L’ARIA SALATA

Primo film italiano ad essere presentato in concorso alla Festa del Cinema di Roma, L’Aria Salata è l’opera prima di Alessandro Angelini. Il giovane regista formatosi nel documentario debutta nel lungometraggio di finzione con un film intimo, amaro, teso verso la rappresentazione delle difficoltà della vita. Una vita che riserva sempre sorprese e che, in un modo o in un altro, porta a compimento le vicende lasciate in sospeso.
Fabio, educatore che lavora in un carcere, è un ragazzo forte, impulsivo che un giorno si ritrova a colloquio con Luigi Sparti, il padre che non vede da vent’anni. L’uomo, dal carattere difficile, sta scontando la pena per un omicidio commesso quando il figlio era ancora un bambino. Quest’inaspettato incontro porta i due personaggi e Cristina,la sorella di Fabio, ad affrontare i fantasmi del passato, proprio quando sono impegnati nella costruzione del loro futuro: Luigi vorrebbe ottenere uno sconto della pena per poter ricominciare una nuova fuori dalle mura di un penitenziario; Fabio vive la sua storia con Emma nella speranza di poter mettere su famiglia; e Cristina, convivente con uomo e in attesa di un bambino, guarda al domani sicura di poter ottenere le felicità che la vita fino a questo momento le ha precluso.
La pellicola è, dunque, un racconto di strade che si incrociano improvvisamente, o che meglio si rincontrano in seguito ad una separazione dopo un breve inizio di percorso. Angelini pone l’accento soprattutto su una famiglia spaccata, nervosa, debole, mettendo in secondo piano la vita del carcere. L’Aria Salata è un racconto di persone che vivono l’inaspettato ed è principalmente un film di sguardi, di volti, di gesti. Lo stile secco, costruito maggiormente sui primi piani e caratterizzato da una fotografia che rende le immagini crudi ritratti umani, pervade l’intera narrazione. E questo è un pregio. Perché il giovane regista porta avanti la sua scelta estetica senza mai pentirsene, dando al film un’unità stilistica difficile da riscontrare nella maggior parte delle opere prime. E’ anche vero, però, che la mancanza di attenzione per gli ambienti (dagli interni del carcere agli esterni della città) e la prevalente focalizzazione sui personaggi non danno aria al racconto, che stenta a decollare e risulta ripetitivo per la ridondanza dell’analisi del rapporto tra padre e figlio. Inoltre, sebbene questi due personaggi siano caratterizzati minuziosamente, ad essi viene data così tanta importanza che Angelini perde di vista le figure di contorno e ne inserisce altre (vedi il padre della ragazza di Fabio) di cui non riesce a delineare bene le direttive. Gli attori, comunque, anche se a volte risultino un po’ spaesati, sono tutti in parte e, complessivamente, offrono buone interpretazioni (su tutti Michela Cescon).
L’Aria Salata è un esordio incoraggiante e non è un caso che sia stato selezionato per il concorso della 1° Festa di Roma. La storia è originale, i dialoghi sono intensi. Angelini tratta il dramma della vita sapendolo condire con sprazzi di ironia e di dolcezza. E, che piaccia o no, ciò che comunque rimane impresso della pellicola è l’atmosfera soffusa, appannata, sfocata, crudele. Che, con un aggettivo, potremmo definire salata.
(L’Aria Salata); Regia: Alessandro Angelini; soggetto e sceneggiatura: Alessandro Angelini, Angelo Carbone; interpreti: Giorgio Pasotti (Fabio), Giorgio Colangeli (Sparti), Michela Cescon (Cristina), Katy Saunders (Emma), Sergio Solli (Lodi); fotografia: Arnaldo Catinari; montaggio: Massimo Fiocchi; musica: Luca Tozzi; produzione: Bianca Film; origine:Italia; durata: 85’
