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Pubblicato il 2 maggio 2006 da Andrea Di Lorenzo


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L’ultimo lavoro di Miike Takashi, una puntata realizzata su commissione dal canale satellitare americano Showtime per la serie Masters of Horror, preventivamente censurato dai vertici del canale a causa, si dice, di alcune scene ritenute troppo "pesanti" per il pubblico occidentale, viene presentato in anteprima assoluta, come evento inaugurale, in questa ottava edizione del Far East Film Festival. Presente in sala e chiamato a presentare il film, Miike è stato breve e coinciso: "Guardate il film e poi capirete perchè è stato censurato." E così sia.

La storia, tratta da un racconto di Iwai Shimako, è ambientata in un bordello giapponese dell’epoca Meiji (1868-1912), sito su di un isola infestata di presenze demoniache e strani personaggi. Christopher (Billy Drago) è un americano alla ricerca della prostituta giapponese Komomo (Michie), di cui è innamorato ed a cui aveva promesso di riscattarla per poi portarla in America. Sfortunatamente non sarà così facile. Scelta una casa di piaceri dove passare la notte, l’americano incontra una prostituta dal volto sfigurato (Kudoh Youki) che gli rivela la morte di Komomo, impiccatasi dopo essere stata brutalmente torturata dalla padrona del bordello. L’uomo è disperato ma lo sarà ancor di più quando scoprirà che la donna è un autentico freak... Il film di Miike, il più politicamente impegnato della serie, non risparmi nessuno: americani e giapponesi sono ugualmente presi di mira, con particolari riferimenti a temi quali la pedofilia, la pazzia e la vendetta, vero motivo della censura americana. Questi temi, generalmete glissati dalle reti americane, sono molto più "pesanti" delle fantomatiche scene incriminate per la loro crudezza, anche se sarebbe meglio definirle raccapriccianti: feti morti lasciati in balia della corrente d’un fiume, cervella spappolate estratte autonomamente dal cranio, unghie spaccate e gengive uncinate. Senza contare la chicca finale che evito di raccontare per non anticipare la sorpresa.

Il regista giapponese realizza (in HDV) un film di 68’ dal forte impianto teatrale e con una fotografia che ha nei rossi il suo punto di forza. La regia è come sempre pregna di ottime idee, tecniche e non, come quella di compenetrare flashback e presente filmico nel racconto della morte di Komomo o come la scelta di inquadrature insolite che, in aggiunta alla scenografia, rendono l’atmosfera molto intensa ed inquietante. Eppure si ha come l’impressione che Miike sia un pò gratuito in certi casi, aggiungendo particolari poco utili al fine dell’evoluzione della storia. Nel complesso, comunque, ci troviamo di fronte ad un altro piccolo cult di un regista che non smette di stupire: durante la conferenza stampa ha parlato dei suoi progetti futuri, dichiarando di averne molti, il regista ha rivelato che il primo che affronterà sarà uno spaghetti western. Staremo a vedere.

(Imprint) Regia: Miike Takashi; sceneggiatura: Tengan Daisuke, basata sul racconto di Iwai Shimako; fotografia: Kuriya Toyomichi; montaggio: Shimamura Iasushi; musica: Endo Kozi Jr.; interpreti: Kuodh Youki (donna sfregiata), Michie (Komomo), Billy Drago (christopher); produzione: Inoue Fumio, Jennie Lew Tugent, Lauren C. Weissman; origine: USA/Jap, 2005; durata: 63’.


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