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Il Festino

Pubblicato il 24 giugno 2008 da Giovanna Vincenti


Il Festino

Ultimo capolavoro proposto dalla regista Emma Dante, insieme alla sua compagnia Sud Costa Occidentale, è questo toccante monologo o, come è lei stessa a definirlo, ‘soliloquio’ interpretato da Gaetano Bruno, con cui si affronta, senza facili moralismi, il delicato tema della diversità, fisica o mentale che sia.
Attenta, sensibile e soprattutto intelligente osservatrice della realtà, la regista siciliana, che per la prima volta abbandona la narrazione corale per misurarsi con la forma del monologo, resta fedele ad un teatro che non pretende di trovare risposte assolute, ma che ha la straordinaria capacità di ‘sbattere in faccia’ allo spettatore realtà difficili, in tutta la loro complessità, vivida crudezza e ineluttabilità, lasciando la libertà a ognuno di trarre le proprie personali riflessioni.
Il Festino è la storia di due gemelli monozigoti, in un certo senso complementari, ‘uno aggrippato in testa e l’altro nelle gambe’, le cui identità si sovrappongono e spesso si confondono per trovare la forza di affrontare un mondo in cui, per chi non rientra in quei rigidissimi parametri che definiscono il concetto di ‘normalità’, c’è solo, al di là di ogni ipocrisia, la più totale e spietata indifferenza.
A parlare è Paride, un ‘bambino’ di trentanove anni, che con i suoi movimenti convulsi e i suoi continui inciampi nelle parole, ci racconta la sua storia, fatta di sofferenza, disagio, emarginazione e morte. Viene così dipinta una realtà familiare difficile, i due fratelli sono orfani di madre e hanno un padre che prima li ha abbandonati e poi, con una lettera, ha il coraggio di chieder loro i soldi della pensione di invalidità. Ma proprio in virtù del particolare punto di vista attraverso cui veniamo a conoscenza dei fatti, anche le più atroci verità ci vengono presentate con un candore e un’innocenza talmente infantili da risultare disarmanti, e il risultato è ancora più straziante e commovente. Paride, infatti, nonostante tutto, sembra vivere in una condizione di semplice e pura felicità, che a tratti suscita quasi invidia, in un mondo tutto suo, nell’ombra di uno sgabuzzino, in compagnia delle sue scope, sue uniche e vere compagne di vita.
Eccezionale l’interpretazione di Gaetano Bruno, che ha il difficile compito di rendere credibile, attraverso gesti, atteggiamenti e modo di parlare, un personaggio così complesso e insolito. Si può soltanto intuire l’immenso lavoro di preparazione fisica degno di un atleta (che, poi, com’è noto, accomuna tutti gli attori che hanno la fortuna di lavorare con la Dante). E anche se ogni singola cellula del corpo dell’attore viene impiegata per creare il suo Paride quello che noi spettatori ci troviamo di fronte è un individuo tragicamente naturale. Particolarmente suggestivo è il momento in cui, solo sulla scena, Paride-Gaetano tenta di far ballare abbracciato a sé suo fratello Iacopo sulle note dei Blur. Il risultato è a dir poco straordinario.


Autrice e regista: Emma Dante; Interprete: Gaetano Bruno; Luci: Antonio Zappalà.


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