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Les niege du Kilimagiaro - Cannes 2011 - Un certain regard



Les niege du Kilimagiaro - Cannes 2011 - Un certain regard

C’è ancora, in questo mondo disilluso e cinico, chi ha fiducia nel prossimo. C’è ancora chi vede nella natura umana uno spirito di solidarietà e altruismo tanto forte da superare l’imperante individualismo che sembra circondarci. C’è chi, come Robert Guédiguian, sa raccontare questa umanità con il tocco leggero di un sobrio realismo denso di significati. Così è il delicato Les niege du Kilimagiaro.

Il mare, un porto commerciale, marinai e operai in fila in attesa del risultato di una tragica riffa; chi verrà estratto perderà il lavoro. E’ questo l’incipit di Les niege du Kilimagiaro, un incipit assai comune, che sembra già parlare di crisi e povertà, di banlieue ed emarginazione. Ma il film del regista marsigliese non mira certo ad ingrossare le fila di quelle pellicole che scalfiscono appena la superficie dei problemi. Les niege du Kilimagiaro vira infatti subito verso il racconto, più dettagliato e profondo, di quella che lo stesso regista chiama “pauvres gens”, povera gente. La pellicola stessa è infatti un libero adattamento dell’omonimo poema di Victor Hugo, opera che, sempre secondo Guédigian, dovrebbe far riflettere sulla mutata condizione degli strati più bassi della nostra società. La forza della classe operai di un tempo risiedeva infatti nella capacità di coalizzarsi, di unirsi, di fare, realmente, società. “La nouvelle formes de la classe ouviére”, per usare le parole del regista stesso, è invece profondamente divisa, incapace finanche di riconoscersi sotto un unica comune battaglia. La storia di Michel, sindacalista licenziato durante il fatale sorteggio, è infatti proprio lo specchio di questa nuova condizione. Derubato e ferito da quelli che una volta erano stati i suoi colleghi, Michel, è costretto a toccare con mano le differenze che, nel giro di pochi anni, hanno trasformato la classe operaia. Non sono solo infatti i suoi ex colleghi, disperati a causa dell’improvvisa disoccupazione, ma anche i suoi figli, con le loro paure e i loro pregiudizi, a rappresentare in moto fedele la nostra società. Squallidi e impauriti tutti i personaggi che ruotano intorno a Michel e a sua moglie Marie-Claire appaiono appunto come mossi solo dal più bieco materialismo e cinico individualismo. Ma lo sguardo di Guédiguian lascia affogare nella loro miseria questa gente povera di spirito sollevando da questa desolante condizione proprio la coppia di protagonisti. La loro umanità, il loro altruismo, la loro tolleranza e generosità sono infatti il segno di un ottimismo raro, un modo di guardare al futuro con rinnovata speranza, cercando al tempo stesso nel passato la soluzione ai problemi del presente.

Lontano dai toni tragici, anche quando il racconto si fa più drammatico, Les niege du Kilimagiaro è l’ennesimo esempio delle doti di narratore di Robert Guédiguian. Abbandonate le atmosfere delle sue ultime pellicole il regista marsigliese ritorna alle sue origini mettendo in scena una piccola e delicata storia di povera gente, semplici valori, insopprimibile speranza. Una boccata d’aria e di cinema in un modo sempre più chiuso fra piccoli egoismi e sciocchi individualismi.


CAST & CREDITS

(Les niege du Kilimagiaro); Regia: Robert Guédiguian;Sceneggiatura: Robert Guédiguian, Jean-Louis Milési; fotografia: Pierre Milon; montaggio: Bernard Sasia; interpreti: Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, Gérard Meylan, Grégoire Leprince-Ringuet, Maryline Canto, Anaïs Demoustier, Adrien Jolivet; produzione: AGAT FILMS & CIE; origine: Francia; durata: 107’


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