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Internat mon amour

Pubblicato il 3 luglio 2013 da Monia Manzo


Internat mon amour

Lo spettacolo Internat mon amour andato in scena dal 16 al 20 novembre al Teatro Machiavelli di Catania, e diretto da Salvo Piro, eclettico regista che ha deciso di supportare con la sua regia e con le sue innovative idee scenografiche, la scrittura e l’interpretazione dell’attore/drammaturgo Liborio Natali, è stato una vera e propria sorpresa.
La bellissima sala ottocentesca, messa a disposizione dall’università di Catania, che collabora attraverso il Dipartimento di Scienze Umanistiche e ora trasformata in un teatro, diretto da Lamberto Puggelli, era gremita dal pubblico e lo è stata per tutte le date, tanto che la compagnia ha dovuto, con grande soddisfazione, fissare altri due giorni di spettacolo rispetto a quelli previsti dal cartellone.
Il testo scritto da Liborio Natali è il secondo lavoro, con cui il bravo attore si occupa dell’infanzia violata, questa volta affrontando la delicata e scottante problematica della gestione dei bambini da parte del direttore di un orfanotrofio a Minsk.
L’elemento che colpisce - oltre all’interpretazione del personaggio nei minimi dettagli e nella forza mimica di un viso che coinvolge lo spettatore - è il punto di vista di colui che in qualsiasi testo drammaturgico considereremmo l’antagonista: il direttore dell’istituto.
Quest’uomo ossessionato dalla pseudo-cura dei bambini viene travolto da una sorta di loop cerebrale, per cui crede di essere veramente il loro salvatore, incurante delle condizioni abominevoli di sporcizia e precarietà in cui i piccoli si trovano a sopravvivere.
Natali ci coinvolge oltre che emotivamente, anche citando una parentesi storica bielorussa che va dal dopoguerra al disastro ecologico di Cernobyl, rafforzando in maniera decisiva la tensione di cui il testo è già caratterizzato. Questa storia seppur lontana geograficamente lambisce anche la nostra Europa e i risultati sono visibili a partire dalle conseguenze dei danni ecologici gravissimi subiti dai paesi dell’ex URSS, sino ad arrivare ai piccoli visi sofferenti e incorniciati da biondi e scarmigliati capelli dei bimbi spesso affidati alle famiglie italiane.
Alla fine dello spettacolo, molti spettatori spereranno che la storia dei piccoli affidati ai nostri conterranei non sia tanto crudele quanto quella descritta nel testo del giovane autore, alzeranno gli occhi guardando le proiezioni di fotografie storiche del primo novecento siciliano in cui i forti visi mediterranei alternati ad immagini di un principio di industrializzazione li renderanno ancora più partecipi e consapevoli che la storia non conosce confini o dispensa privilegi.


Di e con Liborio Natali
Regia Salvo Piro
Musiche a cura di Riccardo Insolia
Musiche elettroniche di Stefano Pagana
Assistente alla regia Carmelo Motta


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