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Leoni per agnelli

Pubblicato il 20 dicembre 2007 da Antonio Valerio Spera


Leoni per agnelli

A Venezia il concorso aveva proposto due pellicole come Redacted di Brian De Palma e In the Valley of Elah di Paul Haggis che, con modalità e stile completamente diversi, conducevano una riflessione sulla guerra in Iraq. Ora la Festa di Roma risponde alla manifestazione del Lido con Lions for Lambs, ritorno alla regia per Robert Redford. Per il suo settimo lavoro dietro la macchina da presa, l’attore de La stangata e Butch Cassidy ha scelto un cast d’eccezione. Oltre a lui stesso, nel ruolo di un professore universitario, Redford dirige per la prima la volta il mostro sacro Meryl Streep ed il divo Tom Cruise.
L’aspetto del film che colpisce immediatamente è la tripartizione del racconto, diviso in tre distinte situazioni contemporanee tra loro che con lo sciogliersi della trama risultano collegate una all’altra. Spunto interessante dunque, che nonostante si evolva in maniera piacevole e con un buon ritmo si perde in un discorso banale ed in una morale pretenziosa. Lions for Lambs, infatti, non è solamente la semplice ennesima denuncia al governo americano, ma vuole andare più a fondo, criticando le tradizioni stesse del popolo statunitense, gli organi della stampa, l’istinto bellico radicato nella cultura.
Redford non lascia nulla di sottinteso. Tutto ciò che vuole esprimere lo mette in bocca ai suoi personaggi. Per questo motivo il film appare eccessivamente didascalico, giocato nella quasi totalità sui dialoghi tra i protagonisti. Da una parte il professor Redford che cerca di persuadere un suo studente a cercare un obiettivo nella sua vita; dall’altra il senatore Cruise che fa una propaganda del governo repubblicano (ovviamente con fine opposto per l’obiettivo che quest’opera vuole raggiungere) alla giornalista Streep, che dopo essere stata ‘sponsor’ per la guerra in Iraq ed in Afghanistan, si pente delle sue scelte passate. Nel frattempo due ex-studenti del professore di cui sopra, volontari nel Golfo, rimangono feriti in una missione (ordinata dallo stesso senatore repubblicano).
Un intreccio sulla carta più che interessante, che però non arriverebbe da nessuna parte senza la presenza di questi interpreti. Sono infatti loro che animano il racconto e che lo rendono a tratti affascinante. La regia si limita a confezionare, costruendo la narrazione con eterni campi e controcampi. Non che Redford abbia mai offerto memorabili prove dietro la macchina da presa – da Ordinary People, nonostante l’Oscar, a La leggenda di Bagger Vance, l’unico film degno di nota è Quiz Show – però alla settima regia ci si poteva aspettare una maturità artistica fin qui ancora non raggiunta. Se la pellicola riesce comunque a coinvolgere e a non annoiare, lo si deve, oltre che agli attori, anche all’ottimo lavoro di montaggio di Joe Hutshing, il quale crea perfetto equilibrio tra le tre distinte narrazioni.
Lions for Lambs è un film che verrà sicuramente apprezzato dal grande pubblico, soprattutto per la tematica trattata e perché lascia scorrere piacevolmente i 90 minuti della sua durata. Però a guardarlo bene, risaltano più i difetti che i pregi. Ma d’altronde solo De Palma fino ad oggi è riuscito a realizzare un film sull’attuale conflitto in Iraq senza cadere nella retorica.


CAST & CREDITS

(Lions for Lambs); Regia: Robert Redford; sceneggiatura: Matthew Michael Carnahan; fotografia: Philippe Rousselot; montaggio: Joe Hutshing; musica: Mark Isham; scenografia: Jan Roelfs; costumi: Mary Zophres; interpreti: Robert Redford (Professor Malley), Tom Cruise (Senatore Jasper Irving), Meryl Streep (Janine Roth), Michael Peña (Ernest); produzione: Wildwood Enteprises/Brat Na Pont/Andell Entertainment; distribuzione: 20th Century Fox; origine: USA; durata: 91’.


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