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L’Apollonide - Souvenirs de la Maison Close - Cannes 2011 - Concorso

Pubblicato il 16 maggio 2011 da Antonio Valerio Spera


L'Apollonide - Souvenirs de la Maison Close - Cannes 2011 - Concorso

A volte il cinema di denuncia o di critica sociale può cadere in una brutta trappola: quella di descrivere e mostrare il tema, la situazione o la condizione a cui la denuncia è indirizzata e di non graffiare, non scavare in essa, non attaccarla, rimanendo in superficie e rischiando di non oltrepassare la pura estetica vuota di contenuti o addirittura di ribaltare i propositi iniziali. E’ il caso sfortunato di L’Apollonide –Souvenirs de la Maison Close, l’opera di Bertrand Bonello presentata in concorso al 64° Festival di Cannes. Il regista francese, attraverso il racconto di vita quotidiana di un bordello d’inizio secolo, con le giovani prostitute disposte a soddisfare ogni desiderio dei propri clienti, a subire le loro follie, e a condurre un’esistenza infelice e priva d’amore, tenta di scagliare una violenta critica alla reificazione e alla mercificazione del corpo della donna, oggi come ieri. Ma l’obiettivo appare lontano e il risultato è più che deludente. I problemi de L’Apollonide sono riscontrabili sia nella sceneggiatura che nella messa in scena. I caratteri dei personaggi femminili sono appena abbozzati e descritti con mano leggera. Nessuno di essi viene approfondito e la coralità del racconto disperde lo sguardo del regista, che finisce per omologare le figure, ponendole giustamente tutte sullo stesso piano di importanza, ma purtroppo rendendole al contempo una la copia dell’altra. A ciò va aggiunta una narrazione statica, quasi inesistente, costruita interamente sulla ripetizione di situazioni quasi identiche e senza nessuna scena madre. Il film non ha nessun picco, procede uguale a se stesso per più di due ore, con personaggi involuti e idee poco originali. Si guarda l’opera in attesa che succeda qualcosa, che il ritmo da un momento all’altro possa salire, che il racconto prenda il volo e che il tocco del regista si faccia più chiaro. Ma non avviene niente di tutto ciò e si rimane semplicemente avvolti in una scenografia sontuosa e in una fotografia dagli affascinanti colori pastello e dalle luci soffuse e delicate. Bonello si perde in una cura formale eccessiva, nella costruzione di inquadrature che appaiono sullo schermo come splendide pitture senza prospettive emotive, dimenticandosi per strada di affondare la lama e approfondire l’assunto iniziale. E quando prova ad osare, con simbolismi, inutili split-screen ed esplicita violenza il film ne risente per retorica e banalità. Come nel finale, quando il balzo temporale al giorno d’oggi cede al didascalismo più smaccato.
Unica nota positiva, il gruppo di attrici, di cui fa parte anche la nostra Jasmine Trinca, in una delle sue migliori interpretazioni.


CAST & CREDITS

(L’Apollonide – Souvenirs de la Maison Close) Regia: Bertrand Bonello; sceneggiatura: Ivan Sen; fotografia: Josèe Deshaies; montaggio: Fabrice Rouaud; interpreti: Noémie Lvovsky (Marie-France), Hafsia Herzi (Samira), Céline Sallette (Clothilde), Jasmine Trinca (Julie), Adèle Haenel (Léa), Alice Barnole (Madeleine); produzione: LES FILMS DU LENDEMAIN, MY NEW PICTURE, ARTE FRANCE CINEMA; origine: Francia; durata: 125’


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