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Incontro con Guido Chiesa e i protagonisti di Io sono con te

Pubblicato il 3 novembre 2010 da Edoardo Zaccagnini


Incontro con Guido Chiesa e i protagonisti di Io sono con te

Roma 2010 - Il film Io sono con te esce il 19 novembre, distribuito da Bolero, e, a parte Fabrizio Gifuni, che nel film ha un piccolo ruolo, e che non è presente in conferenza stampa, tutti gli altri, sceneggiatori, attori e produttori, ci sono. Ovviamente c’è anche il regista, Guido Chiesa, che è il destinatario della prima domanda. Quella di una giornalista che dice di aver compreso in questo modo il film:

Io l’ho capito così. Lei nel film sostiene che se Gesù è stato ciò che è stato lo deve all’amore e alla fiducia regalategli da Maria. Ogni donna, in un certo senso, potrebbe crescere un figlio in questo modo?

Guido Chiesa: La sua domanda e la sua considerazione meriterebbero una riflessione lunga molte ore. Il tutto nasce da un racconto che una donna ha fatto a mia moglie (la co-sceneggiatrice del film Nicoletta Micheli) su Maria. Un ritratto sorprendente, che dipingeva Maria non come una donna sottomessa, ma come una donna che sentiva un forte desiderio di libertà. E questo racconto non entrava in contraddizione con le scritture sacre, anche se un sacerdote mi ha detto, una volta, non pensavo che da un tema come questo si potesse ricavare ancora qualcosa di nuovo. Il suo film lo fa.

Interviene anche la stessa Nicoletta Micheli:

La domanda che lei fa è pertinente, e contiene già al suo interno la risposta. Ogni madre è decisiva per lo sviluppo e la riuscita, o meno, di un essere umano. Nel film si percorrono molte tappe del rapporto tra Maria e suo figlio Gesù. In un primo tempo viene raccontata un’esigenza fisiologica, e poi il rapporto si basa sulla fiducia. Maria crede totalmente in Gesù.

Guido Chiesa, riprende il discorso...

Un film del genere obbliga ad un rapporto con la dottrina, che noi abbiamo interpretato in maniera eterodossa, ma non eretica. Il nostro film si concilia con la dottrina delle scritture sacre. Ci siamo chiesti ciò che hanno visto i Re Magi, ad esempio, quando incontrato Gesù e Maria, che, come dicono i vangeli, hanno visto semplicemente una mamma un bambino..

Un altro giornalista fa notare come nel film manchino riferimenti al trascendente, la grazia non si manifesta, e il personaggio di Maria può essere ricondotto ad una donna protofemminista il cui comportamento non arriva che da se stessa e dal suo pensiero, e non da qualcosa di esterno..

Risponde Guido Chiesa: Io penso che la grazia sia accettare con amore ciò che Dio ci dà. Dio non appare nel film? Appare in tutto ciò che il personaggio di Maria fa. Dio entra nella storia attraverso il suo corpo. Volevamo raccontare come all’origine di Gesù ci sia l’amore di una madre. Il film inizia proprio con la voce di Maria che dice di essere cresciuta nell’amore senza richiederlo mai e senza aspettarlo.

Nicoletta Micheli aggiunge due parole sul personaggio di Maira e poi parla del contesto storico e culturale ricercato dal film:

Maria si rendeva conto di ciò che di straordinario stava vivendo, ma non era ancora in grado di razionalizzarlo. Abbiamo tentato di riavvolgere il nastro del tempo. Il tentativo era di disincrostare tutti i nostri saperi e di ritornare a quella genesi, spogliarsi di tutte le nostre sedimentazioni culturali..

Ai produttori viene chiesto se il pubblico sarà interessato a un film come questo, che tocca un tema così delicato e che è parlato in arabo con sottotitoli...

Giovanni Saulini di Magda film: Quattro anni fa circa, ci hanno raccontato a parole il film, e ci ha colpito molto il racconto di Gesù attraverso la figura della madre. Ed abbiamo deciso di intraprendere questo viaggio. Poi abbiamo sentito la necessità di incontrare altri partner, che abbiamo trovato in Colorado film e Rai cinema. Se questo può essere un film difficile per il pubblico? Innanzitutto dico che il film uscirà in sala doppiato in italiano, e per ciò senza i sottotitoli. Poi penso che questo film sia interessante per i credenti come per i non credenti, perchè si toccano temi sacri e universali, il concepimento, la gestazione, l’educazione dei figli, e sono argomenti che possono attirare molto pubblico.

