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Il segreto della vita

Pubblicato il 21 gennaio 2014 da Monia Manzo


Il segreto della vita

Dopo 25 anni dal debutto al Teatro dell’Orologio di Roma, la pièce "Il segreto della vita" di Bassetti sembra scuotere ancora molto le membra degli spettatori.
Ci si pone la domanda se la motivazione sia collegata ad una fase statica della società o se sia dovuta invece ad una visione lungimirante di questo fecondo autore. La risposta è immediata: Bassetti ha avuto una profetica intuizione, sicuramente generata in parte da una sorta di onirismo, che potremmo definire indecifrabile nella sua genesi, (visto il tipo di linguaggio e di sintassi utilizzata nel testo), sia ad una sensibilità artistica e umana comune a pochi contemporanei.
Non a caso Bassetti vanta collaborazioni con molti dei maggiori registi e interpreti del nostro teatro, tra cui Giorgio Albertazzi, Antonio Calenda, Cherif, Maurizio Panici, Massimo Belli, Marco Maltauro, Carlo Emilio Lerici, Pierpaolo Sepe.
Il regista in coppia con un altro conclamato professionista sia del teatro, nonché del cinema, vista la sua opera di autore musicale: Francesco Verdinelli, ricreano senza mai annoiare lo spettatore e nemmeno loro stessi, -si intuisce dalla piccante e sottile ironia che si insinua di continuo con notevole forza scenica- grazie ad un testo ricco di immagini e rimandi e ad una coppia di giovani sposi sconclusionati e scombinati, interpretati dai talentuosi Olivia Cordsen e Paolo De Majo. L’autore ci confessa che il tema principale, seppur importante nel testo non è l’omosessualità celata e negata socialmente attraverso un matrimonio di facciata, ma la paura ossessiva che nutrono gli uomini nel relazionarsi con il mondo femminile in particolare modo la responsabilizzazione nel ruolo di padri.
Lo spettacolo inizia con un’immagine da pubblicità per matrimonio: due giovani sposi, belli e pieni di aspettative, dopo il primo approccio fisico qualcosa comincia a destare sospetti: lui ostentatamente macho, lei stranamente inesperta.
Lei vuole una quantità industriali di figli e l’immagine che le sovviene continuamente al pensiero di riprodursi è quella dei tonni che nuotano liberi, al contrario lo sposo impazzisce al solo pensiero di pesci che finirebbero inevitabilmente in scatolette per commercio su grande scala. La metafora dei tonni è emblematica di tutto il senso dello spettacolo: il terrore dell’uomo di mettere al mondo dei bambini che nella società attuale avranno il triste destino di diventare solo un prodotto da macello.
Il motivo centrale non può essere spostato sull’omosessualità (come ha fatto la critica in passato), rivelata alla fine dal protagonista che preferirà addirittura il padre della sposa, -prodotto maschile e simbolo di sicurezza dei bei tempi andati- evento nel testo che seppur importante, in quanto simbolo di cambiamento all’interno di una società che ha sempre meno reticenza a esplicitare le proprie preferenze sessuali, non può però assurgere a manifesto dello spettacolo.
Bassetti ci ha disorientato e poi illuminato su quanto il genere maschile possa evitare quello femminile ed i motivi non sono espliciti, ma possiamo facilmente intuirli: l’angelo del focolare si è estinto e le nostre esistenze consumiste e regolate da sistemi giuridici in cui è tutelata la parità hanno trasformato il lavoro in un obbligo e un diritto. Purtroppo o per fortuna il mondo che auspicavano le femministe è arrivato e il loro grido "Tremate, tremate le streghe son tornate" sembra echeggiare seppur in maniera benevola nel sottotesto del ben riuscito spettacolo di mi Bassetti e Verdinelli.
Non è un caso che nella scena la giovane sposa imbracci la chitarra del marito come se fosse un kalashnikov e con sguardo fiero e deciso ci fa capire con estrema chiarezza che il suo di sesso non è affatto quello debole: il segreto della vita è lei a detenerlo.


(Il segreto della vita): Regia: Alberto Bassetti e Francesco Verdinelli ; drammaturgia: Alberto Bassetti;musiche originali: Francesco Verdinelli ; scenografia: Gianni Palocchi Poveri ; interpreti: (Olivia Cordsen) e (Pierpaolo De Mejo); costumi: Silvio Laurenzi; aiuto regia: Virginia Franchi; foto di scena: Pino Le Pera


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