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Il Maestro e Margherita

Pubblicato il 22 ottobre 2008 da Giovanna Vincenti


Il Maestro e Margherita

Roma, Spazio Morgana – L’assoluta negazione della parte più irrazionale, metafisica e, addirittura, sentimentale operata dal regime stalinista è indubbiamente alla base della stesura di quest’opera. La società russa dell’inizio ‘900 viene, infatti, tratteggiata attraverso una serie di grotteschi fantocci privi di qualsiasi spessore morale o intellettuale. Ma Il Maestro e Margherita è ben lontano dall’essere una semplice opera di militante opposizione al regime.

Romanzo apparentemente asimmetrico e poco lineare, con il suo andamento irregolare, quasi per libere associazioni, Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov raggiunge in realtà una compiutezza tale da elevarsi ad un sommo livello di espressione letteraria. Onirico e fantastico, spirituale e teologico; mirabile esempio di meta-letteratura (un romanzo nel romanzo che si rivela essere, addirittura, una sorta di vangelo apocrifo), ma anche di pungente satira alla società del suo tempo. Una società tanto meschina e asservita al potere da rimanere del tutto insensibile allo straordinario talento dello stesso Bulgakov, relegato, nel corso della sua vita, in un angusto angolo dell’attività culturale e teatrale del tempo (sorte che l’autore sembra aver voluto condividere con il Maestro). E, come se non bastasse, Il Maestro e Margherita è anche una struggente storia d’amore.

Ci si trova, insomma, di fronte a quelle che sono tra le pagine più belle della letteratura non solo russa e di quel periodo, ma addirittura mondiale e di ogni tempo, sebbene Stalin affermasse ‘I suoi romanzi, cittadino, non mi piacciono’ e si dovette aspettare ben tren’anni dopo la morte del suo autore perché questo capolavoro vedesse finalmente la luce delle stampe.

La scelta di portare in scena l’adattamento di un simile testo è già, dunque, di per sé meritevole di plauso. Una sfida non facile, specie per una compagnia di giovani attori. Ancora più difficile se si pensa che a dar vita all’ampia umanità che popola questa storia (o, meglio, questo concatenarsi di vicende che superano qualsiasi barriera temporale o spaziale) siano ‘soltanto’ quattro interpreti. Il risultato tuttavia è sorprendente: nel pieno rispetto e nella sostanziale fedeltà al testo quello che viene fuori è uno spettacolo brillante e coinvolgente.

Un sentito (e riuscito) omaggio tanto all’opera quanto al suo autore. Una rilettura in chiave teatrale dell’opera accurata e intelligente, che mantiene pressocchè immutate tanto la straordinaria ironia quanto il toccante lirismo e la accesa visionarietà del testo. Per far questo, sono sufficienti poche trovate, ben riuscite pur nella loro semplicità.

Il totale laceramento della quarta parete, poi, fa sì che il pubblico sia completamente coinvolto, quasi in balia della rappresentazione. E così lo spettatore si ritrova, ora, a prendere parte attiva a una delle varie riunioni dell’associazione Massolit, ora, ancora, ad assistere divertito e, allo stesso tempo, conturbato alla serata di cabaret, un felice connubio tra una magica atmosfera circense e la forza dirompente e provocatoria di un happening futurista. Dal meta-romanzo al meta-teatro, dunque. Ma a ciò si aggiunge anche l’incontro con l’arte cinematografica attraverso alcune proiezioni video.

Gli interpreti, carichi di un’energia dirompente, sono capaci di trasformarsi davanti ai nostri occhi senza l’aiuto di particolari effetti speciali, ma soltanto grazie ora a un cappello, ora a una maschera o, semplicemente, a un cambiamento del tono di voce. E, prendendo gradualmente possesso del pubblico, che pian piano si abbandona totalmente a loro, lasciandosi trasportare da un ambiente all’altro dello Spazio Morgana, in una sorta di spettacolo itinerante, riescono a commuovere, inquietare e divertire.

Tutto questo del resto dà la più che piacevole sensazione aver preso parte ad un’esperienza unica e irripetibile. Proprio come accade quando ci si immerge nelle pagine del romanzo.


Autore: Michail Bulgakov; Adattamento teatrale: Corrado Veneziano e Paola Ricci; Regia: Corrado Veneziano; Attori: Maria Laura Caselli, Alessandro Casùla, Paola Michelini, Alessandro Scaretti; Scene e costumi: Saverio Galano, Giovanni Giusto; Riprese video: Simone Baldini; Supervisione tecnica: Luca Baldini, Paolo Civati; Organizzazione generale: Raffaello Saragò, Nicola Batacchio.


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