La Collina dei Papaveri

« Come si può pensare di costruire un futuro se si dimentica il proprio passato?» (Shun, durante l’assemblea studentesca)
Tratto da un’accattivante serie manga giapponese apparsa per la prima volta intorno agli anni ’80 del secolo scorso nel mensile “Nakayoshi”, dedito ad un pubblico prettamente femminile, La Collina dei Papaveri racconta la storia di Umi, una ragazza di sedici anni che vive con la nonna e i fratelli a Yokohama, in una grande casa in cima alla collina - detta, appunto, “dei papaveri" - a ridosso dell’area portuale. La giovane protagonista in questione issa ogni mattina due bandiere di segnalazione marittima, così come le aveva insegnato il padre scomparso, un marinaio deceduto durante la guerra tra Giappone e Corea. Dall’altra parte abbiamo Shun, un ragazzo di diciassette anni il quale, anch’egli, tutte le mattine arriva al porto con il padre adottivo e vede alzarsi queste bandiere sulla cui simbologia da svelare si concentra rimanendone affascinato. I due ragazzi si conoscono a scuola dove, tra divise che segnano la tradizione passata e assemblee studentesche che preparano ad una rivoluzione giovanile futura, iniziano ad osservarsi avvicinandosi a mano a mano e stringendo progressivamente un legame fortissimo che sembra non racchiudere soltanto l’innamoramento…
La location d’animazione all’interno della quale prende vita questa storia d’amicizia, di fratellanza e d’amore è la Yokohama del 1963, uscita da poco tempo dalle devastazioni causate dalla Seconda Guerra Mondiale e plasmata dalle voci tuonanti della nuova generazione pronta a rimboccarsi le maniche per costruire un avvenire migliore del precedente. Il tutto all’insegna del legame col passato che, come dice proprio Shun durante una riunione di studenti, non può essere accantonato se si vuole erigere un oltre degno di ammirazione e di rispetto.
Sullo stile sempre un po’ melodrammatico, tipico della filmografia orientale, La Collina dei Papaveri insegna l’amore per la famiglia accanto alla devozione per la propria formazione umana e culturale. Dal sapore chiaramente didattico esso racchiude, quindi, una buona dose di propositi positivi incastonati nella cornice di un racconto che si fa seguire per il suo classico plot dallo stampo emozionale.
Film a tutti gli effetti fiabesco - sia come durata che come intreccio, visto che le regole di Propp tra incipit, ostacolo, peripezie, “spannung” e lieto fine vengono seguite pressoché pedissequamente - La Collina dei Papaveri è caratterizzato dalla lentezza quasi robotica dei movimenti e dall’assenza di verosimiglianza nella scelta di una forma fissa ed immutabile.
Efficace nel messaggio e piacevole nel suo svolgersi, La Collina dei Papaveri gode della propria riuscita di un alto intento inziale: non raccontare la già nota e affrontata nostalgia del passato ma semmai ritrarre il cordone ombelicale che stringe i rapporti interpersonali nelle loro complesse vicissitudini umane.
(コクリコ坂から – Kokuriko zaka kara) Regia: Goro Miyazaki; soggetto: Il Manga scritto da Tetsurō Sayama e disegnato da Chizuru Takahashi; sceneggiatura: Hayao Miyazaki, Keiko Niwa; genere: animazione; disegnatore personaggi: Katsuya Kondo; effetti digitali: Atsushi Okui; musiche e arrangiamenti musicali: Satoshi Takebe, Aoi Teshima, Kyu Sakamoto; suono: Koji Kasamatsu; direttore doppiaggio: Eriko Kimura; produzione: Studio Ghibli; distribuzione: Lucky Red; origine: Giappone, 2011; durata: 91’; web info: http://kokurikozaka.jp/index.html
