Intervista al maestro Antonio Coppola

Da trentatre anni alle Giornate del Cinema Muto c’è un musicista che ha fatto dell’accompagnamento per i film muti un mestiere. Parliamo di Antonio Coppola, maestro nell’improvvisazione e creazione di colonne sonore per film muti da quarant’anni. Un tocco elegante e sobrio che accompagna da sempre il festival di Pordenone.
Ho letto che vieni originariamente dagli ambienti dei cineclub romani L’officina e Filmstudio?
Sì è vero. I cineclub sono stati la mia formazione di quegli anni. Poi sono stato un anno e mezzo in America al Lincoln Centre a formarmi sulle partiture. Ho guardato film su film per scoprire che cosa è la musica da film di tutti i tipi (dai capolavori a quelli meno). Ho cercato di conoscere la tradizione ma con questa ho creato una mia autonomia.
La musica da film, in particolare quella di film muti, è considerata un genere minore della musica. Che ne pensi?
Credo che l’improvvisazione e la conoscenza sconfinata di partiture sia fondamentale per fare questo mestiere. Perché è un mestiere e per un musicista non è musica di serie B. Basta pensare al bagaglio di esperienza che richiede questo lavoro. Il fatto che sei un musicista non legittima a sottovalutarlo.
Puoi descrivere come avviene il tuo lavoro?
Improvvisazione, improvvisazione, improvvisazione.
A volte utilizzo cue sheets, un foglio delle battute, che può servire come un canovaccio.
A volte vado di mestiere e cerco di riferirmi a partiture pre-esistenti.
Bisogna comunque considerare che il film è parte centrale del tuo lavoro e che dunque si tratta di immergere il pubblico al centro dello schermo.
E’ il contrario dei film sonorizzati in cui la musica emerge esce dallo schermo.
Si tratta appunto di creare una tensione elegante tra il pubblico e lo schermo. Questo non è per nulla semplice.
Ho letto che hai definito la musica da film: musica da vedere. Potresti spiegare meglio questa definizione?
Prendi un film come Via col Vento.
Prova a vederlo senza musica.
Manca sicuramente qualcosa. Il compositore Max Steiner ne ha fatto un vero e proprio spartito che è parte integrante del film.
Cosa pensi invece degli accompagnamenti musicali con il jazz?
Quel tipo di accompagnamenti sono troppo "urlati".
La musica deve essere una continua tensione tra schermo e spettatori.
Il rischio di molti musicisti è quello di far emerge prima loro che quello che viene proiettato nello schermo. Non devi mostrare nulla. Devi servire allo schermo e al pubblico.
Quale è il tuo genere di film che preferisci accompagnare?
I film drammatici, non quelli comici. Mi danno la possibilità di variare di più l’accompagnamento.
Come consideri il panorama odierno del tuo mestiere?
In questi ultimi anni c’è stata un’involuzione, dominata da cliqué sul genere di film, visto che comunque lo spettatore e l’appassionato di film muti è considerato un "nostalgico". Credo tutto sia legato da come si affini l’orecchio degli spettatori. Oggi forse questo si sta perdendo...
