La piel que habito - Conferenza stampa - Cannes 2011

Pedro è arrivato sulla Croisette. Pantalone bianco, giacchetto verde, occhiale da sole, Almodovar è passato per il photocall e poi ha incontrato i giornalisti in conferenza stampa, rispondendo alle domande sul suo La piel que habito. Insieme a lui tutto il cast del film, su tutti Antonio Banderas e Marisa Paredes, ma anche i giovani Elena Anaya, Jon Cornet e Blanca Suarèz.
Pedro come nasce la storia del tuo film?
Ovviamente tutto nasce dal romanzo, uno di quei romanzi che leggi in aereo. Lo lessi dieci anni fa. Mi piacque molto, soprattutto il personaggio del medico, e decisi di scriverne una sceneggiatura.
Com’è stato lavorare di nuovo con Antonio Banderas?
Per me è stata continuazione naturale di Légami. Non sembrano passati vent’anni. Il nostro rincontro è stato meraviglioso.
Antonio Banderas, come hai trovato Pedro dopo vent’anni?
Ho trovato un Pedro più “depurato”, con uno stile più maturo, anche più minimalista. Ma è la stessa persona di vent’anni fa.
Come dirige gli attori?
Ti denuda, ti fa trovare una persona nuova dentro di te. Ti fa stare comodo nel personaggio, ti fa sempre sentire a tuo agio. Quando arrivi davanti alla macchina da presa non sei mai insicuro.
Pedro, perché lavori sempre con lo stesso gruppo di attori?
Perché mi piace sentirmi in un ambiente familiare quando lavoro. Con La piel que abito però, anche se ho avuto attori a me molto vicini, penso di aver fatto qualcosa di nuovo, una pellicola nuova, abbiamo lavorato in modo nuovo.
Marisa Paredes, è cambiato qualcosa nel modo di lavorare, nel cinema di Pedro?
Secondo me non c’è nessuna novità nella forma e neanche nei contenuti e nelle intenzioni di base. Pedro però in questo film ci ha messo molta più cura in tutti gli aspetti, nella messa in scena, nella direzione degli attori…
Per voi attori giovani (Jon Cornet, Blanca Suarèz, Elena Anaya), cosa ha rappresentato per voi lavorare per la prima volta con Pedro?
Elena Anaya: Mi sono trovata in una famiglia a me estranea, ma hanno tutti avuto così cura di me che sono riuscita a entrare in un personaggio così difficile che presenta una voglia di sopravvivere animale ma al contempo una profondità molto umana.
Jon Cornet: Pedro per me è stato un regalo. Lavorare con un maestro come lui è un regalo straordinario per me come attore e come uomo.
Blanca Suarèz: Sono orgogliosa di aver potuto far parte di questa storia incredibile e di aver dato il mio piccolo contributo al film.
Pedro, perché sei passato ad un’atmosfera da thriller/horror?
Ultimamente nella mia vita e nella mia traiettoria cinematografica sono passato per diversi generi. Ora il thriller per me è il genere che mi dà possibilità di mescolarlo con altri generi, perché non sono capace a rispettare le regole dei generi. Musical, thriller, commedia: oggi non si possono fare film di genere con la stessa innocenza degli anni ’50. Non so come sarà il prossimo film che sto scrivendo, ma è probabile che si inserirà in questo genere. Quando giravo, cercavo dei riferimenti per orientarmi. Ho rivisto i film di Fritz Lang degli anni ’40. In un primo momento ero tentato di girare il film in “stile Lang”, con riferimenti anche ai film muti americani. La sceneggiatura però non si adattava a questo stile. Fu solo una prima tentazione anche se non detto agli altri. I primi tempi ero proprio tentato di far il film in bianco e nero e muto per avvicinarmi a quella forma che mi interessava, poi non l’ho più trovato appropriato. Ma forse in futuro...
Il personaggio del medico, interpretato da Antonio Banderas, ti rappresenta un po’?
Non mi rappresenta. Io sono un regista che realizza le sue fantasie con una squadra artistica e tecnica che mi aiuta a dare forma alla mia immaginazione, che è il massimo potere che si possa avere e che io ho e che mi piace. Il personaggio di Antonio invece è un creatore, crea una nuova vita, una nuova pelle. Fa una creazione importante. La pelle è l’organo che ci identifica e separa dagli altri. Il personaggio, che dall’inizio è uno psicopatico senza scrupoli. non ha la capacita di mettersi nei panni degli altri. E’ un personaggio estremo. un personaggio che promette crudeltà. Io non sono così.
Il film richiama molto Frankenstein, era un tuo obiettivo?
E’ chiaro il riferimento. Naturalmente mi ha influenzato. Quando ho finito il film ho notato moltissimi elementi che richiamavano altri film, o la mitologia greca, Prometeo - che è all’origine anche di Frankenstein – il titano che ruba la luce agli dèi per donarla agli uomini. In questo caso la luce è la transgenesi, è la transgenesi ciò che converte Antonio in un titano.
Antonio Banderas, come è stato interpretare il tuo personaggio?
Il film è molto interiorizzato nei personaggi. Il mio personaggio è incapace di condividere empaticamente il dolore degli altri. Comunica la vaginoplastica come se prescrivesse aspirine, con fredezza. Credo che Pedro cercasse questo orrore freddo, che non ti fa saltare o spaventa, ma che ti si mette dentro e che magari ti continua a far riflettere dopo. Quando pensi a questi personaggi e la naturalità con la quale parlano di morte, omicidi, pensi che sono assolutamente orripilanti. Oggi pubblicamente voglio ringraziare Pedro per avermi affidato questo ruolo, anche se è stato difficile.
