Il pranzo della domenica

Alla fine della proiezioni di un film come Il pranzo della domenica, ultimo titolo della produzione vasta e variegata dei fratelli Vanzina, una frase freme sulla punta delle nostre dita mentre digitano sulla tastiera in cerca di un minimo di ispirazione: Non c’è proprio scampo! Quando si parla dell’immarcescibile duo campione d’incassi (non sempre) dell’italica commedia, infatti, le parole hanno il brutto vizio di defilarsi dal nostro discorso, le idee recalcitrano, solo gli aggettivi spuntano felici, ma, si rivelano, al fondo, incapaci di grattare il senso dell’opera in esame. In qualunque modo si voglia guardare l’opera di Enrico e Carlo Vanzina (che dovrebbero, in certa misura, aspirare alla carica di autori dal momento che firmano, di quasi ogni loro pellicola, soggetto, sceneggiatura e regia) il risultato resta invariabilmente sempre lo stesso: un prodotto inguaribilmente televisivo, profondamente manierato e assolutamente dilettantesco. Anche se negli ultimi anni i due hanno cominciato a sentire il bisogno di differenziare la loro una produzione in due tronconi ben distinti (uno più popolare, più fracassone e più in linea con una descrizione puntuale della deriva dell’italiano medio, nel modello mai abbastanza vituperato di Vacanze di Natale l’altro più autoriale, con malcelate ambizioni da commedia sentimentale come nel caso del film in esame), in realtà tali tronconi non tardano a mostrarsi come le due facce di una stessa medaglia. Il pranzo della domenica vorrebbe essere, come rigore di artista impegnato impone, il ritratto spietato di una famiglia della più classica borghesia romana nelle sue contraddizioni e nelle sue perenni crisi. Come sempre, quando il film reca il marchio vanziniano, sono presenti e messi in bella linea tutti gli italici vizi dal vuoto asettico dell’esistenza di Franca (Giovanna Ralli), una vedova che, per tradizione ingenerata da secoli di cattiva abitudine, invita a pranzo ogni domenica, le sue tre figlie con i rispettivi figli e mariti, all’avvocato (Massimo Ghini) tutto carriera e corna alla moglie (Galatea Ranzi); dal giornalista comunista e per questo fallito di Rocco Papaleo sempre in urto con il cognato fascista (Maurizio Mattioli), all’incertezza cronica della di lui consorte con numerosa prole; fino a giungere all’archetipo ormai consolidato da decenni di uso ed abuso della casalinga depressa Barbara (Barbara De Rossi). Quando la matriarca si rompe, finalmente, il femore e finisce in clinica tutta la famiglia non può non affollarne il capezzale e non può esimersi dal ributtarle addosso tutto il peso delle varie crisi coniugali e dei drammi più o meno significativi che ogni componente dell’eterogenea famiglia si porta dietro. Intenti d’autore, come si vede, che vorrebbero evocare spettri illustri come certe scene familiari bergmaniane o, più modestamente scoliane (sono citati in maniera più o meno diretta tanto La terrazza che La famiglia che, infine e soprattutto, C’eravamo tanto amati del regista di Trevico), ma rivelano, per lo più, una totale mancanza di talento e di capacità di andare oltre meri e scontati dati di costume. La strutturazione dell’intreccio, qui come in altri film dell’impareggiabile duo è di una povertà incredibile solo in parte riscattata dal tentativo di trovare, nella moltiplicazione dei personaggi (con certa vocazione alla coralità) un barlume di originalità. La sceneggiatura avanza con l’incedere ferrigno di ingranaggi troppo a lungo esposti alla pioggia (ci si consenta la metafora mettalurgica) e tutto l’apparato della messa in scena appare tirato via da autori e troupe troppo abituati alla comoda faciloneria di una filosofia alla Buona la Prima! Da questa fatica dei due registi emerge limpida la considerazione che il semplice voler fare cinema d’autore non porta, necessariamente alla produzione di un vero film d’autore. E bisognerebbe ricordare ai due cineasti che il linguaggio cinematografico ha pur fatto qualche passo nuovo dopo i mitici anni ’80!
(Il pranzo della domenica); Regia: Carlo Vanzina; sceneggiatura: Carlo Vanzina, Enrico Vanzina; fotografia: Claudio Zamarion; montaggio: Luca Montanari; musica: Alberto Caruso; interpreti: Giovanna Ralli, Massimo Ghini, Elena Sofia Ricci, Barbara De Rossi, Rocco Papaleo , Galatea Ranzi , Maurizio Mattioli; produzione: International Video 80, Rai Cinema; Origine: Italia, 2003 distribuzione: 01 Distribution
[maggio 2003]
