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Incontro col pubblico: Carlos Diegues e Nelson Pereira dos Santos

Pubblicato il 28 ottobre 2008 da Chiara Piccolantonio


Incontro col pubblico: Carlos Diegues e Nelson Pereira dos Santos

Roma 2008. E’ Bruno Torri, presidente della Fondazione Cinema Pesaro, nonché docente di Istituzioni di Storia del Cinema presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’università di Roma Tor Vergata, ad introdurre i due grandi registi brasiliani Carlos Diegues e Nelson Pereira dos Santos.
L’incontro si propone di presentare, contestualizzando l’evoluzione della cinematografia brasiliana dagli anni ’50 sino ad oggi, quel movimento definito Cinema Novo che permise la nascita di un cinema autoriale in Brasile e che probabilmente rappresentò, dopo il periodo buio del ventennio 80-90, la matrice del cinema brasiliano dell’oggi, al quale appunto la kermesse romana dedica un’intera rassegna.
Il rapporto tra Italia e Brasile è da sempre stato molto profondo: proprio al Festival del cinema di Pesaro, negli anni 60, e ancor prima al Festival Ligure del Cinema latinoamericano, vennero scoperto questi giovani registi che si presentavano con idee convergenti ma difficilmente classificabili, dai diversi linguaggi e scelte stilistiche.
Il Cinema Novo viene spiegato da Santos e Diegues appunto come un movimento che nacque con un unico fine, quello di proporre film che potessero aiutare la decolonizzazione del cinema brasiliano, tessendo le proprie radici nella storia del Brasile stesso, cercando di dosare l’impegno politico con una grande ricerca espressiva.
Dos Santos fu sicuramente il precursore di questo movimento, girando nel 1955 e nel 1956 Rio zona norte e Rio 40°, ma il film che segnò definitivamente l’incipit del Cinema Novo fu Cincovelas Favelas, un’opera collettiva girata da cinque ragazzi che venne prodotta dall’Università di Rio De Janeiro.
Quando Bruno Torri chiede ai due maestri quale sia il loro concetto di Cinema Novo, entrambi sembrano non poter definire con poche parole il clima che portò i giovani registi a questa ricerca fortemente espressiva, né tantomeno come questi ragazzi abbiano trovato la chiave per cercare di superare una censura, passata da una dicta blanda ad una dicta dura, sempre più castrante. Diegues tiene particolarmente a sottolineare che nel processo di decolonizzazione culturale il cinema brasiliano tenne sempre presente il passato, il passato remoto e il presente della storia del Brasile, seguendo la scia dei movimenti modernisti nati in letteratura, pittura, musica e nella settimana dell’arte. I giovani autori, dagli anni 50 in poi, cercarono di affrontare tematiche che fossero chiarificatrici per la popolazione brasiliana, analizzando nel profondo la realtà e abbandonando un’arte mimetica, facendo riferimento all’esperienza neorealista italiana e prendendo come esempio il grande maestro Roberto Rossellini. Purtroppo, o per fortuna (considerando i grandi capolavori come Memorias do carcere, 1984 di Nelson Pereira dos Santos), la censura non permise mai al movimento di essere troppo esplicito, di aggredire la realtà, perciò i registi dovettero rifugiarsi nella metafora, nell’allegoria per poter vedere sui grandi schermi le loro opere e mantenerne inalterato il significato.
Le opere prodotte dai registi negli anni 60 vennero molto apprezzate a Venezia e Cannes, e proprio le co-produzioni con la Francia, l’Italia e l’Inghilterra permisero la sopravvivenza del movimento, al quale la censura cercò di togliere la base del proprio cinema: la materia prima della realtà brasiliana. Il ventennio 1980-1990 vide una decadenza del cinema brasiliano con 1-2 film prodotti all’anno, mentre oggi i film prodotti ogni anno si aggirano intorno a 90-100 e in quindici anni, dal 1994 ad oggi, 215 nuovi e talentuosi registi sono nati e sono stati riconosciuti a livello internazionale. Nelson, con orgoglio e ottimismo, si augura che il cinema brasiliano di oggi, divenuto regionale e quindi anche più variegato e variopinto, possa vivere una stagione eterna e fluente, e, dati i consensi di critica e pubblico per Estomago e O pai O, primi due film della rassegna Occhio sul Mondo, il successo, ce lo auguriamo, non tarderà ad arrivare.


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