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La Comune

Pubblicato il 31 marzo 2016 da Gherardo Ugolini
VOTO:


La Comune

Una rievocazione nostalgica con qualche tratto d’ironia appena accennato e una tonalità di fondo sostanzialmente elegiaca. Il nuovo film di Thomas Vinterberg s’intitola Kollektivet, letteralmente La comune, ed è una «dichiarazione d’amore a quella che è stata la sua infanzia in una comune e a un’epoca in cui le persone stavano insieme e condividevano le cose», come lo stesso regista danese ha spiegato ai giornalisti subito dopo la proiezione al festival di Berlino. Siano nella Danimarca negli anni Settanta e il professore d’architettura Erik (Ulrich Thomsen) con la moglie Anna (Trine Dyrholm), annunciatrice televisiva di successo, un po’ per sfuggire alla routine del menage coniugale e un po’ per assecondare lo spirito dei tempi prendono una decisione epocale: si trasferiscono a vivere nella grande villa di campagna dove Erik era cresciuto da bambino in un sobborgo di Copenhagen. E lì mettono in piedi una vera e propria comune insieme con alcuni amici e conoscenti. In tutto sono una dozzina di persone, per lo più squattrinate ed eccentriche, ma tutte convinte della scelta di uno stile di vita alternativo. Tra di loro ci sono anche due bambini: la quattordicenne Freja (Martha Sofie Wallstrøm Hansen), figlia di Erik e Anna, e un piccolo di soli sei anni, figlio di Stefen e Ditte, affetto da crisi respiratorie e ossessionato dall’idea di dover morire.
I primi tempi trascorrono felici tra cene in compagnia, grandi bevute di birra, risate, nudismo collettivo e surreali riunioni di casa in cui si distribuiscono i compiti e rendicontano le spese. «Siete tutti voi la mia vera famiglia» sospira uno dei personaggi in un momento di abbandono. L’equilibrio si spezza quando Erik s’innamora di una sua studentessa di nome Emma (Helene Reingaard Neumann) e desidera portarla a vivere con sé dentro la comune. La moglie si dimostra donna molto coraggiosa e generosa e pur di restare fedele ai propri ideali accetta la convivenza nella casa con marito e amante. Ma la tensione si fa rapidamente insostenibile e ingestibile. Il regista ci mostra così, un passo dopo l’altro, il tracollo psicologico di Anna che finirà col ridursi a pezzi e con il mettere in discussione le proprie convinzioni. Quello che voleva essere la realizzazione di un sogno utopistico all’insegna della solidarietà e dell’armonia si trasforma presto in un continuo dilemma tra gli ideali di una generazione e le esigenze individuali di ciascuno. L’atmosfera da spensierata e allegra diviene tetra e cupa. In una comune ci si può sentire soli e disperati tanto quanto in una normale famiglia borghese, se non peggio.
Il film di Vinterberg è ben costruito e si guarda con piacere, ma la sensazione è che non decolli mai e non scavi troppo al di sotto della superficie. Di sicuro niente a che vedere con i due più riusciti precedenti lavori del regista danese, Festen – festa in famiglia (premio della giuria a Cannes nel 1998) e Il sospetto (nomination all’Oscar del 2012 per il miglior film straniero). Come già accennato Vinterberg ha inteso rievocare un pezzo della propria autobiografia essendo vissuto da ragazzo tra i 7 e i 19 anni in una comune simile a quella del film. Tale proiezione autobiografica è esplicitata dal personaggio di Freja, la figlia di Erik e Anna. È il suo sguardo distaccato e pensieroso che in qualche modo dirige il racconto indicando un preciso angolo di visuale. La ragazza sembra poco coinvolta nella vicenda dei grandi, accetta passivamente il succedere degli eventi, ma la crisi coniugale dei genitori e la convivenza forzata del padre con la moglie e con la giovane amante segna per lei un sorta di “perdita dell’innocenza” sancita dalla scoperta del sesso con un coetaneo. Quando vede la madre nel panico, sofferente e come paralizzata, è la figlia che trova il coraggio di dire davanti a tutti che la situazione si è fatta insostenibile e che la madre non può più continuare a vivere nella comune con gli altri.


CAST & CREDITS

(Kollektivet); Regia: Thomas Vinterberg; sceneggiatura: Thomas Vinterberg, Tobias Lindholm; fotografia: Jesper Tøffner; montaggio: Anne Østerud, Janus Billeskov Jansen; musica: Fons Merkies; costumi: Ellen Lens; interpreti: Ulrich Thomsen, Trine Dyrholm, Helene Reingaard Neumann, Martha Sofie Wallstrøm Hansen, Lars Ranthe, Fares Fares, Magnus Millang, Julie Agnete Vang, Anne Gry Henningsen; produzione: Zentropa Productions (Hvidovre), Toolbox Film (Copenhagen); distribuzione: Trust Nordisk (Hvidovre); origine: Danimarca, Svezia, Olanda, 2015; durata: 111’


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