X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



La voie de l’ennemi - Concorso

Pubblicato il 8 febbraio 2014 da Matteo Galli


La voie de l'ennemi - Concorso

In italiano si chiamava Due contro la città. Il regista era José Giovanni, autore, fra le altre cose, de Il clan dei siciliani. Gli interpreti principali: Jean Gabin e Alain Delon, fu l’ultimo film che girarono insieme. Delon interpretava un delinquente di origine italiana (Gino Strabliggi) rilasciato dopo aver scontato la propria pena in carcere, Gabin (Germain Cazeneuve), un ex-poliziotto, incaricato di aiutare Gino a reinserirsi nella società, che lo tratta come se fosse un figlio e lo accoglie in seno alla propria famiglia. Gino ce la mette tutta a ricominciare una nuova vita, trova una donna che gli vuole bene (interpretata da Mimsy Farmer), ma poi la mistura esplosiva provocata da un poliziotto, suo vecchio conoscente, che non sopporta vederlo andarsene in giro libero, e un ex-complice che lo vuol riportare sulla cattiva strada vanifica tutti i buoni propositi di Gino che torna a macchiarsi di un crimine, uccidendo il poliziotto e poi venendo condannato a morte (la Francia abolì la pena capitale solo nel 1981). Il film era produzione italo-francese, fra gli interpreti anche Ilaria Occhini e in ruoli minori Bernard Giraudeau e Gérard Depardieu

Quarant’anni dopo Rachid Bouchareb – già passato in concorso a Berlino con London River nel 2009 – ha rifatto il film, lasciando il medesimo titolo solo nella versione inglese (Two Men in Town), dando a Forest Whitaker la parte che era stata di Alain Delon (Gino adesso si chiama William Garnett), cambiando sesso al poliziotto-assistente sociale, ruolo che adesso è interpretato da Brenda Blethyn (la costellazione intergenerazionale è completamente venuta meno e anche quella famigliare, la poliziotta qui è invece triste e sola) e affidando a un sordido Harvey Keitel il ruolo del poliziotto vendicativo e destrorso. Rispetto al film originario cambia la vittima (non il poliziotto ma l’ex-complice), ma soprattutto cambia la location, non più la provincia francese (Montpellier) ma il New Mexico, dove le abitazioni sono macchie in mezzo al deserto, dove non cresce un filo d’erba e il sole batte implacabile. Il regista, alla sua prima prova americana, è evidentemente vittima della sindrome che chiameremo wendersiana: la scoperta del paesaggio, della luce, dei tramonti; e cerca di trarre il maggior valore aggiunto possibile da questa natura estrema, non di rado finendo per indulgere nel kitsch. Poi decide di aggiungere un particolare a lui, regista di formazione franco-algerina, in qualche misura caro: oltre a essere nero, William, nel corso dei suoi 18 anni in carcere, ha abbracciato la religione islamica e si messo addosso un paio di occhiali con montatura alla Malcom X, ciò che contribuisce a renderlo ancora più strano e diverso rispetto ad un contesto sociale che già fa fatica a reinserirlo. Immaginatelo a fare il bovaro in una farm, stendere il suo tappeto, volgersi a Oriente (sotto quel cielo non difficile da individuare) e pregare Allah.

La struttura del film è consolidata e in qualche modo meccanica: il protagonista viene sottoposto a una serie di prove/provocazioni, resiste, resiste, ma un certo punto non potrà fare a meno di scoppiare e chi vede il film sa che succederà, resta solo da stabilire quando, partendo dal presupposto che il male trionfa sempre. E lo spettatore che ha assunto per tutto il film il punto di vista del protagonista non potrà che approvare il gesto estremo di William, l’uccisione del capobanda messicano, brutto, sporco e cattivo (interpretato dal caratterista Luis Guzman). Gli attori sono bravi, ma non sono sufficienti a rendere plausibile un film piuttosto deludente, di cui non si sentiva la necessità. Il punto più basso arriva verso la fine ed è l’improbabilissimo incontro di William con la mamma, materializzatasi dal nulla e interpretata da Ellen Burstyn, dando vita a un dialogo di imbarazzante goffaggine.


CAST & CREDITS

(La voie de l’ennemi) Regia: Rachid Bouchareb; sceneggiatura: Rachid Bouchareb, Yasmina Khadra, Olivier Lorelle; fotografia: Yves Cape; montaggio: ; musica: Yan Arlaud; interpreti: Forest Whitaker, Ellen Burstyn, Harvey Keitel, Luis Guzmán; produzione: Artists & Co, Agence Algérienne pour le Rayonnement Culturel , Tessalit Productions; origine: Francia, Stati Uniti.


Enregistrer au format PDF