Il Figlio di Babbo Natale

“Mio padre me lo diceva sempre quand’ero piccolo: il lavoro migliore è quello di Babbo Natale. Aveva ragione. Babbo Natale è buono e vuole bene a tutti”.
E forse tutti, ancora e sempre, vorrebbero credere nel grande sogno che si infrange improvvisamente quando si esce dalla primissima infanzia. Forse tutti vorrebbero poter sperare in un grande, grosso e paterno “nonno barbuto” che sorride guardando da dietro le proprie tonde lenti calate sulla punta del naso e arrossendo quasi a voler creare pendant con il rosso vermiglio della propria unica ed inimitabile tutina.
In fondo Il figlio di Babbo Natale, come commedia d’animazione che si propone di svelare l’arcano dietro alla fatidica domanda “come fa Babbo Natale a recapitare tutti i regali in un’unica notte?”, fa pienamente rivivere tutto questo attraverso una storia dalla brillante simpatia e dall’energica carica esplosiva, in cui la tipizzazione dei protagonisti rende irresistibilmente comiche soprattutto alcune scene.
Immaginiamo una notte blu cobalto che si accende sotto un ampio manto di stelle. Quando un’unica piccola bambina, Gwen, viene lasciata per errore dell’“hi-tech natalizio” priva del regalo da parte di Babbo Natale, subito il secondogenito di quest’ultimo, che si rivelerà poi il prossimo “erede al polo” e il padre sempre di quest’ultimo, il vecchio Nonno Natale, escogitano un piano all’insaputa di elfi e capi reparto della sezione regali per portare la gioia anche alla piccola Gwen. Con la vecchia Eve, una slitta meravigliosa ma ormai considerata reliquia scomparsa, i due volano alti nel cielo del mondo per arrivare alla propria meta, persa in uno sperduto paesino della Cornovaglia, al suono di “tutti hanno diritto ad un regalo a Natale!”. Durante il tragitto si perderà qualcosa, ma solo qualcosina: i pulsanti di comando della slitta, tutte le renne, una dopo l’altra, la macchina fotografica con cui il vecchio Nonno Natale usava immortalare l’espressione dei bambini immensamente felici al loro risveglio nella mattina del 25 Dicembre…
Una delle scelte chiaramente vincenti all’interno del film è quella dei doppiatori: nel guardare la proiezione si fa sentire con positiva prepotenza la bravura dei “superstiti” nella cernita che è stata sicuramente fatta per dar vita a personaggi le cui espressioni vocali rientrino perfettamente nei canoni di quanto ci si aspetta. Un timbro ingenuo ed entusiasta per Arthur, un timbro bonario per Babbo Natale, uno scattante, asciutto e a tratti meccanizzato per Steve e per gli elfi - macchine da guerra più che stacanovisti del lavoro - e infine un timbro saggio, arzillo e brontolone per il vecchio Nonno Natale che, come sempre avviene, la sa più lunga di tutti…
97 minuti di 3D riscuotono il successo dei bambini in sala e le risa a perdifiato dei loro accompagnatori. E d’altronde, in un’epoca come la nostra in cui la parola “crisi” è più sentita del buon giorno al mattino, a chi non piace guardare una pellicola libera, divertente e magica in cui l’utopia fantastica di grandi e piccini porta doni gratuiti alle porte di tutta la Terra?
(Arthur Christmas) Regia: Sarah Smith; soggetto: Sarah Smith; sceneggiatura: Sarah Smith, Peter Baynham; fotografia: Jericca Cleland; montaggio: James Cooper; musica: Harry Gregson-Williams; scenografia: Evgeni Tomov; costumi: Yves Barre; produzione: Aardman Animations, Sony Pictures Animations; distribuzione: Warner Bros; origine: Gran Bretagna, U.S.A.; durata: 97’; web info: http://www.arthurchristmas.com/
