La forza dell’abitudine

Come per incanto, il teatro Eliseo di Roma si è temporaneamente trasformato in un circo. E’ di scena, infatti, dal 7 novembre, ancora fino al 19, La forza dell’abitudine, in un adattamento del testo dello scrittore austriaco Thomas Bernhard, col quale Alessandro Gassman si mette in gioco interpretando Caribaldi, un grottesco direttore di circo e, soprattutto, vestendo per la prima volta i panni di regista. L’incapacità di raggiungere la perfezione nella propria arte, nonostante una continua, incessante, quasi maniacale ricerca, è il perno centrale dell’opera. Il lavoro quotidiano per raggiungere la perfezione viene preteso dal patron del circo come esercizio costante, continuo, tale da trasformarsi, appunto, in forza d’abitudine. I suoi circensi sono costretti ogni sera a delle prove snervanti nel tentativo di realizzare, almeno per una volta, una “perfetta” esecuzione del quintetto de La trota di Franz Schubert. Sforzo improbabile, inutile, che non approderà mai ad alcun apprezzabile risultato in quanto è la vita stessa di girovaghi, costellata di incidenti, di dissapori, di inquietudini, a non consentirlo. Ma il direttore Caribaldi non riesce ad arrendersi, egli non “può” rinunciare alla sua missione. E, così, di fronte all’incapacità da parte dei suoi sottoposti, sia di eseguire il pezzo; sia, soprattutto, di comprendere realmente il senso e l’importanza dell’obiettivo, si abbandona a degli eccessi di ira che fanno di lui un personaggio che, seppure intransigente, tirannico sino all’eccesso, non può non suscitare in noi una certa simpatia.... “Chi di noi non ha, almeno una volta nella vita, desiderato di raggiungere nell’arte, nel lavoro, mete più alte di quelle che prevedibilmente si era prefissato? Il raggiungimento della perfezione, senza compromessi, senza interruzioni, senza volgarità? Il mestiere dell’attore è curioso. Col passare del tempo, con l’accumularsi delle esperienze, può succedere, come è successo al sottoscritto, di cominciare a vedere i propri limiti, a non accettare più le proprie incapacità, a divenire curiosi del lavoro degli altri attori, a sentire forte la necessità di partecipare in altra maniera alla creazione di uno spettacolo Quando a tutto ciò aggiungiamo l’amore, più che decennale, per un autore come Bernhard, il passo verso la regia diventa quasi una necessità.”, afferma l’attore-regista. Tutte queste motivazioni aiutano a comprendere il buon esito dello spettacolo. La sua prima regia, in effetti, è ineccepibile. Lo dimostra, per esempio, la scelta di portare in scena dei veri circensi (la famiglia Colombaioni) che contribuiscono a rendere lo spettacolo fresco e vivace, “Il Circo, la cui arte è in via d’estinzione, dona all’autore e al regista infinite possibilità per far arrivare allo spettatore, divertendo, il senso di impotenza che noi, artigiani dello spettacolo, proviamo di fronte all’avanzare della volgarità, della sordità, dell’appiattimento culturale favorito dai moderni mezzi di comunicazione” afferma, ancora, l’attore-regista. Alla riuscita della prova, poi, un contributo non marginale viene dalle musiche firmate da Pivio e Aldo De Scalzi, dalla scenografia di Gianluca Amodio e dai giochi di luce realizzati da Marco Palmieri. C’è da dire, infine, che il Gassman-regista ha deliberatamente voluto rischiare facendo vestire al Gassman-attore i panni del direttore Caribaldi: ci viene, infatti, presentato un Gassman invecchiato di una quarantina d’anni, ingobbito, zoppo, che a stento riesce a muoversi (il che, a dire il vero, per chi non abbia visto lo spettacolo, è un po’ difficile da immaginare...). Si può dire, insomma, che l’attore abbia scelto se stesso per interpretare un ruolo che difficilmente un altro regista avrebbe mai potuto proporgli. E, per quanto la voce “invecchiata” spesso richiami alla mente quella inconfondibile del grande Gassman-padre, egli riesce, comunque, forse proprio grazie alla vicinanza emotiva sia a Bernhard sia al personaggio, ad essere più che convincente.
Autore: T. Bernhard; Regia: Alessandro Gassman;Interpreti: Alessandro Gassman, Paolo Fosso, Sergio Meogrossi e gli artisti del Circo Colombaioni
