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intervista a Roger Rueff

Pubblicato il 18 gennaio 2008 da Giovanna Vincenti


intervista a Roger Rueff

Ha debuttato per la prima volta in Italia, al Piccolo Eliseo Patroni Griffi di Roma, Hospitality Suite, una brillante commedia dell’autore americano Roger Rueff, diretta e interpretata da Danilo Nigrelli. Il titolo fa riferimento alla corrente pratica commerciale per incontrare e, quindi, acquisire clienti in un ambiente informale e gradevole (quale appunto una suite d’albergo); ma quella che Rueff ci presenta è una rappresentazione degradata e derisoria di questo modo di fare affari. L’azione si svolge tutta in una giornata all’interno della suite di uno squallido albergo nel Midwest. I protagonisti sono Larry e Phil, due venditori di lubrificanti, che aspettano l’arrivo di un cliente importante, tale Dick Fuller, il quale potrebbe risolvere i problemi della loro società, permettendo ai due commercianti, dopo anni e anni di grigia attività, di fare il salto di qualità. Con loro c’è Bob, un giovane ingenuo e animato da una fervida fede religiosa, alla sua prima esperienza di vendita. In attesa dell’incontro, i tre dipanano le loro esistenze e affrontano i grandi temi della vita attraverso battute brillanti e confessioni a cuore aperto. Alla fine, il ‘pezzo da novanta’ arriva, ma nessuno eccetto Bob saprà riconoscerlo. L’autore, Roger Rueff, presente alla prima, ci racconta la sua opera.

- Lei ha assistito all’allestimento di Nigrelli. Cosa secondo lei è stato colto appieno e cosa frainteso o magari solo trascurato?

Nell’allestimento al Teatro Eliseo, per la prima volta ho visto Hospitality Suite rappresentata in chiave irreale, con elementi come la chitarra dal vivo inserita sulla scena. All’inizio sono trasalito, ma dopo ho apprezzato l’ ‘artisticità’ dell’allestimento. In generale, sono aperto verso questo genere di allestimenti fuori dagli Stati Uniti (penso che questi elementi siano tanto apprezzati qui) nel momento in cui gli elementi fondamentali del dramma sono compresi e trasmessi al pubblico. Penso che questo valga per la produzione di Mario Ghinassi, per la regia di Nigrelli. Danilo ha studiato a fondo il dramma e ha compreso i suoi conflitti fondamentali, i problemi e i temi e d è riuscito a trasmetterli al pubblico. Non c’è stato nulla che è stato frainteso.

- Da questo testo è tratto il film,The Big Kahuna, diretto da John Swanbeck e di cui lei ha scritto la sceneggiatura. Quali differenze ci sono, per lei, tra cinema e teatro?

Il dramma originale (che è stato leggermente tagliato per l’allestimento dell’Eliseo) è di più di due ore, mentre il film è di 90 minuti, per questo lo spettacolo teatrale contiene qualcosa in più rispetto al film. Per certi versi, è stato molto difficile adattare il dramma poiché molte cose che vengono dette all’inizio sono riferite a cose che avvengono dopo nella storia, perciò ho dovuto prestare molta attenzione alle parti di dialogo da tagliare.

- Quale dei due preferisce?

Cinema e teatro hanno entrambi dei punti di forza e delle debolezze, non ne preferisco nessuno in particolare. Nel teatro, per esempio, è più facile permettere ai personaggi di parlare, perché è quello che il pubblico si aspetta. Gli spettatori di un film si aspettano di vedere accadere qualcosa piuttosto che ascoltarla, e, in genere non sono altrettanto interessati al dialogo, così l’azione nella storia deve essere illustrata diversamente.

- Lei è considerato erede di Miller, si riconosce in questa definizione? Ed è possibile secondo lei tracciare un parallelo tra Hospitality suite e Morte di un commesso viaggiatore?

Il dramma è stato spesso paragonato a Morte di un commesso viaggiatore e a Glengarry Glen Ross di Mamet, ma per me questi drammi differiscono da Hospitality Suite su un livello fondamentale. Nello specifico, entrambi i drammi sono sulla disonestà. In Morte di un commesso viaggiatore il protagonista è disonesto con se stesso - deludendo se stesso - e in Glengarry Glen Ross tutti i personaggi sono disonesti e cercano di truffare la gente del loro denaro con dei cattivi investimenti. Hospitality Suite, al contrario, è sull’onestà. E’ anche su altre cose - tra cui cosa significa essere umano - ma l’onestà è il vero grande tema del dramma. Nessuno cerca di imbrogliare nessuno o di essere disonesto con qualcuno. Bob cerca di essere coerente con il suo credo testimoniando la sua fede a Mr Fuller, perché lui onestamente crede che sia la cosa giusta da fare. Larry vuole che i clienti comprino i lubrificanti della sua compagnia, perché lui onestamente crede che siano superiori a quelli che qualsiasi altro poteva offrire. E l’onestà è un vero problema per Larry, in parte perché per il lavoro che fa è costretto a sentire tanti discorsi disonesti. Così, sebbene sia possibile paragonare Hospitality Suite per il fatto che entrambi abbiano sullo sfondo l’ ‘American business’ in realtà sono molto diversi nella loro anima.

- Hospitality suite è stata già tradotta in più parti del mondo, come si spiega questo successo?

Il film The Big Kahuna è stato visto in tutto il mondo, e ancora adesso i produttori teatrali che vedono il film cercano di contattarmi via internet. Così penso che il film abbia fatto una grande pubblicità al dramma teatrale. Per me, risulta interessante vedere quanto universale è stato il motivo del successo di Hospitality Suite in tutto il mondo, specialmente in Italia, dove ho ricevuto più richieste di produrre lo spettacolo che negli altri paesi. Naturalmente mi fa molto piacere il successo universale che il dramma ha avuto, e credo che questo sia dovuto ai suoi temi. Sono temi umani che trascendono dalla cultura.

- Secondo lei, è ancora possibile creare dei rapporti basati sull’onestà?

Dipende da che significato si da alla parola onestà, e per rispondere alla domanda, penso sia importante fare una distinzione tra onestà e trasparenza. Se io sono trasparente non nascondo nulla, e tutti i segreti della mia vita sono resi noti. Se invece sono onesto posso avere dei segreti, ma quando interagisco con qualcuno non mento per far valere le mie motivazioni, quali che siano. Il problema dell’onestà, va visto alla luce di un più ampio problema, quello della presunzione, che è il vero motivo del fallimento dei rapporti umani e della società. Carlos Castaneda, ha scritto che il suo mentore, Don Juan, una volta gli disse che se riuscissimo a vincere la presunzione, saremmo capaci di cose incredibili. Credo che questo sia vero. Sembra che tutti le nostre colpe nei confronti degli altri, nonché di noi stessi, derivino dalla presunzione.

- In Hospitality Suite, nessuno apparentemente sembra uscire vincitore, è realmente così? E se sì, è, secondo lei, questa una situazione irreversibile?

Dipende da cosa si intende per vincitore. L’affare fallisce, è vero. Così Phil e Larry torneranno in ufficio senza aver raggiunto il loro obiettivo. Ma il loro rapporto è stato portato su un nuovo livello da ciò che è accaduto, e Larry è costretto ad abbandonare la maschera da venditore per poter fare un bilancio della propria vita. Bob riceve un consiglio da Phil che non può ignorare. Mentre Phil vince il rapporto con Larry e un conferma della sua visione della vita.


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