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Jean Reno: "Benigni chiamami!"

Pubblicato il 23 luglio 2012 da Antonio Valerio Spera


Jean Reno: "Benigni chiamami!"

Dopo Jessica Alba e Nicolas Cage, ad infiammare i ragazzi del Giffoni Film Festival è stato Jean Reno. “Datemi un paio di giorni e parlerò un napoletano perfetto”, ha esordito la star di Léon. Trapiantato ormai a New York e protagonista di tanto cinema americano, Reno è in questi giorni sugli schermi italiani con la commedia Chef, ennesimo prodotto francese di genere ad ottenere successo in questa stagione cinematografica.

Reno, secondo lei perché le commedie francesi stanno ottenendo questo grande successo?

Credo che la gente abbia bisogno di qualcosa per distrarsi dalla vita difficile che è costretta a fare. La commedia ci aiuta ad andare avanti, a passare delle ore tranquille. Anche io quando vedo una buona commedia sono contento. Molti pensano sia semplice far ridere ma non è così, non è mica facile essere Charlie Chaplin.

Vorrebbe tornare a lavorare in Italia?

Roberto dove sei? Chiamami per favore! Roberto Benigni, con cui ho lavorato in La tigre e la neve, ha un cuore enorme, è una persona unica, straordinaria. Purtroppo gli altri registi italiani con cui ho avuto l’onore di lavorare, Antonioni e Ferreri, non ci sono più, ma con Roberto tornerei a lavorare subito.

E’ vero che Aurelio De Laurentiis le ha proposto di interpretare la serie tv tratta dal romanzo di Faletti Io uccido?

E’ la prima volta che sento parlare di questa cosa. Adesso sto girando una serie a Parigi, dal titolo Jo, in cui interpreto un poliziotto. Ci sarà anche un’attrice italiana in un piccolo ruolo, ma non so ancora chi sia.

Come si prepara per i ruoli fisici degli action movie?

Ci sono due scuole di recitazione. Quando giravano Il maratoneta, Dustin Hoffman per prepararsi alla scena, correva e correva prima di iniziare a girare. Laurence Olivier lo guardava e gli diceva ‘ragazzo, fermati e prova a recitare’. Tutti i metodi sono validi, per me non esiste una scuola più giusta dell’altra, un attore deve fare quello che sente più vicino alla sua natura. Per me la cosa veramente importante è mantenere una condizione fisica simile a quando avevo 17 anni e volevo fare l’attore: non bere troppo, dormire, non prendere droghe, capire che il corpo è uno strumento fondamentale.

Cosa pensa della situazione attuale del cinema americano?

Negli Stati Uniti si realizzano grandi blockbuster, che spesso puntano sulla tecnica del “franchising”, con sequel e remake, e ottengono enormi incassi, e poi c’è un cinema indipendente molto vivo. Le major hanno paura di perdere soldi e per questo puntano sul sicuro. In questo momento però la situazione non è così bilanciata come un tempo.

Prossimi progetti “americani”?

Ho appena terminato le riprese di un piccolo film indipendente con Katie Holmes, diretto da Christian Camargo. E’ un adattamento de Il gabbiano di Checov, in cui io interpreto il dottore.

E’ stato giusto secondo lei annullare l’anteprima parigina di The Dark Knight Rises?

Giustissimo. Quella che ha avuto luogo a Denver è stata una vera e propria strage e sarebbe stato davvero inopportuno fare la prima. Sono davvero sconvolto da quanto accaduto.

Che ne pensa del Giffoni Film Festival?

E’ un festival necessario, come diceva bene Truffaut. Il direttore Claudio Gubitosi emana la luce dal cuore ed è la stessa luce di tutti questi ragazzi.


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