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La conquête - Cannes 2011 - Fuori Concorso

Pubblicato il 18 maggio 2011 da Antonio Valerio Spera


La conquête - Cannes 2011 - Fuori Concorso

Chi si aspetta un film di denuncia e un affronto di stampo ideologico-politico-personale al presidente Nicolas Sarkozy rimarrà profondamente deluso. Non attendetevi infatti un W. (Oliver Stone, 2008) in salsa francese. La conquête non è altro che il racconto dell’ascesa politica di Sarkò, una rappresentazione intima che entra nello specifico della sua esistenza privata e mostra il dietro le quinte delle sue strategie di potere. Lo fa sicuramente con tono ironico, a tratti irriverente e ridicolizzante, ma senza sferrare nessun vero attacco. Nell’opera di Xavier Durringer, Sarkozy (interpretato da uno straordinario Denis Podalydes) non è uno specifico obiettivo da colpire, ma solo la cifra attuale, l’emblema di un sistema politico marcio, triste, avaro, fondato su menzogne e sotterfugi.
La conquête inizia con un’immagine significativa del protagonista: Sarkozy seduto sulla poltrona della sua casa semibuia, da solo, nell’attesa del risultato delle elezioni. Il rapporto con la moglie Cècilia è ormai distrutto e la felicità del loro matrimonio è sola una finta facciata da mostrare ai media per la campagna elettorale. Il film di Durringer parte dalla fine per poi riportarci agli inizi della carriera politica del presidente, quando Chirac lo chiamò al governo come Ministro degli Interni. Una carriera politica vista attraverso la sua sfera privata: due mondi lontani inversamente proporzionali nella vita di Sarkozy. Al crescere delle sue cariche istituzionali corrisponde infatti un’involuzione e uno sfaldamento dei suoi rapporti familiari.
Il film scorre veloce, con dialoghi divertenti, con gli incontri/scontri tra Sarkozy, Chirac e Villepin, con un’efficace descrizione del rapporto tormentato tra il presidente e la moglie ed una struttura narrativa che mescola e confonde i piani temporali. La conquête sfugge al rischio di un impianto televisivo (come spesso accade per i biopic), eppure la sensazione che lascia il film è di incompiutezza e superficialità. Lo script di Patrick Rotman così come la regia di Durringer si limitano a costruire un buon racconto, fluido, coinvolgente e non lontano dalla realtà dei fatti, ma si dimenticano di sferrare il colpo, di graffiare, di portare avanti una tesi. Solo il finale funziona in questa direzione. Vediamo Sarkozy che sta per salire sul palco per il discorso ai suoi elettori dopo la vittoria contro la Royal. La macchina da presa segue il presidente tra gli amici e la folla, prima di salire le scale dietro il palco. Nell’inquadratura dal basso, sullo sfondo un sipario rosso apre su un cielo stellato, volutamente finto e pittorico. Più che un palcoscenico politico, sembrano le quinte di un grande teatro da varietà. L’uomo Sarkozy sta per insediarsi nel suo nuovo ruolo, ma appare più come una star dello spettacolo che un presidente del popolo. La politica è ormai un teatro costruito e spassoso. Per Sarkozy lo spettacolo più importante, la commedia della sua vita sta per iniziare. Il resto lo conosciamo tutti.


CAST & CREDITS

(La conquête) Regia: Xavier Durringer; sceneggiatura: Xavier Durringer, Patrick Rotman; fotografia: Gilles Porte; musica: Nicola Piovani; interpreti: Denis Podalydes (Nicolas Sarkozy), Florence Pernel (Cecila), Bernard Le Coq (Chirac), Samuel Labarthe (Villepin); produzione: Mandarin Cinema, Gaumont; origine: Francia; durata: 105’.


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