Lino - Concorso - Tff 2007

Lino Milesi è un attore straordinario. E’ alla sua prima apparizione sullo schermo ma bastano poche inquadrature per capirlo. La sua interpretazione è di un realismo e di una naturalezza che impressionano. Illumina costantemente la scena e calamita su di sé ogni sguardo della macchina della presa. Un interprete magistrale. E pensare che ha solo due anni.
Sembra assurdo spendere tali parole per un bambino che pronuncia ancora poche sillabe e che a malapena riesce a camminare. Eppure vedere per credere. Il piccolo Lino (il suo personaggio ha lo stesso nome e dà il titolo all’opera) appare tranquillo davanti alla macchina da presa e dimostra capacità eccezionali per la sua età. Esce dal suo lettino scavalcando la rete, sale le scale, mangia con la forchetta, apprezza il camembert, stende i panni. Ciò che però impressiona di più (ovviamente in positivo) è appunto la sua scioltezza davanti alle telecamere. Per questo però bisogna anche sottolineare l’impegno del regista Jean-Louis Milesi, padre di Lino nella realtà e nella finzione. Infatti è soprendente il modo in cui il bambino si muova davanti agli obiettivi puntati su di lui. Ciò denota un notevole lavoro precedente alle riprese e durante le riprese stesse. In più la bravura di Milesi nel riuscire ad ottenere dal piccolo Lino precisamente ciò che vuole sta anche nella sua stessa interpretazione. E’ il Milesi attore infatti che muovendosi riesce a far muovere il bambino così come necessita la scena.
Forse è anche per questo che Lino, girato in digitale e in una sola settimana di riprese, è un film commovente e malinconico che ipnotizza lo spettatore. Il pubblico rimane per 83 minuti totalmente preso ad osservare i movimenti del bambino, le sue reazioni alle parole del padre, le sue idee improvvise. La telecamera si muove quasi sempre all’altezza dei suoi occhi ed ogni azione, quelle del padre comprese, vengono riprese da un punto di vista infantile. Ogni inquadratura infatti esprime innocenza e stupore, come se fosse lo stesso Lino a condurre la telecamera.
Detta così Lino sembrerebbe un prodotto furbo che sfrutta una situazione di facile presa sullo spettatore. Ma fortunatamente il film è tutt’altro. Struttura narrativa semplice e stile che non si perde in inutile formalismi: tutto appare costruito con estrema semplicità, ma allo stesso tempo in modo molto personale. Sì, perchè personale è il sentimento tra padre e figlio che è al centro della storia. E l’abilità di Milesi sta proprio nel riuscire a dare respiro cinematografico a questo affetto sincero che lega i due interpreti, senza però staccarli dalla realtà. Perché più sono sinceri e veri i sentimenti in un film, più forti e reali sono quelli che suscita nello spettatore.
Lino è un’opera sugli affetti familiari, sulla difficoltà di essere padri, sull’infanzia e sulla magia della scoperta del mondo da parte di un bambino. Un film che sorprende con l’essenziale e con una trasparente voglia di raccontare. Un’opera che trasmette serenità e fa uscire tutti dalla sala col sorriso sulle labbra.
(Lino); Regia: Jean-Louis Milesi; soggetto e sceneggiatura: Jean-Louis Milesi; fotografia: Jèrome Peyrebrune; montaggio: Jean-Louis Milesi, Jackie Bastide; interpreti: Jean-Louis Milesi (l’uomo), Lino Milesi (Lino), Aurèlie Verillon (l’amico), Ged Marlon (l’attore), Jean-Jèrome Esposito (il pugile); produttore: David Kodsi; distribuzione: Kien Productions; origine: Francia; durata: 83’.
