Josef Albers - troppo contemporaneo per essere vero. Viaggio nella storia delle arti multimediali.

Una retrospettiva, la prima in Italia per completezza, alla Galleria Civica di Modena, fino all’8.1.12, con Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Josef and Anni Albers Foundation (Bethany, Connecticut, USA), Foundation for American Art di Chicago, sulle opere di Josef Albers e in grado di documentare tutte le diverse fasi della sua attività artistica. Allora si parte dalla Bauhaus, Weimar, Dessau, Berlino, coi primi sentori gestaltici e tutta la teoresi letteraria sul colore e la forma comune a molti dell’epoca, considerando gli scritti di Kandinsky e Paul Klee. Si arriva all’esperienza americana disposta tra la Yale University (Yale, Connecticut) e il Black Mountain College (Black Mountain, Swannanoa Valley, sotto il Massiccio del Blue Ridge, North Carolina, devoto ai valori della nascente filosofia americana, a John Dewey in particolar modo, e a Charles Sandres Peirce a stretto giro di analogie mnemoniche - e comunque ora si dice Black Mountain College Museum + Arts Center, la scuola è chiusa dal 1957, dopo di che, chi a NY chi a San Francisco, con le rispettive consonanze, si aprì la strada all’arte e alla musica detta degli anni sessanta). Si ritrova Gropius, il maestro e il fondatore della Bauhaus. E si incontra John Cage che lì, al Black Mountain College, organizzò il suo primo happening (anche se tecnicamente non si può parlare di happening in quel caso); Merce Cunningham, anche, che vi fondò invece la propria compagnia di danza, de Kooning, Robert Rauschenberg, e Kenneth Noland (anche Arthur Penn ha studiato al Black Mountain College).
Josef Albers ha contribuito allo sviluppo del concetto di gatefold cover per i 33 giri, le copertine che si aprono, quelle dei dischi. Era il 1959, e ne ha progettate alcune con Enoch Henry Light, che le utilizzava per le sue extensive liner notes sulle sue produzioni musicali. Ma da un lato, già la RCA (la RCA Victor aveva scelto Andy Warhol per le sue copertine dopo Jim Flora) si dice le utilizzasse per i suoi 45 RPM di punta, tipo Nat King Cole, Unforgettable, realizzato su due 45 giri; e dall’altro la prima gatefold cover per formati a 33 1/3 sembra poi sia stata realizzata per Ella Fitzgerald e il suo Cole Porter Songbook del 1956 (Verve, la stessa del primo disco dei Velvet Underground prodotto da Andy Warhol) - una serie celebre di queste liner notes su gatefold cover di un disco del 1962 compone l’alpha e l’omega dei Pink Floyd, considerando proprio il loro ultimo lavoro uscito nel settembre 2011. E l’ambito è quindi quello della costruzione di una nuova arte, polisensoriale, prima gestaltica che psichedelica, nelle sue confluenze più estreme, o multimediale, nelle sue manifestazioni contemporanee o premoderniste degli Omaggi al Quadrato: una serie di studi finiti sulle lunghezze d’onda percepibili a occhio nudo.
Albers sostiene che i colori e la loro quantità reciproca nello spazio di un quadro non sono un fatto ma una percezione; e con una certa evidenza dei fatti si arriva nel pieno della continuità storica degli studi gestaltici sulla percezione e i suoi mutevoli inganni. Si viaggia sulla via del New Look Of Perception, che dalla Gestalt continentale (da Mach, al collettivo di genere IDM Gescom, degli Autechre), contigua alla Bauhaus, che proprio con la Gestalt diede vita al concetto moderno di design (in mostra ci sono alcuni mobili disegnati da Albers), traduce in una lingua nuova le linee di una nuova visione artistica, la cui variante più delicata, dolcemente minimalista (Albers ha introdotto in arte e agli artisti americani il concetto e la voglia di minimal) e ossessivamente ripetitiva, ricorsiva, paranoica, ipnotica, sinestetica, di percezioni illusorie e gestaltica prima che psichedelica, o d’avanguardia artistica in generale, è data dalla collezione delle opere d’arte di Josef Albers, verso un puntinismo tridimensionale, un mosaico puntinista sgranato, umano quasi digitale, analogico, vintage, come tutto il design Bauhaus ai nostri occhi: un Mondrian pensoso, piantato per terra, dritto all’origine dell’esperienza del colore.
