Le jeune Karl Marx

Marx al cinema? Poca roba, bisogna risalire indietro di quarant’anni, didascaliche produzioni televisive DDR o sovietiche, ovvero, su tutt’un altro piano, sketch dei Monty Python, tipo quello esilarante in cui viene chiesto a Karl Marx qual è la squadra inglese soprannominata The Hammers. E Marx ovviamente tace. Il discorso vale, fatte le dovute differenze, per la filosofia in genere, e in parte anche per la politica al cinema, soprattutto per la filosofia e la politica pre-cinema, dove non si può lavorare di re-enactement, con documenti video pre-esistenti: difficile esporre posizioni filosofiche, filosofico-politiche attraverso film che scelgono modalità in prevalenza fictional, senza rischiare di scadere nel ridicolo o nel verboso.
Il film del regista di origini haitiane Raoul Peck (1953), intitolato Le jeune Karl Marx è un film di fiction che però mostra assoluta reverenza nei confronti del dato fattuale (evidentemente non visivo, siamo anche in fase pre-fotografica), in linea con una carriera dedicata in larga prevalenza ai documentari (Peck è anche nella short list degli Oscar per la categoria documentari con I am not Your Negro, contenderà dunque il premio a Fuocoammare di Rosi). Il film racconta la vita di Marx e di Engels fra il 1843 e il 1848, fra Colonia (Marx), Manchester e Londra (Engels), Parigi (Marx. Engels), Bruxelles e poi ancora Londra, Ostenda, Parigi etc. Insieme al geniale ebreo renano Marx e all’apostata figlio di industriale Engels che ha studiato in prima persona le condizioni di disumano disagio del proletariato urbano nell’industria tessile inglese, incontriamo anche Pierre Proudhon o Michail Bakunin, e altri attivisti dell’ala dei giovani hegeliani, assistiamo a numerosi dibattiti, conversazioni, a prese di posizione, slogan, frasi più o meno note tratte dalle opere di costoro. Ma il film – ed è uno dei suoi pregi – racconta in modo non banale anche il rapporto dei due dioscuri con le rispettive compagne, soprattutto Jenny Marx e dell’importantissimo ruolo da lei svolto a fianco del marito. Si tratta, come forse non poteva essere diversamente, di un film molto parlato, inevitabilmente didascalico, ma che cerca, per quanto possibile, di raccontare anche il lato umano dei personaggi. La sceneggiatura tiene abbastanza anche se l’eccesso di scene in interni, le fotografia crepuscolare, gli esterni girati in studio ogni tanto annoiano.
Al regista e allo sceneggiatore Pascal Bonitzer (sceneggiatore princeps di Rivette) va riconosciuto un grande merito: sono riusciti a scoronare Marx (niente barba, niente busto, niente statua, insomma) senza renderlo pop. Altro merito: non solo per ragioni coproduttive il film è in modo plausibile un vero film europeo, è parlato costantemente in tre lingue diverse, i personaggi si muovono e le imparano in modo convincente, d’altra parte il messaggio finale del Manifesto non è fra le altre cose anche un messaggio interculturale!
Ma quel che più interessa in un film del genere è, ovviamente, come esso si pone rispetto all’oggi. Fosse stato girato vent’anni fa, sarebbe stato spontaneo connetterlo col fallimento del socialismo reale: tipo, guardate che cosa è rimasto delle sacre ambizioni di emancipazione individuale e collettiva del giovane Marx. Girato oggi, dopo la crisi del 2008, il film di Peck fa pensare che l’analisi di Marx ed Engels vale ancora oggi a fronte del fallimento dell’economia capitalista e dello stato di schiavitù nel quale ancora versano amplissimi strati della popolazione mondiale. I titoli di coda sono fatti tutti di immagini documentarie, ciascuna in qualche misura ricca di nobile afflato, miti universali di emancipazione: da Kennedy, a Che Guevara, a Mandela e oltre; il messaggio, se ancora ce ne fosse bisogno, è esplicito.
Un film per le scuole? Per chi all’ultimo anno del liceo studia storia e filosofia magari sì, anche se forse chi non è già al corrente delle diatribe fra populisti, hegeliani e comunisti farebbe fatica a capire in dettaglio le differenze. Ma male non fa, ne siamo certi.
(Le jeune Karl Marx). Regia: Raoul Pecksceneggiatura: Pascal Bonitzer, Raoul Peck, fotografia:Kolja Brandt; montaggio: Frédérique Broos; interpreti: August Diehl (Karl Marx), Stefan Konarske (Friedrich Engels), Vicky Krieps (Jenny Marx), Olivier Gourmet (Pierre Proudhon), Alexander Scheer (Wilhelm Weltling), Hannah Steele (Mary Burns) (produzione: AGAT Films, Paris, Velvet Films, Paris, Rohfilm, Berlin, Artémis Productions, Bruxelles origine: Francia, Germania, Belgio 2017; durata: 112’.
