La Kryptonite nella borsa

Che Ivan Cotroneo fosse un talento della scrittura cinematografica e televisiva lo sapevamo già. Tutti pazzi per amore, da lui ideata e sceneggiata, è stata probabilmente la serie tv italiana più apprezzata degli ultimi anni, sicuramente la più creativa ed innovativa. Mentre al cinema dagli inizi con Pappi Corsicato (I vesuviani, Chimera), passando per i film di Daniele Luchetti (Dillo con parole mie) e Luca Guadagnino (Io sono l’amore, straordinario successo internazionale), arrivando infine a Mine vaganti di Ferzan Ozpetek, ha dimostrato di essere uno sceneggiatore capace di spaziare tra storie e tonalità diverse, un autore sempre dal tocco felice, divertito e divertente quando serve, profondo, delicato, mai retorico né didascalico, molto attaccato alla sua terra, fiero delle sue origini meridionali. Un autore dalla cifra stilistica evidente e marcata, una garanzia per tutti i registi che hanno deciso di affidarsi alla sua penna. Il salto alla regia dunque era nell’aria, quasi inevitabile. Così, grazie all’intelligente occhio produttivo di Francesca Cima e Nicola Giuliano, Ivan Cotroneo è passato dietro la macchina da presa per portare sullo schermo il suo romanzo La Kryptonite nella borsa, storia dagli accenti surreali di una stramba famiglia napoletana degli anni ’70.
La forza cinematografica del racconto era già sulle pagine del romanzo, ricche di descrizioni dettagliate, impregnate di atmosfere di cui era facile intuire i colori, gli odori, il clima, le emozioni. Ma il passaggio di un romanzo sullo schermo è spesso complicato e nasconde il più delle volte brutte sorprese, specialmente quando si tratta di opere prime. Non è il caso di La kryptonite nella borsa però. Cotroneo firma un’opera che ipnotizza, coinvolge, diverte. Immerge con poesia lo spettatore in un tempo e in uno spazio che non ci sono più, la Napoli degli anni ’70, ricostruiti con minuzia nei costumi, nelle scenografie, nelle abitudini dei giovani di quel periodo, nelle dinamiche familiari. Un universo lontano che Cotroneo rende quasi tangibile, con il suo turbinio di colori, di musiche, di corse, di balli improvvisati. L’autore ricrea magicamente sullo schermo il clima di quel periodo, e lo fa senza toni nostalgici, ma solo con affetto e amore. Un affetto che si ritrova anche nella descrizione di tutti i personaggi, dal piccolo Peppino, attraverso gli occhi del quale è raccontata la storia, passando per i genitori Rosaria e Antonio, fino agli zii Salvatore e Titina e al cugino "superman". Figure quest’ultime che hanno un’evoluzione ben chiara e delineata per tutto il film, figure tridimensionali descritte in ogni piccola sfaccettatura, protagoniste di comportamenti che sfiorano dolcemente l’assurdo. Il film, soprattutto nella prima parte, è un vortice sbalorditivo di umorismo e d’inventiva, con battute e situazioni sempre in equilibrio tra il tragicomico, il surreale, il grottesco e l’onirico. Cotroneo non si fa prendere mai la mano, riesce a dare coerenza all’intero racconto, e dirige benissimo gli attori, dalla Golino a Zingaretti fino agli ottimi Capotondi e De Rienzo. La complessa materia filmica non gli sfugge mai e la impreziosisce di grazia, leggerezza, poesia. Nella seconda metà purtroppo il ritmo si abbassa e le trovate si fanno più rade, ma per fortuna la magia dell’atmosfera creata da Cotroneo non cessa mai. E il finale, con quel volo onirico su una meravigliosa Napoli notturna, rimane nel cuore. E con esso, tutto il film.
(La Kryptonite nella borsa) Regia: Ivan Cotroneo; sceneggiatura: Ivan Cotroneo, Monca Rametta, Ludovica Rampoldi, dall’omonimo romanzo di Ivan Cotroneo; montaggio: Giogiò Franchini; costumi: Rossano Marchi; scenografia: Lino Fiorito; fotografia: Luca Bigazzi; musica: Pasquale Catalano; interpreti: Valeria Golino, Luca Zingaretti, Luigi Catani, Libero De Rienzo, Cristiana Capotondi, Fabrizio Gifuni, Rosaria De Cicco; produzione: Indigo Film in collaborazione con Rai Cinema; distribuzione: Lucky Red; origine: Italia; durata: 98’.
