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IL MERCANTE DI VENEZIA

Pubblicato il 17 settembre 2004 da Mazzino Montinari


IL MERCANTE DI VENEZIA

A quali parole attingere, quando vogliamo sapere qualcosa della terra e del mare, del cielo e delle stelle, dell’amore e dell’odio, del perdono e della vendetta, insomma della nostra misera e splendente esistenza? Non v’è dubbio alcuno: a quelle di William Shakespeare. Le sue opere sono impareggiabili, narrano dei vizi e delle virtù degli uomini di ieri come di quelli odierni, e tutto scopriremo di noi. Il cinema da sempre non ha potuto che inchinarsi al genio di Shakespeare cercando di approfittare di tanta abbondanza. Evidentemente gli esiti sono stati più o meno felici, ma si può aggiungere che in rarissimi casi si è assistito a dei veri e propri fallimenti, tale la potenza narrativa del Bardo.
L’ultimo Shakespeare in ordine di apparizione è quello messo in scena da Michael Radford, Il mercante di Venezia. Un lavoro accurato anche se il regista inglese, premuroso di svolgere con diligenza il compito, non ha osato, non si è arrischiato a “tradire” il testo per esaltarne ancor più le virtù. Eppure quest’opera consentiva tradimenti e, forse, li pretendeva.
La storia del Mercante di Venezia è fatta di uomini che odiano perché odiati, che amano perché amati. Insomma, non c’è dialogo tra amore e odio. Non si sceglie e non si rifiuta il destino, non si dialoga e a ogni azione si contrappone una reazione di pari intensità. Così, l’ebreo Shylock vive nel ghetto umiliato e vessato dai cattolici e per questo medita vendetta. E’ un usuraio e presta soldi al mercante Antonio col solo scopo di poter rivendicare, se non gli venisse restituito per tempo debito il denaro, la vita stessa del mercante. Antonio soffre per il giovane amico Bassanio e tutto farebbe per renderlo felice, anche mettere in gioco la propria vita. Bassanio ama la nobile Porzia che contraccambia con sentimenti sinceri.
In mezzo a questi e ad altri personaggi, c’è Venezia la città dove la fortuna si avvicenda alla cattiva sorte. Dove ogni uomo si costringe a odiare chi è diverso per razza o religione. Come si può ben vedere, le vicende del Mercante di Venezia ben si prestano a sovrapporsi a quelle della nostra civiltà, così lontana eppure così vicina se è vero che l’odio non è mai tramontato e difficilmente un uomo può pensare di scegliere o rifiutare ciò che il destino ha ordinato.
Radford, che è autore anche della sceneggiatura, ha restituito il senso universale dell’opera, approfittando anche dell’eccellente interpretazione degli attori, ma non si è spinto oltre, dando una connotazione fin troppo marcata ai personaggi che risultano unidimensionali, mentre nel loro essere preda dell’irrazionalità e dell’odio avrebbero dovuto essere presentati in modo decisamente più ambiguo.

[settembre 2004]

Regia: Michael Radford; sceneggiatura: Michael Radford dall’opera teatrale di William Shakespeare; fotografia: Benoit Delhomme; montaggio: Luca Zucchetti; musica: Jocelyn Pook; interpreti: Al Pacino, Jeremy Irons, Joseph Fiennes, Lynn Collins; produzione: Spice Factory, Shaylock Trading Ltd., Navidi Wilde Productions, Avenue Pictures, De Luxe Production, Istituto Luce, Dania Film, Immagine e Cinema; distribuzione: Istituto Luce; origine: Gran Bretagna 2004; durata: 124’.

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