L’arte plastica dei Red Hot Chili Peppers (& all that groovy jammin)

Heineken Jammin’ Festival 2012, day one, headliners - Per dirlo davvero bene bisogna essere stati a Chicago, e non per i Bears, ed è comunque un peccato che John Belushi non abbia potuto vedere l’evoluzione e il successo di uno degli eroi della sua terra. Entrambi probabilmente pagano dazio a uno dei rivali del Michigan, dell’odiata Detroit, Iggy Pop, ma John Belushi sarebbe stato sicuramente fiero di Antony Kiedis e del sul struscio shuffle.
Per certi versi Point Break è la climax di esperienze sexy underground (quasi un sinonimo del cinema di New York dalla pratica di Warhol alla sublimazione di Woody Allen) appartenenti a quella parte noir della scena cinematografica hollywoodiana che il noir ha sempre caricato di toni e risvolti culturali con una certa intraprendenza e comunque tale da far tremare il noir classico francese (Hitchcock è piombato addosso a entrambi con effetti devastanti).
Ad ogni modo prima di abbandonare definitivamente il noir colorato e da dramma musicale cinematografico hollywoodiano per il successo power pop (anche questo hollywoodiano) di Blood Sugar Sex Magik; Anthony Kiedis un po’ fuori quadro (perfettamente a fuoco solo nel cameo per il primo film della Bigelow contemporaneo di My Own Private Idaho) lo si trova al fianco di gente come Reeves e Phoenix nell’underground losangelino o comunque californiano.
Se cioè i RHCP nascono nel 1983 a Los Angeles nell’area del crossover hardcore/funk Flea e Frusciante, il secondo chitarrista dei RHCP, avevano un giro con Phoenix e la sorella di River Phoenix per gli Aleka’s Attic. In Note To A Friend Flea suona infatti il basso, e con John Frusciante River Phoenix ha contribuito ad Height Down e Well I’ve Been , pubblicate postume nel secondo disco di Frusciante); oltre al fatto che si dice inoltre che Flea suonava tra l’altro il basso nei P, il gruppo di Johnny Depp e Gibby Haynes dei Butthole Surfers, durante l’esecuzione del brano Michael Stipe mentre nel 93 River Phoenix collassava fuori dal Viper Club di Los Angeles.
Tutto questo Anthony Kiedis se lo lascia alle spalle, e probabilmente grazie allo strepitoso lavoro con Rick Rubin in Blood Sugar Sex Magik, disco con cui lo stesso Rick Rubin allunga la striscia record di lavori innovativi e fondamentali, declinando in qualche modo ai Pixies, nonostante l’encomiabile tentativo dei Television (ma forse ci si dimentica dei Creedence Clearwater Revival), il compito di ricostruire sul vuoto lasciato dall’immagine di un grande progetto indie andato distrutto con la cancellazione degli Aleka’s Attic in seguito alla morte di River Phoenix, progetto che considerando la miriade di registrazioni sparse nel tempo può tranquillamente risalire fino a Captain Beefheart.
Un concerto dei Red Hot Chili Peppers è ora una delle cose più perfette che si può sentire e sentire e leggere perfettamente su un palco di musica rock per grandi raduni musicali con un occhio alla melodia delle belle canzoni da classifica a partire dalla svolta con Frusciante nel 1989 verso tecnicismi melodici power pop ultrafunky. Dal vivo si toglie la sordina e si alza il sipario solo sul loro power pop da perfetto mix di tradizione e tecnica musicale estrema americana classica che Kiedis si porta dietro da Chicago, col gusto del patinato e del pop di successo tipico della produzione nativa losangelina di stampo hollywoodiano.
