Incontro con Claudio Cupellini e Toni Servillo - Roma 2010

Si intitola Una vita tranquilla, ed è il terzo film italiano in concorso a Roma 2010. Un buon film, teso, avvincente, un noir per certi versi inaspettato. Si, perchè Claudio Cupellini, il padovano regista dell’opera, era reduce da un esordio fatto di comicità e leggerezza: Lezioni di cioccolato, con Luca Argentero, Violante Placido e Hassani Shapi. Anche se già lì, in mezzo ad un umorismo non amaro, si toccava un tema delicato come quello dell’integrazione razziale.
Ora il giovane autore si presenta con una pellicola molto diversa, più oscura e drammatica, arricchita dalla presenza, in un cast concentrato e ben assortito, del grande Toni Servillo. Che ha incontrato la stampa, a più riprese, insieme al regista e agli sceneggiatori di Una vita tranquilla, oltrechè al produttore Fabrizio Mosca, ed al resto del cast. Abbiamo raccolto le loro dichiarazioni in conferenza stampa, e in un incontro pomeridiano organizzato con i giornalisti:
Cupellini: Il mio primo film era su commissione, ma l’ho portato a termine con successo. è un lavoro che ho fatto bene. Ed è stata un’esperienza che mi ha molto aiutato poi per questo secondo film. Che avevo iniziato a pensare già da prima del mio esordio, e che somiglia molto al corto con cui mi ero diplomato al centro sperimentale di cinematografia. Di Una vita tranquilla sono molto innamorato.
Servillo: Già leggendo la sceneggiatura mi aveva colpito la storia di quest’uomo che vuole fuggire dal proprio passato per redimersi, ma il passato, sotto le sembianze di un figlio, torna e rende quella redenzione impossibile, visto i crimini commessi dall’uomo.
Cupellini: Una vita tranquilla ha molti livelli di lettura. C’è una cornice di genere che contiene tante cose, prima di tutto il rapporto tra un padre e un figlio, un argomento che affonda le sue radici molto lontano, già nella tragedia greca..
Qualcuno chiede al regista se per il personaggio di Rosario Russo, interpretato da Toni Servillo, si sia in qualche modo ispirato al Titta Di Girolamo de Le conseguenze dell’amore..
Cupellini: Le conseguenze dell’amore è un film che amo molto. E’ stata una ventata d’aria fresca nel cinema italiano. Noi sin dall’inizio abbiamo pensato a Toni Servillo per il ruolo del protagonista, sperando che lui avrebbe accettato. Ma è chiaro anche che volevamo fare un film a modo nostro, una storia tutta creata da noi. Può darsi che qualche sfumatura simile a Titta Di Girolamo, Rosario Russo ce l’abbia, ma nel suo carattere è anche molto lontano dal personaggio del secondo film di Paolo Sorrentino.
Il film di Cupellini tocca il tema della camorra, anche se si concentra soprattutto su una tema classico come quello dei legami di sangue. Al regista, tuttavia, viene fatta una domanda anche sul tema attuale e delicato della criminalità organizzata italiana all’estero, toccato dal film:
Cupellini: Come ho già detto Una vita tranquilla è un film stratificato, poi è anche compito dello spettatore individuarne il nucleo centrale. In ogni caso l’idea di stare sul pezzo, di annusare il presente, era qualcosa che ci piaceva. Io amo quel cinema che farlo.
Intervengono gli sceneggiatori del film:
Tra gli spunti iniziali del film c’è un’articolo di tre righe letto molti anni fa su un giornale, ben prima che l’argomento rifiuti diventasse così trattato dai media. Era un articolo di cronaca minimo, che parlava dei treni che da Marcianise portavano in 24 ore i rifiuti in Germania. Da lì è partita l’idea del film, perchè la cronaca può essere raccontata in tanti modi.
Cupellini parla del lavoro degli sceneggiatori:
Con Filippo Gravino e Guido Iuculiano ci conosciamo bene, e spesso ho ritrovato nel loro lavoro le idee che ci eravamo scambiati tempo prima. La sceneggiatura è stata molto precisa sin dall’inizio, molto puntuale. Dal trafiletto sui treni siamo arrivati a un immigrato italiano in Germania, e siamo andati a leggerci libri che raccontavano storie di pentiti, storie di persone che pur essendosi ricostruite un’identità, convivono costantemente con il terrore. Poi è subentrata tutta la parte di fantasia, di invenzione..
Sulla coproduzione internazionale...
Cupellini: Il film è una coproduzione italotedescofrancese, anche perchè l’argomento dei treni che viaggiano in Europa per lo smaltimento dei rifiuti, riguarda tutti..
Sulla coproduzione del film interviene anche il produttore Fabrizio Mosca:
Mi sono da subito innamorato della storia, già prima di conoscere Claudio di persona. Questo tipo di storie sono molto utili per un produttore indipendente, perchè, per i temi che toccano e per il respiro che possiedono, consentono di incontrare l’interesse di molte persone. I primi ad essere coinvolti sono stati gli amici di Rai cinema, Brancaleoni e Caterina D’amico. Poi è arrivata la Germania, con cui c’è stata un’ottima collaborazione, e poi la Francia. All’estero il film verrà distribuito dalla Beta, (come per Le vite degli altri) e ciò credo che gli darà la possibilità di resistere molto anche fuori dall’Italia.
