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Lea

Pubblicato il 10 marzo 2012 da Annalaura Imperiali


Lea

Indagando le relazioni tra genitori e figli, Dario Gorini, regista e autore italiano che si è mosso con tenacia dal teatro per poi approdare al cinema, ha pensato che ogni tipo di educazione filiale, per quanto equilibrata, giusta e armoniosa, possa essere vissuta dai figli in maniera prevalentemente passiva.

Questo l’ha spinto a realizzare Lea, un cortometraggio di ventiquattro minuti in cui si intersecano fantasia e realtà lungo le tracce di una bambina di sette anni che si divide tra tre coppie di genitori diversi tra loro per età, estrazione sociale e comportamenti.

Contribuisce a rendere interessante ogni sfumatura del film il cast artistico che vede esponenti del cinema italiano come Valerio Aprea, Anna Ferzetti e la piccola Giulia Salerno nelle vesti delle tante sfaccettature che fanno parte della vita di Lea.

Tanto enigmatico quanto fiabesco, Lea lascia domande nello spettatore sul senso del rapporto più profondo che si possa instaurare, quello familiare, e sul gioco delle parti che, volenti o nolenti, ci troviamo tutti a svolgere nel quotidiano e nell’extra-quotidiano. Parlando direttamente con Dario Gorini trovano una propria linea direttrice più limpida sprazzi di curiosità e ipotesi che emergono spontaneamente durante la visione del film.

-  Che tipo di requisiti hanno cercato e privilegiato i direttori del cast per conferire la parte alla piccola attrice che impersona Lea?

“Trovandomi a lavorare per la prima volta con i bambini, nonostante io sia padre e quindi sappia instaurare un rapporto diretto con loro, ho avuto difficoltà ad entrare in contatto con questi ultimi da uomo. Scegliere un gioiello dell’infanzia per un film non è così facile, e dopo vari provini che non mi avevano assolutamente soddisfatto, si è presentata Giulia Salerno, vero e proprio “animale da set”, la quale, nonostante avesse nove anni, cioè due in più della protagonista del film che avevo in mente, ne dimostrava qualcuno di meno fisicamente e qualcuno di più al livello di maturità mentale. Come attrice già affermata di sette lungometraggi, Giulia ha scelto volentieri di partecipare a questo corto e si è mostrata più che preparata e brava, come noi speravamo. La scelta, per il finale del film, di un’altra attrice che interpretasse il ruolo di Lea ormai donna è stata legata alla piccola Giulia e si è risolta nell’assegnazione della parte ad una giovane attrice emergente che doveva possedere la forte caratteristica di chi è cresciuto ma mantiene sempre uno sguardo rivolto al proprio passato e alla propria infanzia, di chi, insomma, rimane un po’ eternamente bambino”.

-  Le “imposizioni di un genitore”, parole che lei stesso ha usato nelle Note di Regia del Pressbook, fanno fuggire un figlio? Può essere questo un modo di leggere il messaggio velato che contiene Lea?

“No. La sparizione di Lea in tutte e tre le famiglie verso la fine del corto è una mia sparizione. Io, come regista, la tolgo di mezzo perché voglio concretizzare sullo schermo l’idea terribile della perdita e soprattutto della perdita, momentanea o a lungo termine, di un figlio da parte di un genitore. Se Lea ha rappresentato per tutta la prima parte del film la piccola innocente e bisognosa di protezione e controllo, nella parte finale la figura del genitore, come prototipo generale e non nella sua singola specificità, ribalta la propria stessa essenza diventando in prima persona il soggetto che necessita di protezione, di certezze e d’amore.”

-  Lea è piccola, si divide tra tre famiglie, sparisce all’improvviso e senza un perché da ognuna di queste realtà e per finire riappare bella, spaesata e sorridente ormai donna. E’ tutto un sogno? O uno specchio di realtà?

“Lea rappresenta una figura metafisica: ella spazia tra più dimensioni concrete e realistiche pur essendo, a ben guardare, del tutto immaginifiche. Per questo è meglio definirla più prototipo che personaggio e per questo non si tratta tanto di sogno o di specchio a tutto tondo, ma piuttosto dello scopo del cinema di genere all’interno del quale Lea si inserisce. Quest’ultimo infatti, a mio parere, ha proprio il compito di aprire diversi canali percettivi, anche nell’ambito del sogno, per capire le differenze, per imparare a vivere nella giusta misura i cambiamenti, per ribaltare la propria soggettiva e guardarla non più dal di dentro ma anche dal di fuori…”

Una Lea estrapolata, quindi; e anche intrappolata all’interno del suo stesso Io che si sdoppia e si riunisce nelle circostanze della vita.


CAST & CREDITS

(Lea) Regia: Dario Gorini; soggetto e sceneggiatura: Dario Gorini; fotografia: Andrès Arce Maldonado; montaggio: Snej Shan; musica: Giancarlo Russo; scenografia: Maria Luisa Sbernadori; costumi: Roberta Goretti; interpreti: Valerio Aprea, Francesca Faiella, Anna Ferzetti, Luca Lionello, Carlotta Natoli, Elena Radonicich, Giovanni Scifoni, e Giulia Salerno nei asnsni di Lea; produzione: Dania e Lea Martino per la Devon Cinematografica; origine: Italia, 2012; durata: 24’.


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