X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



L’IGNOTO SPAZIO PROFONDO

Pubblicato il 24 novembre 2005 da Marco Di Cesare


L'IGNOTO SPAZIO PROFONDO

Dopo una carriera cinematografica costellata di viaggi nel passato sulle tracce di Aguirre e di Kaspar Hauser, il maestro Werner Herzog ha dato vita, come da lui stesso dichiarato, a una fantasia fantascientifica. Si tratta di un viaggio nel tempo e nello spazio, dove complesse teorie scientifiche incontrano la poesia dell’arte cinematografica al suo livello più elevato, e dove la stessa scienza diventa poesia.
Da decine di anni sulla Terra, a nostra insaputa, vivono degli alieni, provenienti dal Wild Blue Yonder, un pianeta sommerso dall’elio liquido. Uno dei visitatori (interpretato da Brad Dourif) ci spiega come alcuni scienziati umani, dopo aver intercettato una sonda proveniente dal loro lontano pianeta, siano stati infettati da un microbo extraterrestre. Si prospetta il pericolo che il contagio si allarghi alla Terra intera, per cui una spedizione viene mandata nello spazio alla ricerca di un altro corpo celeste sul quale la vita umana sia possibile. Gli astronauti finiranno per giungere proprio sul Wild Blue Yonder: ma ogni sforzo di trovare un luogo alternativo si rivelerà inutile, così come fallimentari sono stati i tentativi degli alieni di creare una colonia stabile sul nostro globo.
Autore da sempre alla ricerca di nuove forme di narrazione, anche all’interno dei generi codificati dalla prassi cinematografica, Werner Herzog con The Wild Blue Yonder ha realizzato una commistione di documentario e di fiction: unisce immagini di repertorio sui viaggi degli astronauti della Nasa e interviste a dei matematici con la recitazione, più propriamente da attore, ma in più monologante e sopra le righe, dell’alieno Brad Dourif, che parla direttamente allo spettatore. Il regista ci mostra un pianeta di un’altra galassia immerso nell’elio liquido e sotto un cielo ghiacciato: si tratta di immagini girate negli abissi della nostra mai abbastanza amata Terra, i luoghi meno conosciuti e accessibili del nostro pianeta, con strane forme di vita, così come potrebbe essere lo spazio profondo. Immagini di repertorio, testimonianze di scienziati, gli abissi marini: una serie di documenti, sulla cui veridicità non dovremmo avere nulla da ridire. Ma tutto ciò viene messo al servizio della finzione, delle elucubrazioni di Herzog, il quale vuole dimostrare come la sua ipotesi possa appartenere all’orizzonte del possibile, se non addirittura del probabile. Ci troviamo così di fronte a un regista-demiurgo, creatore di una sua personale cosmologia, dove la scienza incontra il mito.
Si tratta di un’opera dalla straordinaria lirica visionarietà. Esempio di cinema puro, al di là di qualsiasi convezione narrativa, felicissima fusione audiovisiva di immagini e musica, che non può non portare alla mente l’Odissea kubrickiana. L’ignoto spazio profondo ci cattura e ipnotizza, ci fa ascoltare la musica dell’universo, in un viaggio al termine della notte, alla fine della quale vedremo i risultati dell’Apocalisse in Terra: gli astronauti, dopo essersi persi nei meandri del tempo e dello spazio, atterreranno su un pianeta che è diventato nuovamente, non si sa a causa di quale catastrofe, un immenso parco naturale, dove non vi è più traccia di vita umana, così come era in età preistorica. Siamo tornati indietro nel tempo, fino al punto originario da cui tutto ha avuto inizio: l’Eden, il regno della pace. Ma l’Apocalisse può essere intesa non solo come la Fine che ci incute timore, ma anche come un nuovo Inizio, così come il feto astrale di 2001 era l’uomo nuovo, il superumano, figlio del terrestre e dell’extraterrestre. Però Herzog si prende gioco della presunzione sia umana che aliena di colonizzare nuovi pianeti e dei tentativi di farli diventare uguali al proprio luogo di provenienza: forse perché qualsiasi mondo è unico, è il migliore dei mondi possibili e, in quanto tale, è da preservare. La messa in discussione dell’idea stessa di viaggio, quindi, crea un’utopia al contrario: se in 2001 il viaggio verso l’Infinito portava alla fine della Storia in quanto progressione lineare, qui la fine del viaggio coincide con il termine ultimo della nostra stessa civiltà. Eppure la visione di tutto ciò non arreca un reale sconforto, tale è l’imponenza e la forza delle ultime immagini che provano la grandiosità della Natura: è come se noi uomini fossimo solamente una presenza estranea e portatrice di disturbo su questo pianeta, come se tutti i nostri sforzi per appropriarci del nostro destino e per dominare l’ambiente circostante fossero poca cosa di fronte all’immensità e allo splendore della Natura.
L’ignoto spazio profondo non è solo e semplicemente un film: è una esperienza di vita, che richiede una forte partecipazione dello spettatore, il quale deve lasciarsi andare, sempre preso tra i due poli della razionalità, simboleggiata dalle teorie esposte dagli scienziati, e dell’emozione più pura, rappresentata dal lirismo di stampo onirico. E’ una gemma che ognuno di noi dovrebbe amare portare con sé: dopo averlo visto, non lo si può dimenticare. Non possiamo non ringraziare Herzog e i suoi collaboratori per averci regalato un’opera geniale, un orizzonte lontano all’interno del panorama troppo spesso asfittico del cinema odierno.

[Novembre 2005]

Cast & credits:

The Wild Blue Yonder

Regia e sceneggiatura: Werner Herzog; direzione della fotografia: Tanja Koop, Henry Kaiser, Klaus Scheurich; montaggio: Joe Bini; musiche originali: Ernst Reijseger, Mola Sylla, Tenore e Cuncordu de Orosei; suono: Joe Crabb; interpreti: Brad Dourif, gli astronauti dello Space Shuttle STS-43, i matematici della Nasa/Jpl/Caltech di Pasadena; produzione: Werner Herzog Filmproduktion TetraMedia, West Park Pictures, France2 per BBC e FR2, col sostegno del Centre National de la Cinématographie CNC; distribuzione: Werner Herzog Film, Tipota Movie Company, Fandango Italia; origine: Francia, Germania, Gran Bretagna 2005; durata: 81’; web info: sito ufficiale.

Enregistrer au format PDF