro piedi la bandiera americana.
Il protagonista (Ali, interpretato, seppur per ripiego, dal regista stesso, l’attore designato in origine è arrivato il primo giorno sul set con sei ore di ritardo, meglio lasciar perdere allora…) è un ex-carcerato. Non sappiamo perché e quanto a lungo sia stato in galera, ma il pensiero che ci sia stato per motivi politici sfiora a più riprese lo spettatore. L’attualità non può non condizionare le attitudini ricettive di chi vede questo film. L’atmosfera che si respira nel paese, quella immediatamente precedente le elezioni del 2009, è pesantissima, dall’autoradio arrivano i proclami con la voce di Khamenei.
Ali trova un lavoro in fabbrica, ma solo per il turno di notte. La moglie e la figlia riesce a vederle poco. Un giorno torna a casa e non le trova più. Dopo una lunga attesa viene a sapere che sono rimaste coinvolte in uno scontro a fuoco fra polizia e manifestanti. Non sappiamo chi le ha uccise, non sappiamo neanche se la moglie fosse fra i manifestanti. E Ali, che è un appassionato cacciatore e andava sempre a cercare nel bosco un’ impossibile tregua da una città di cemento e di autostrade e dall’onnipresenza del potere, si piazza su una collinetta prospiciente l’autostrada e spara a due poliziotti, liberandosi poi della macchina e del fucile e venendo quindi rintracciato da una pattuglia della polizia.
Ha inizio qui la seconda parte del film, tutta ambientata nella foresta a nord di Teheran, con il protagonista e i due poliziotti che lo hanno catturato; qui, pur in presenza di due esemplari sociali ed etici profondamente diversi e individuati (la recluta garantista vs il militare corrotto e privo di regole), si entra di fatto in una dimensione mitica: nebbia e labirinto. Dal quale si uscirà soltanto con un colpo di scena finale.

Per lunghi minuti in Il Cacciatore non parla nessuno, sono solo le immagini, potentissime, a parlare: l’inquadratura di un tunnel, il letto della figlia, autentica natura morta, la fredda metropoli attraversata costantemente in macchina (di colore verde: anticipazione del movimento antigovernativo?), i disumani luoghi del potere con la loro luce sinistra. E poi il volto scolpito del protagonista che cova prima e ancor più dopo la perdita di moglie e figlia una rabbia torva, una bomba a orologeria che aspetta solo di esplodere. Che il protagonista sia, come detto, interpretato dallo stesso regista, finisce per conferire ad alcune inquadrature una valenza simbolica ancor maggiore, per esempio quando il fucile viene puntato direttamente contro la macchina da presa (messaggio di resistenza rivolto al popolo iraniano: muovetevi prima che vi sparino!) oppure quando, nella lunga scena del bosco, lo vediamo in manette, a significare con fin troppa chiarezza la mancanza di libertà di espressione dell’artista.
Pitts è tuttavia fiducioso che il film lo si potrà vedere anche in Iran; quando ha sottoposto la sceneggiatura al visto di censura, gliel’hanno fatta passare, sia pure classificandola con la lettera “C”, vale a dire, il film può essere girato ma non riceve nessun finanziamento pubblico. Quando poi il film è materialmente pronto, gli organi di censura se lo guardano e decidono sulla distribuzione. Se il film si prende un “C” può essere distribuito, seppure in un cinema soltanto. Foss’anche solo quell’unica sala, ne sarebbe valsa la pena.


CAST & CREDITS

(The Hunter) Regia: Rafi Pitts; sceneggiatura: Rafi Pitts; fotografia: Mohammad Davudi; montaggio: Hassan Hassandoost; costumi: Maleikjahan Khazaei; interpreti: Rafi Pitts (Ali Alavi); Mitra Hajjar (Sara), Ali Nicksaulat (il poliziotto); Hassan Ghalenoi (la recluta), Manoocher Rahimi (l’ispettore); produzione: Twenty Twenty Vision (Germania) e Aftab Negaran (Iran); origine: Germania-Iran; durata: 88’


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