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L’industriale

Pubblicato il 13 gennaio 2012 da Annalaura Imperiali
VOTO:


L'industriale

L’industriale di Giuliano Montaldo deve tantissimo della propria bellezza e dell’efficacia del messaggio che porta al direttore della fotografia Arnaldo Catinari.
Attraverso tinte fredde, quasi espressionistiche, Torino tanto architettonicamente bella quanto socialmente chiusa, schermata e provinciale, ospita un cast di attori che danno ottima dimostrazione di quanto siano cresciuti, nel giro di pochi anni, diventando adulti, maturi, consapevoli e fedeli ad una linea recitativa propria che è “marchio di fabbrica” e sinonimo di bravura.
Pier Francesco Favino, alias Nicola, interpreta un uomo che scende a passo di carica verso un baratro di cecità in termini sia lavorativi che sentimentali. La sua fabbrica, ereditata dal padre e pertanto fiore all’occhiello di una famiglia dedita all’industria da generazioni, si trova sull’orlo del fallimento per una grave crisi di mercato a seguito della quale non è più neppure in grado di pagare lo stipendio a fine mese. Dall’altra parte, come se non bastasse, Carolina Crescentini, alias Laura e moglie di Nicola, si sente respinta dal marito nella misura in cui avverte che manca ormai del tutto una vera condivisione tra loro; allo stesso tempo, però, quando Nicola prova e riprova ad avvicinarsi nuovamente a lei perché i due si riscoprano reciprocamente, Laura trova come miglior difesa la fuga. A complicare il quadro si inseriscono l’avvocato di Nicola, il quale si muove ambiguamente dando l’idea di un doppiogiochista senza né scrupoli né morale, e ancora Gabriel, garagista nell’ufficio di Laura, che sente per lei non solo attrazione ma anche vivo interesse, e al quale la stessa Laura si avvicina sempre più come per ritrovare la figura di un marito perduto da tempo.
Sono realistiche, forti e concrete le strade su cui cammina L’industriale; è un passo lento, quello di questo film, un passo lento che porta a svelare pian piano misteri di gelosia, di competitività professionale, di fiducia e sfiducia in un uomo, Nicola, che rappresenta in parte un fallimento e in parte l’unica àncora di salvezza per un’azienda che risulta, agli occhi dell’economia nazionale e internazionale, più morta che viva.
Colpiscono due elementi nella pellicola: la presenza costante, maniacale e ansiogena dei soldi. I soldi nella loro liquidità, i soldi travestiti da azioni virtuali, i soldi sotto forma di prestiti bancari, i soldi come unico mezzo per liberarsi delle persone “scomode”… I soldi, che godono di lunga vita, sono la vera ragione intorno a cui tutto si muove. I soldi, nel “pulito” destino che sembrano mostrare e nello “sporco” gioco di ruoli in cui vincono piazzandosi sul podio delle scelte predilette.
In seconda istanza, il tradimento: Laura tradisce Nicola con Gabriel, anche se non in modo carnale? L’avvocato di Nicola tradisce quest’ultimo giocando una partita propria fatta di convenienza e di vendita al miglior offerente? Nicola tradisce se stesso e la propria eticità nella reazione avuta nei confronti di Gabriel?
Sicuramente, nella stretta logica di una città autoreferenziale e di personaggi che sembrano non guardare più in là del proprio naso, soldi e tradimento regnano infliggendo allo spettatore un senso di sconfitta dei grandi valori e una perenne condizione di sofferenza di fronte alle scelte fatte quando si arriva ai bivi vitali nei quali chiunque può improvvisamente venirsi a trovare.


FOTOGALLERY


CAST & CREDITS

(L’industriale) Regia: Giuliano Montaldo; soggetto: Giuliano Montaldo; sceneggiatura: Giuliano Montaldo, Vera Pescarolo, Andrea Purgatori; fotografia: Arnaldo Catinari; montaggio: Consuelo Catucci; musica: Andrea Morricone; scenografia: Francesco Frigeri; costumi: Elisabetta Montaldo; interpreti: Pier Francesco Favino (Nicola), Carolina Crescentini (Laura), Eduard Gabia (Gabriel), Francesco Scianna (avvocato di Nicola); produzione: Angelo Barbagallo; distribuzione: 01 Distribution; origine: Italia, 2011; durata: 94’.


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