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Incontro con la giuria

Pubblicato il 6 dicembre 2011 da Antonio Valerio Spera


Incontro con la giuria

Al Jardin de L’Ange di Courmayeur, la giuria del Noir in Festival ha incontrato pubblico e stampa in una conversazione informale condotta dai direttori della manifestazione Giorgio Gosetti e Marina Fabbri. Una giuria variegata che certamente non lascerà da parte sorprese per i verdetti finali: a presiederla è lo scrittore americano Lawrence Block e a comporla ci sono Francois Guerif, editore francese di noir nonché critico cinematografico, e gli italiani Antonello Grimaldi, Vinicio Marchioni e Carolina Crescentini. Ovviamente si è parlato del festival e del cinema di genere, precisando a più riprese che le definizioni a volte sono poco chiare. Non so esattamente come poter descrivere il Noir, dare una definizione specifica è impossibile, afferma Marchioni. E’ difficile oggi dare una definizione – motiva Guerif – perché il genere si è modulato in maniera diversa nel mondo. E’ per questo che un festival come il Noir di Courmayeur è importante: offre una vetrina in cui gli stessi autori possono confrontarsi e scoprirsi. Aggiunge allora il presidente Block, riguardo alla concezione americana del genere: non è vero che il termine "noir" viene usato principalmente in Europa, anche noi in America parliamo di “noir”. Non crediate poi che i nostri thriller, detective story, crime fiction, terminologie tipicamente americane, siano generi o sottogeneri ben definiti. Tutt’altro, c’è molta confusione. Comunque – prosegue lo scrittore – è divertente un’affermazione di un mio collega: il noir è crime fiction scritta da un pessimista. Se la battuta di Block ha suscitato immediatamente risate in sala, di pessimismo poi nella discussione ce n’è stato parecchio, soprattutto quando il discorso si è spostato sulla situazione del cinema di genere in Italia. E qui Grimaldi, Crescentini e Marchioni non hanno frenato la loro amarezza. L’attrice romana, che ha appena finito di girare il thriller di Davide Marengo Breve storia di lunghi tradimenti tra l’Italia, Londra e il Sudamerica, ammette le colpe di produttori e addetti ai lavori ma ci tiene a sottolineare la pigrizia degli spettatori: Il pubblico non rischia più. La televisione osa più del cinema per questo. Il pubblico va a vedere al cinema cose che ha già visto a casa in TV, a meno che non abbiano la “convalida” dell’industria americana. I film che hanno la tutela degli spettatori sono sempre gli stessi e per questo vengono fatti sempre gli stessi film. Antonello Grimaldi, sulla scia della Crescentini, allarga il discorso: La colpa oggi è dei produttori, nessuno ha il coraggio di produrre delle cose diverse. Adesso i film di genere non si fanno più. I prodotti di genere fino poco tempo fa si vedevano in televisione, con fiction veramente ben fatte che avevano preso il posto del cinema di un tempo, ma adesso anche le fiction hanno perso quest’anima, già è finito questo periodo. E conclude: Se da noi rinascesse l’industria si tornerebbe a fare quel cinema di genere che non facciamo più. D’accordo con lui Vinicio Marchioni, che è stato protagonista del serial di genere più appassionante degli ultimi anni, Romanzo criminale: La serie è stata girata con le tecniche dei film di genere italiani degli anni ’60-‘70. Dovremmo prendere ispirazione da quel periodo, perché oggi abbiamo ottimi tecnici e bravi sceneggiatori, ma mancano certi tipi di produttori e distributori. Dovremmo avere l’incoscienza sana di quei film lì. Film, tra l’altro, che una volta si vendevano facilmente all’estero e che oggi vengono ricordati in tutto il mondo, come sottolinea Francois Guerif: sul terzo canale francese stanno facendo un omaggio a quel cinema e la prossima settimana passano un film di Damiano Damiani. Consoliamoci con le glorie del passato.


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