Maurizio Totti, di Colorado film: Penso che il film sia molto interessante per il pubblico femminile. Se poi questi tipi di film non hanno un mercato enorme è perchè siamo di fronte ad un mercato malato, non sano. E questo è per noi il vero rammarico. Il film è uno sguardo originale su un tema superclassico. Io mio rapporto con Guido risale a parecchio tempo fa, e mi ricordo che dopo aver lavorato insieme lui mostrò molto rispetto per il mio lavoro, cosa che non sempre accade nel rapporto tra registi e produttori, visti, i secondi, spesso in maniera negativa.. Quando ho saputo che c’era questo progetto, mi sono innamorato dei temi che toccava. Non si tratta di un film ad altissimo budget, e non ci sono neanche cifre astronomiche per la promozione. Ma nello stesso tempo è un film che può migliorare le persone da un punto di vista umano.

Una giornalista parla di disobbedienza per il personaggio di Maria. E individua in lei una linea di continuità con i temi di tutto il cinema di Guido Chiesa.

Il modo in cui legge il mio percorso cinematografico non mi dispiace, ma al posto di disobbedienza parlerei di libertà. Maria crede in ciò che fa, nel suo agire individuale, ed anch’io nel mio agire sociale e politico. Oggi credo che per cambiare il mondo si deve partire dal rapporto tra una madre e un bambino, e che il padre debba cercare di non ostacolare questo rapporto. Nel film Maria non trasmette ansia a suo figlio, non lo considera un ramo storto da raddrizzare, al contrario. Poi è chiaro che non bisogna disobbedire per partito preso, nè di fare di tutta l’erba un fascio. Bisogna sempre reagire a ciò che si ha di fronte, di volta in volta..Se pensiamo che le regole non vanno bene, allora bisogna cercare di cambiarle, e il metodo è quello dell’amore, perchè è il metodo che fa la differenza quando si rompono le regole...

Nel film Maria si oppone alla circoncisione:

Guido Chiesa: Sia in America che in Israele esistono dei movimenti che vogliono eliminare la circoncisione, e noi ci siamo in qualche modo aggregati a questa idea. Se come vuole la dottrina, Gesù è l’uomo perfetto, lo è anche perchè non ha subito un trauma ad appena otto giorni di vita. Penso che un uomo che ad otto giorni di vita subisce un trauma del genere, poi non può dire le cose meravigliose che ha detto Gesù..

Una domanda al regista sulle fonti pittoriche e cinematografiche del film:

Innanzitutto parlerei della scelta di girare il film in arabo, che è stata sofferta e faticosa. Noi cercavamo uno scenario antropologico e umano che fosse il più vicino possibile alla Palestina di 2000 anni fa. Abbiamo fatto riferimento al terzo mondo, ed abbiamo poi scelto attori non italiani (Gifuni a parte). Siamo andati a girare in Tunisia per questi motivi, e quando abbiamo incontrato Nadia, per il personaggio di Maria, non abbiamo avuto alcun dubbio. Non le abbiamo dovuto insegnare niente, lei è figlia di contadini, e conosce solo il dialetto dei luoghi in cui è nata e sta crescendo. Lei ci aperto il film. Ed allora che senso aveva parlare una lingua che non fosse quella di quei luoghi? E poi l’arabo e l’ebraico sono due lingue provenienti dallo stesso ceppo, così come sono simili usanze e culture tra mondo arabo e mondo ebraico. Girare in quella lingua ci semplificava molto il lavoro, e rendeva gli attori molto più naturali. Abbiamo cercato di utilizzare più le similitudini che ci sono tra questi due mondi, rispetto alle differenze..

Per le fonti iconografiche dico, forse in maniera ovvia, che tutto mi influenza, da Caravaggio a Raffaello, ai film sul cristianesimo, Pasolini compreso, che era dilaniato da un rapporto conflittuale col sacro. Ma il vero modello di ispirazione per il film è stata la madre di Nadia, che nel film interpreta il ruolo della madre di Maria. Lei ha un modo di parlare molto sobrio ed usa solo tre espressioni del viso. Tutto il film si è confrontato con lei, anche il montaggio è avvenuto in questo modo.


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