Il volto di un’altra

Torna l’universo folle, ipercolorato, danzante di Pappi Corsicato. Il volto di un’altra, presentato in concorso al Festival Internazionale del film di Roma, può solo sembrare a prima vista un’opera superficiale, ma è in realtà l’ennesima visione di un autore tanto capace di astrarsi dalla realtà quanto di sfrondarla dal suo interno, esaminarla, criticarla, sbeffeggiarla ed in fondo anche amarla.
Il film è ambientato in un luogo indefinito, fuori da ogni coordinata geografica. Ma questa scelta non rappresenta un allontanamento netto dal mondo attuale, bensì il tentativo di universalizzare il suo racconto, la sua analisi sociale dell’oggi. La simpatica e bizzarra invettiva di Corsicato si rivolge in questo caso alla società contemporanea dell’apparenza, della teledipendenza, del vuoto divismo di questi tempi, dell’incapacità di costruirsi i propri sogni con dignità, della voglia tramutata in ansia di voler cambiare la propria vita con i mezzi più facili e diretti, che sia un sotterfugio arrivista, una comparsata televisiva o un intervento di chirurgia plastica. I protagonisti della storia sono Bella (Laura Chiatti), nota conduttrice televisiva di un reality in cui la gente comune si mette in mostra mentre si sottopone ad interventi per cambiarsi i connotati, e Renè (Alessandro Preziosi), marito e noto chirurgo plastico proprietario della clinica Belle Vie, dove centinaia di persone soggiornano felici, convinti di dare una svolta alle loro esistenze ringiovanendo il proprio aspetto. Quando Bella fa un’incidente in auto e subisce delle ferite al viso, solo apparentemente gravi, per entrambi è l’occasione di potersi rilanciare mediaticamente ed economicamente, fronteggiando il calo di popolarità della prima e la bancarotta del secondo.
Corsicato non cambia stile, anzi lo sprigiona sullo schermo senza limiti. Qualche caduta non manca, ma sono ipnotizzanti la tonalità quasi onirica del racconto, la sua atmosfera sospesa tra comicità, surrealismo e grottesco e la scenografia apocalittica (non a caso sulla Terra sta per cadere un asteroide) che strizza l’occhio a tanto cinema di fantascienza. La fotografia, come sempre nei film del regista partenopeo, brilla di fantastici colori pastello che donano alla pellicola un’aura cromatica finalizzata all’ostentazione della stessa costruzione filmica. Un’esplicitazione della finzione visibile anche nelle interpretazioni degli attori, sempre sotto e sopra le righe, come fossero i protagonisti di un cartoon. E le situazioni da film d’animazione non mancano, alcune esilaranti in pieno stile slapstick finalizzate solo all’intrattenimento, altre funzionali all’individuazione dei sottotesti sociali del film (vedi ad esempio i "fiumi" fognari che inondano la clinica nella sequenza finale).
Il volto di un’altra non ha la forza emotiva del precedente lavoro del regista, Il seme della discordia, e presenta momenti in cui il ritmo della narrazione si rallenta molto, ma possiede una straordinaria potenza visiva, vive di trovate continue e riesce a proporre una critica sociale dei tempi in modo divertito e divertente, soprattutto originale. Non è il miglior Corsicato, ma almeno un film che esce totalmente dall’omologazione del cinema italiano di oggi.
(Il volto di un’altra) Regia: Pappi Corsicato; sceneggiatura: Pappi Corsicato, Monica Rametta, Gianni Romoli; fotografia: Italo Petriccione; montaggio: Cristiano Trovaglioli; scenografia: Andrea Crisanti; interpreti: Laura Chiatti, Alessandro Preziosi, Lino Guanciale, Iaia Forte, Angela Goodwin, Franco Giacobini, Giulio Cristini; produzione: Rai Cinema, R&C Produzioni; distribuzione: Officine Ubu; origine: Italia; durata: 83’.