Il film è girato interamente in Germania, ed il protagonista Rosario Russo, parla in tre lingue: tedesco, italiano senza accento locale, e dialetto napoletano...
Servillo: All’inizio ero un pò spaventato dall’idea di recitare in tedesco. Ho detto a Claudio, "Chiama Bruno Ganz, che è più bravo di me e parla benissimo sia l’italiano che il tedesco". Poi ho capito che il personaggio si poteva nascondere dietro le tre lingue, che queste diventavano degli strumenti che lui poteva usare per evitare di scoprirsi. Il film ha dei dialoghi molto molto curati, c’è molta qualità ritimica nelle parole dei personaggi. Del resto, come diceva Eduardo, quando il testo è buono e gli attori sono bravi, mezzo spettacolo è fatto. E allora colgo l’occasione per dire che c’è una generazione di attori e registi giovani davvero in gamba.
Cupellini: Toni ha fatto davvero un gran lavoro, cosi’ come l’attrice tedesca che ha recitato in italiano, la quale ha fatto un lavoro simile ma all’inverso. Con Toni abbiamo lavorato piano piano sullo sgretolamento delle certezze del suo personaggio. Sapevamo di quanto avremmo dovuto muovere il timone di volta in volta per cambiare la sua rotta. Toni è stato fondamentale, senza di lui non ce l’avrei mai fatta...
Qualcuno nota come tra le relazioni familiari che dominano il film, e che gli garantiscono una valida robustezza, ci sia quella tra i due figli di Rosario, il giovane Diego, napoletano, e il piccolo bambino tedesco, figlio di secondo letto di Rosario Russo.. E’ un rapporto fatto tutto di silenzi, si sguardi efficaci...
Cupellini: Abbiamo lavorato molto sui gesti e sulle espressioni, in generale per tutti i personaggi del film. Del resto, quando si hanno attori così bravi e preparati, che vengono quasi tutti dal teatro, è anche più facile. Marco D’Amore (Diego nel film), ha fatto un gran lavoro, ha ripetuto la gestualità con la quale Toni aveva costruito il personaggio di Rosario, per sottoscrivere un’appartenenza. Gli sguardi, a volte, dicono più dei dialoghi. Gli attori del film mi hanno fatto tanti regali con la loro bravura..
Marco D’Amore, uno dei due attori giovani del film:
Il non detto è importante, ma anche la lingua è stata fondamentale nel film. L’uso del dialetto in qualche modo ci ha aiutato, è stato un punto di forza perchè ci ha permesso di essere molto diretti. Ma siamo stati attenti a parlare un napoletano comprensibile, ed in questo senso avevamo un orecchio padovano molto severo...
Parla Brancaleoni, di Rai cinema:
Ci ha colpito subito la grande qualità della sceneggiatura, il respiro internazionale del film, che è poi un pò la nostra linea. Devo dire che mi ha colpito molto la facilità con cui Cupellini è passato da una commedia a un film di genere cupo ed angoscioso..
Una domanda per Cupellini, da un giornalista che individua nella prima inquadratura (lo sparo al cinghiale) la metafora dell’animale braccato, riguardante la condizione di Rosario stesso. La domanda è sul finale del film, con il personaggio che ricomincia da zero. Viene chiesto al regista se da subito lo aveva pensato in quel modo...
Cupellini: Si. l’abbiamo concepito da subito in quel modo: il destino tragico di un uomo che è costretto a ricominciare da capo di nuovo, dopo un’altra fine.
Domanda generale a Servillo su come sceglie i film:
Servillo: Essendo un uomo di teatro ho molta fiducia nel testo. Di solito a teatro scelgo un autore che mi piace, e se poi ci sono degli attori che conosco, di cui mi fido, e con i quali magari in quel periodo sto facendo gruppo, considero molto anche questo. Al cinema è più o meno lo stesso, ma come per questo film molto dipende dalla sceneggiatura.
Qualcuno nota come tra i due film di Cupellini, molto diversi tra loro, il tema comune sia quello dell’immigrazione...
Cupellini: Non so, forse è un caso.. Posso dire che vivo a Roma da dieci anni pur essendo di Padova, e che la diversità è qualcosa di molto arricchente, sempre.
Agli attori Marco D’amore a Francesco Di Leva viene chiesto se la presenza di Toni Servillo li ha messi in imbarazzo o impauriti...
Marco D’Amore: Io lavoro con Toni da quattro anni a teatro, e quindi non c’è stato problema..
Francesco Di Leva: Io mi ricordo che a Roma, leggendo insieme la sceneggiatura e alcuni appunti sul mio personaggio, Toni mi ha detto: "Dimentica tutto e trattami male..."
Una domanda sulle musiche del film
Cupellini: Con Teho Teardo avevo lavorato anche nel mio film precedente. Lo conosco bene ed abbiamo le stesse passioni musicali..
Il futuro prossimo cinematografico di Servillo:
Servillo: Ho appena finito di girare un film in Francia, che esce a dicembre. Non so se qui in Italia uscirà. Si intitola Un balcon sur le mer, di Nicole Garcia. Per la mia fama all’estero devo molto a Gomorra e a Il divo, ma sono contento di aver fatto questo film perchè è diretto da una donna, che è poi anche un’attrice, ed io, al cinema, non ero stato mai diretto da una donna. Le donne sono fantastiche nelle arti sceniche, sono un faro. Gli esempi sono tanti....

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