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Incontro con il pubblico: Gli animatori a Catelli animati 2006

Pubblicato il 6 dicembre 2006 da Andrea Di Lorenzo


Incontro con il pubblico: Gli animatori a Catelli animati 2006

Come trovate i soldi per i vostri film d’animazione?
Diretto al punto: con questa domanda Luca Raffaelli ha aperto un incontro di discussione in cui a rispondere erano chiamati gli animatori ospiti della undicesima edizione de I Castelli Animati. Otto gli artisti sul "patibolo", equamente divisi tra italiani e stranieri. La domanda, che doveva dare il via ad una semplice enumerazione di tecniche di finanziamento, si è in realtà trasformata in una frustata diretta sulla schiena degli animatori nostrani, che in più di un’occasione hanno (scherzosamente) chiesto l’aiuto del pubblico, indicando il numero di Conto Bancario per le donazioni.

Le risposte alla domanda sono risultate nettamente divise: da una parte abbiamo gli animatori stranieri (americani, svizzeri, francesi), che nonostante certe difficoltà, sono supportati dallo Stato (come Schwizgebel) o sono comunque facilitati da una certa predisposizione del mercato verso i loro lavori (com’è il caso di Plympton); dall’altra parte ci sono invece gli italiani, costantemente alla ricerca di una maniera per finanziarsi.
In Italia non ci sono i presupposti per ragionare come gli americani o i francesi, non c’è una vera cultura dell’animazione, al contrario, invece, degli artisti, numerosi e di talento ma che faticano, e non poco, a reperire i fondi per realizzare i loro progetti.
A sottolineare questa situazione ci pensa Mario Addis: "In Italia non ci sono realtà o possibilità di presentare progetti personali, si può partecipare a lavori più grossi o trovare degli scampoli di altri lavori, come la pubblicità, per auto-finanziare i propri cortometraggi. Non ci sono molte alternative." Una dichiarazione che dimostra come l’autorialità, seppur ancora presente, è imbavagliata da un sistema che non permette una reale espressione personale.
Maurizio Forestieri, invece, indirizza la sua critica verso il mercato e, velatamente, verso lo Stato italiano: "Noi, autori di cortometraggi, ci siamo sempre auto-prodotti, non abbiamo mai riempito moduli per chiedere fondi statali. Dai miei lavori non mi è mai rientrato niente, se non la soddisfazione di partecipare a queste manifestazioni italiane e straniere. Il problema italiano è che non c’è un mercato del corto, cosa che invece ho visto molto all’estero. Ma le cose cambieranno."

Le cose cambieranno davvero? Forse è ancora presto per dirlo ma noi speriamo che ciò avvenga il prima possibile, perchè forme d’arte quali l’animazione devono essere adeguatamente sostenute. Ne vale la pena.


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