La verità nascosta

Ci sono pellicole di fronte alle quali pare legittimo domandarsi per quale motivo abbiano affrontato l’oceano fino ad approdare sui nostri schermi. La verità nascosta, psico-thriller del colombiano Andi Baiz, acclamato autore di Satanàs (2008), entra a buon diritto nel gruppo. Se l’idea di fondo (un triangolo amoroso sui generis, fra amour fou e avidità) sembra allettante, qualcosa si inceppa sotto il peso di una regia da soap opera, mentre l’impianto drammatico affonda nel ridicolo involontario grazie a una sceneggiatura improbabile e a una recitazione non esattamente da manuale. Gli ammiccamenti hitchockiani, che vorrebbero evocare atmosfere da Il sospetto, si sprecano ma il film, prima produzione colombiano-spagnola, realizzata in collaborazione con la Fox, sembra destinato a salvarsi soltanto come operazione commerciale (285 copie e un buon successo di pubblico in Spagna, con qualche critico che ha gridato al miracolo). La medesima storia da due punti di vista differenti, in una vicenda in cui tutti sono, al tempo stesso, vittime e carnefici: Adriàn, fascinoso - si fa’ per dire - e volubile direttore d’orchestra spagnolo reclutato alla Filarmonica di Bogotà, viene scaricato dalla fidanzata compatriota Belén con un fugace video messaggio di addio (“Ti amo tantissimo, ma…”). Della ragazza, fuggita improvvisamente dalla casa che lei stessa aveva provveduto ad arredare, nessuna traccia. Dopo qualche giorno di lacrime e stordimento, Adriàn si lascia consolare dalla bella cameriera Fabiana che, nel volgere di una manciata di ore, si trasferisce in pianta stabile nell’elegante villa di campagna del direttore, rimpiazzando l’antica fidanzata. Nel frattempo la polizia locale, piuttosto sospettosa nei confronti dello straniero venuto dal mare, comincia a indagare sulla scomparsa di Belén che non sembra aver mai lasciato il paese. Che la ragazza sia la donna carbonizzata il cui corpo giace all’obitorio cittadino? O che il tenebroso Adriàn abbia qualche scheletro (e visto l’intreccio l’ipotesi non si rivelerà poi così inappropriata) nell’armadio? Quel che è certo è che, nel frattempo, Fabiana, spaventata da rumori molesti e inaspettati gorgoglii nella doccia, comincerà a temere che la villa sia infestata da un fantasma. Nelle intenzioni di chi ha scritto la sceneggiatura dovremmo probabilmente trovarci all’apice del climax, un istante prima che i dubbi vengano dissipati dall’intervento di una seconda voce, ben più consapevole di quella del povero Adriàn, di quanto è accaduto fra le quattro mura della casa. Invece, tra uno sbadiglio e un sorrisetto, arriva il colpo di scena che il trailer aveva già ampiamente provveduto a rivelarci. Fra nazisti in pensione, chiavi misteriose, perfidie femminee e acrobazie varie, ci avviamo quindi a riconsiderare dal principio tutta la vicenda, mente ogni tentazione horrorifica risulta scardinata dall’emergere di qualche sprazzo di ben più realistica tensione. Tuttavia, se la pellicola coltiva l’ambizione di interrogarsi sugli abissi e i tormenti dell’amore, anche gli spettatori meno smaliziati non potranno che restare piuttosto perplessi, e per godere di qualche attimo di vera crudeltà, si dovrà attendere l’inevitabile finale aperto.
(La cara oculta); Regia: Andi Baiz; sceneggiatura: Hatem Khraiche Ruiz-Zorrilla, Andi Baiz; fotografia: Josep M. Civit, A. C. E.; montaggio: Roberto Otero; musica: Juan Federico Jusid; interpreti: Quim Gutiérrez (Adrián), Martina Garcia (Fabiana), Clara Lago (Belén), Alexandra Stewart (Emma); produzione: Avalon, Cactus Flower, Dynamo, Fox International Productions (FIP); distribuzione: Moviemax; origine: Colombia, Spagna, 2011; durata: 95’.
