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LA TELA DI CARLOTTA

Pubblicato il 9 marzo 2007 da Marco Di Cesare


LA TELA DI CARLOTTA

Un film ambientato nel New England dei nostri giorni, eppure posto fuori dal tempo, immerso in un’atmosfera fiabesca dai colori accesi, fra persone che vivono secondo i riti agresti, che appaiono sempre uguali a loro stessi, così come eterna è la storia raccontata nel libro da cui questa (in certi momenti) apprezzabile opera è stata tratta. La tela di Carlotta, remake di un film americano del 1973, come ogni lavoro dedicato principalmente all’infanzia, sa parlare di temi universali: la necessità di sognare, il valore dell’amicizia e la solidarietà all’interno di un gruppo, il rispetto delle ‘diversità’, il rapporto padri-figli, il bisogno di crescere e l’inevitabilità della morte.
Wilbur è un maialino primaverile, ultimo di una numerosa cucciolata, e per questo destinato a non poter essere allattato dalla madre; verrà salvato da morte prematura grazie alle cure della figlia del fattore, la piccola Fern Zuckerman (Dakota Fanning). Wilbur dovrà, però, trasferirsi nella vicina fattoria degli Arable, perché Fern è talmente presa da lui da dimenticarsi dei suoi doveri di bimba. Nella sua nuova casa il dolce porcellino farà la conoscenza di molti altri animali che non lo accoglieranno subito a zampe aperte. Tutti, tranne uno: il ragno Carlotta, vilipeso da chiunque a causa del suo ‘ripugnante’ aspetto e delle maldicenze che si raccontano sugli aracnidi. Intanto si avvicina il Natale, cui solitamente i maiali primaverili sono invitati solo come pietanza. Per questo motivo Carlotta escogita un modo per rendere Wilbur diverso da tutti i suoi simili: tesserà per lui, con fatica e dedizione, parole sulla sua ragnatela, segni intelligibili anche dai bipedi che, forse, si inchineranno davanti al miracolo.
Evidenti sono le vicinanze con Babe, maialino coraggioso, capolavoro del 1995, se non altro per le sembianze suine del protagonista: rispetto al film australiano, La tela di Carlotta ha, però, un intento moraleggiante e fin troppo esplicitamente didattico, forse figlio dell’epoca in cui è stato scritto l’omonimo libro (un best seller di E.B. White, datato 1952) che ne frena una completa riuscita finale. In particolare risultano stucchevoli le immancabili lacrimucce e la troppa bontà che lo pervadono. Ma neanche gli ha giovato la decisione di rappresentare i rapporti umani solo attraverso quelli animali, lasciando i bipedi troppo sullo sfondo.
Degni di nota i contributi apportati dagli effetti speciali: un insieme uniforme di live action, animatronica e computer grafica.
Tim Burton ha avuto la possibilità di dirigere questo film. Vi è comunque qualcosa del ’suo’ stile: ossia Danny Elfman, la cui inconfondibile musica imprime con leggerezza un tono che mai va oltre le righe.
Di grande impatto sono i nomi del cast delle voci animali nella versione originale, perché in questo film le stelle non sono umane: Julia Roberts doppia Carlotta, mentre Steve Buscemi uno splendido ratto di nome Templeton, sardonico ed egoista, ma capace di forti slanci di generosità; e poi Robert Redford, ossia L’uomo che sussurrava ai cavalli, ironicamente diventato lui stesso un cavallo, timoroso e aracnofobico; Kathy Bates è la mucca Bitsy e John Cleese la pecora Samuel; la voce narrante è quella di Sam Shepard.


CAST & CREDITS

(Charlotte’s Web) Regia: Gary Winick; soggetto: Earl Hamner Jr., tratto dall’omonimo libro di E.B. White; sceneggiatura: Karey Kirkpatrick Susannah Grant; fotografia: Seamus McGarvey; montaggio: Susan Littenberg e Sabrina Plisco; musica: Danny Elfman; interpreti: Dakota Fanning (Fern), Kevin Anderson (Signor Arable), Essie Davis (Signora Arable); produzione: Paramount Pictures, Walden Media, Kerner Entertainment Company, Nickelodeon Movies, Sandman Studios; distribuzione: UIP; origine: U.S.A. 2006; durata: 97’; web info: sito ufficiale.


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