Cannes 2017 - L’amant d’un jour

Un altra conte d’amore è passata, dopo Un beau soleil intérieur di Claire Denis, alla Quinzaine des réalisateurs, firmata da un altro maestro del cinema francese, che con la scelta rigorosa di un bianco e nero sgranato e poco contrastato continua a percorrere le strade di un cinema che sa di antico, di semplice, di immediato, e che racconta una ben precisa classe sociale, inserita in ambientazioni austere e disadorne, sfondo delle vicende in prevalenza amorose di gente comune, buona, onesta, dotata di tutti i pregi e difetti degli esseri umani, vittima del dio che ha fornito, e continua a fornire, prima alla letteratura e poi al cinema, un filone inesauribile di argomenti e suggestioni: Eros. Quello di Philippe Garrel è un cinema che disdegna i gesti plateali e il grande spettacolo, di matrice senz’altro letteraria, ma di un realismo limpido, trasparente, gestito con una leggerezza di tocco che sa conferirgli un’oggettività universale. Se nei due film precedenti di Garrel (La jalousie e L’Ombre des Femmes, presentati negli anni scorsi uno a Venezia e l’altro a Cannes) soffiava una gentile brezza di commedia, nell’incipit di L’amant d’un jour la sofferenza d’amore invade lo schermo con l’insostenibile torrente delle lacrime e dei singhiozzi di Esther Garrel: mollata dal ragazzo che l’ha sbattuta fuori di casa, chiede ospitalità a suo padre, professore universitario legato sentimentalmente ad una sua alunna che ha la stessa età della figlia… Ha così inizio una storia circolare che vedrà il lento, progressivo ritorno alla normalità della ragazza, mentre il padre dovrà a sua volta affrontare il tradimento della giovane amante. Garrel filma questo fiume d’amore che tutti lambisce e travolge con l’occhio di un padre che ricorda di aver amato, di aver provato l’incanto dell’innamoramento, di aver subito le ferite dell’abbandono, non potendo far altro che restituire con il racconto l’oggettiva impossibilità di dominare un dio tanto capriccioso e crudele. Costruisce un film dai toni dimessi, smorzati, eppure mai minimale, perché se l’incertezza della corrispondenza amorosa nel caso di una relazione tra due persone di età molto diverse produce un disagio da gestire con dignitosa maturità, il miracolo della nascita, o della rinascita di un amore richiede un occhio circonfuso di stupore e tenerezza. La gioventù osservata dallo sguardo di Garrel è di una autenticità disarmante: qualcosa di perduto e lontano, ma che è stato nostro e ci apparterrà per sempre nel ricordo. Scritto insieme a Jean-Claude Carrière, L’amant d’un jour aggiunge una preziosa pietruzza al grande mosaico di un cinema francese d’autore dal marchio riconoscibile di una grammatica e di uno stile ancora fertilissimi e in buona salute.
(L’amant d’un jour); Regia: Philippe Garrel; sceneggiatura: Jean-Claude Carrière, Caroline Deruas, Arlette Langmann, Philippe Garrel; fotografia: Renato Berta; montaggio: François Gédigier; musica: Jean-Louis Aubert; interpreti: Eric Caravaca, Esther Garrel, Louise Chevillotte; produzione: nome; distribuzione: nome; origine: Francia, 2017; durata: 76’
