LA FIAMMA SUL GHIACCIO

Negli ultimi anni il cinema italiano ha più volte affrontato tematiche legate all’amour fou: si pensi al grande Matteo Garrone che ha portato sullo schermo due storie di ordinaria follia come L’imbalsamatore e Primo amore, o al più modesto Non ti muovere dell’accoppiata Margaret Mazzantini-Sergio Castellitto. La fiamma sul ghiaccio di Umberto Marino si pone un po’ a metà strada tra questi due poli: un film a tratti coraggioso e personale, ma che non riesce a convincere appieno.
La storia è ambientata a Torino. Caterina (Donatella Finocchiaro) è una giovane clochard che soffre di turbe psichiche procuratele dalle violenze subite dal padre durante l’infanzia; Fabrizio (Raoul Bova) è un uomo affetto dalla sindrome di Asperger, una forma di autismo che non gli permette di provare emozioni. Fabrizio è professore di matematica presso il Politecnico: forse è perfino geniale, però di certo non può più praticare la sua disciplina dopo l’aggravarsi della malattia. Anche lui, come Caterina, soffre a causa di un forte dramma familiare: la morte dei genitori, avvenuta durante un incidente automobilistico provocato da Fabrizio stesso, e dopo il quale la sua malattia lo ha sempre più allontanato dal mondo. Ora vive da solo, ma sempre amorevolmente seguito dall’unico fratello.
La fiamma sul ghiaccio è un melodramma dolce, una storia d’amore in cui viene rappresentato un tenero abbraccio tra due anime sole e lontane da qualsiasi convenzione sociale, circondate da un mondo buono e allo stesso tempo malvagio, così come esso è nella realtà. E questo ricerca di realismo ha portato Umberto Marino a concludere il film senza ricorrere a nessun falso lieto fine. Perché una fiamma può scaldare il ghiaccio, ma il ghiaccio non può alimentare una fiamma. E perché, come canta Umberto Bindi nella meravigliosa Il mio mondo, « il mio mondo è cominciato in te, il mio mondo finirà con te».
Nota di merito particolare alla brava Donatella Finocchiaro, che ha saputo interpretare una donna malata d’amore, capace dell’abnegazione che può avere solo chi ama per la prima volta. Il personaggio di Caterina è il motore della storia: è lei che seduce Fabrizio, anche con una dolce violenza, per cercare di farlo uscire dal suo mondo chiuso; lo insegue fino sui monti dell’Appennino abruzzese, dove spera di poterlo guarire portandolo in processione fino alla Madonna. La Finocchiaro ha portato sullo schermo un personaggio intenso e sopra le righe quanto basta. Raoul Bova, qui in una parte molto lontana dalla sua tipica immagine di protagonista del box-office, è un giusto contraltare alla performance della sua partner: molto misurato, recita attraverso poche parole e sguardi timidi che si oppongono al fiume in piena di Caterina.
Interessante l’utilizzo della musica: una serie di splendidi brani non originali, opere di artisti in gran parte poco conosciuti dal pubblico più vasto, riescono a dare al film la giusta atmosfera di trasognata malinconia. Il regista ha realizzato un tappeto sonoro che sottostà all’intero film, ma che, col procedere della narrazione, diventa didascalico e stucchevole: probabilmente sarebbe stata scelta più consona lasciare, in certi momenti, maggiore spazio a silenzi che spesso sanno essere più significativi di tanto vociare.
Ricorre spesso l’utilizzo di effetti speciali digitali che, assieme alla musica e agli effetti sonori servono a ricreare le visioni che attanagliano i due protagonisti, prigionieri dei loro mondi. Ma, se si esclude la prima parte del film in cui tali visioni riescono a ricreare un film quasi sperimentale, dove la narrazione si ferma, e dove ciò che conta è solamente l’incontro dell’apparato visivo con quello audio, dopo un po’ tanta visionarietà assume maggiormente una connotazione da videoclip, e non della tipologia migliore.
Regia, soggetto e sceneggiatura: Umberto Marino; fotografia: Alessio Gelsini; montaggio: Stefano Chierchiè; musica: Chavela Vargas, Notwist, Umberto Bindi, CocoRosie, Daniel Johnston, Unbelivable Truth, Broken Social Scene, Elbow, Pivio; scenografia e costumi: Enrico Serafini; interpreti: Raoul Bova (Fabrizio), Donatella Finocchiaro (Caterina), Paolo Calabresi (fratello di Fabrizio), Max Giusti (Mario); produzione e distribuzione: Albatross amp; origine: Italia 2004; durata: 104’.
