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Incontro con Mel Brooks

Pubblicato il 16 marzo 2006 da Andrea Di Lorenzo


Incontro con Mel Brooks

Mel Brooks è a Roma per promuovere l’ultimo film di Susan Stroman, The Producers: Una gaia commedia neonazista, ispirato al musical di Broadway rivisitazione del suo primo successo Per favore non toccate le vecchiette. Nella lussuosa cornice di un hotel romano, Brooks ha parlato del suo nuovo film, della censura e di Bush, mantenendo quell’ironia caustica che lo contraddistingue da sempre.

Signor Brooks può raccontarci dei suoi cameo nel film?

E’ vero, sono nel film. Ho doppiato Tom il gatto e il piccione Hilda, oltre che un nazista durante la messa in scena di Springtime fo Hitler (quello che dice "Don’t be stupid, be a smartie. Come and join the Nazi party!" ndr). Inoltre ho una battuta nella canzone finale, quando caccio via il pubblico dicendo "Tutti fuori, il film è finito!". Se poi aspettate la fine dei titoli di coda potete vedere la mia faccia. Peccato mi abbiano pagato una volta sola!

Lei ha spesso preso di mira i potenti con la sua comicità. Cosa pensa del fatto che qui in Italia due comici televisivi molto popolari e corrosivi, Daniele Luttazzi e Sabina Guzzanti, siano stati cacciati dai palinsesti televisivi?

In America noi sbarchiamo il lunario, ci costruiamo le case prendendo in giro Bush! Quello che mi dice è terribile... è difficile credere che in Italia ci sia un governo repressivo, è sempre stato un paese libero e democratico.

Se dovesse scrivere un altro musical ma con tematiche moderne, chi prenderebbe in giro?

Probabilmente ne farei uno intitolato Iraq Folies, senza però mostrare la guerra sui campi di battaglia, ma piuttosto per far vedere l’insanità mentale all’interno della Casa Bianca. Immagino questa scena dove Condoleeza Rice chiede a Bush: "Perchè stiamo combattendo in Iraq?" e allora Bush si rivolge a Cheney chiedendogli: "Già, perchè stiamo combattendo in Iraq?" e quest’ultimo rigira la stessa domanda a Rumsfeld e via dicendo... perchè in realtà nessuno sa che ci facciamo lì! E visto che le quotazioni di Bush sono in ribasso, molte persone verrebbero a vedere questo musical!

Perchè, secondo lei, gli americani sono ossessionati dall’idea del successo? E qual è stato il successo che le ha dato più gioia?

L’America è ossessionata dal business, se c’è una parola che descrive l’America è proprio business! Tutta questa ossessione per la Borsa che va su e giù... quando l’unico su e giù a cui bisognerebbe pensare è quello sessuale! I miei film sono come dei figli per me. Sono i miei bambini. E come tale il primo che fai ti sembra un miracolo, e forse per questo il più emozionante è stato proprio il primo: The Producers (Per favore non toccate le vecchiette).

Perchè ha deciso di fare un auto-remake, nonostante il successo dell’originale?

Per favore non toccare le vecchiette nel 1968 era un film perfetto. Ma c’era bisogno di un musical tratto da quel film: l’idea base era così buona che bisognava farne qualcos’altro e le 22 canzoni che ho scritto ne hanno fatto un musical fantastico, che stasera (ieri ndr) debutta anche a Roma. Perchè fare del musical un film? Perchè sentivo il bisogno di registrarlo per averlo disponibile per sempre, volevo che rimanesse nel tempo.

Com’è stato dirigere Lane e Broderick, già nel cast teatrale, e la nuova arrivata Uma Thurman?

Le interpretazione erano più grandi sul palco piuttosto che nel film. Sul palco fai un musical-comico, al cinema fai una commedia-musicale. C’è differenza: il ritmo è più veloce, più incalzante, più serrato. Broadway è più grande, più bello. Lane e Broderick lavoravano sul musical già da un anno, quindi sapevano quello che dovevano fare, mentre Uma Thurman ha imparato la sua parte in dieci giorni! In così poco tempo ha imparato a ballare e cantare! Incredibile. Anche se devo dire che per lei sul set è stato difficile: ogni minuto che recitava la interrompevo chiedendole un bacio, qualcosa... lei mi ha detto sempre no.

Lei ha messo volutamente alla berlina Hitler e i nazisti, ma di recente alcuni film come La Caduta hanno mostrato il lato umano del dittatore. Cosa pensa di questo revisionismo storico?

Non voglio che Hitler passi alla storia come un pover’uomo dimenticato. Era un mostro come i suoi colleghi: hanno ucciso milioni di persone, ebrei e non, e hanno provocato terribili distruzioni. Per questo non mi piace quando viene mostrato alla fine della sua vita con la mano tremante come ne La Caduta. I mostri non devono essere ricordati sotto quell’aspetto, ma come cattivi tremendi, in maniera tale che ciò non si ripeta.

Nella prima parte del film un personaggio dice: "Sorridi e il mondo ti sorriderà". Mi sembra una bella metafora del suo modo di vedere le cose, del suo modo di fare comicità.

Sì, è vero. La vita è dura, e la gente ha bisogno di ridere. Ridere allunga la vita: ad esempio chi andrà a vedere quasto film vivrà due anni in più rispetto a chi non lo vede... forse anche cinque. Sono felice di poter far ridere il pubblico: è la mia missione. L’ho scoperto quando ero ancora in fasce, quando le persone che mi guardavano nella culla scoppiavano a ridere! Ero un bambino divertente! Più tardi ho scoperto che se mia madre rideva io ero felice mentre se piangeva ero triste. Pur non capendo il perchè dei suoi stati d’animo, cercavo di farla ridere per farla sentire meglio. Mi piaceva sentirla ridere.

Cosa pensa della nuova commedia demenziale americana?

Ho imparato molte cose dai Fratelli Marx, dalle commedie screwball anni ’30 di Preston Sturges, da quelle di Lubitsch e di Billy Wilder. Erano registi che avevano uno stile ed un’arguzia fuori dal comune. I nuovi cineasti fanno commedie buone, come Due single a nozze o 40 anni vergine, ma penso che manchi la grazia, lo spirito e l’intelligenza di quelle vecchie commedie in questa nuova generazione.

Tra l’Hitler di Chaplin e l’Hitler di Mel Brooks quali sono le differenze, qual è il migliore?

Penso che quello di Chaplin fosse migliore. Il suo ritratto era quello di un egomaniaco, il mio è più terrestre, ma forse più cattivo.

Ha qualche progetto per il futuro?

Si, sto scrivendo un altro musical teatrale ispirato al mio film Frankenstein Junior. Dovrebbe debuttare a Broadway nel 2007. Questa volta però non ci sarà remake: Frankenstein Junior è perfetto in bianco e nero, e così resterà.


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